L'UOMO

 

 

Solo Dio può veramente rivelare Dio. Questa auto-rivelazione, così necessaria per la salvezza, è stata data da Dio attraverso le Scritture. Da questa stessa fonte apprendiamo la Sua opinione sull'uomo, che è la sola esatta; infatti, chi può conoscere l'uomo come lo conosce il suo Creatore? Ai nostri giorni, con tutte le false filosofie che travisano la natura dell'uomo, è importante essere fondati sulla verità. Inoltre, studiando l'uomo, potremo comprendere meglio le dottrine del peccato, del giudizio e della salvezza, che sono strettamente collegate all'antropologia biblica.

 

 

I. L'ORIGINE DELL'UOMO

 

 

 

1. Creazione o evoluzione

 

1. Creazione o evoluzione?

 

La Bibbia insegna chiaramente la dottrina della creazione ordinata di Dio, il che significa che Dio ha fatto ogni creatura «secondo la sua specie»: Egli creò le varie specie e poi le lasciò sviluppare e progredire secondo le leggi da Lui stesso stabilite. La distinzione tra l'uomo e le creature inferiori è implicita nell'affermazione che «Dio creò l'uomo a sua immagine» (Genesi 1:27).

 

La teoria dell'evoluzione si oppone alla creazione ordinata per specie, perché essa insegna che tutte le forme di vita si svilupparono da una sola forma e che le specie più elevate si svilupparono da quelle inferiori; cosicché, ad esempio, ciò che una volta era una lumaca è divenuto un pesce, ciò che una volta era un pesce è divenuto un rettile, ciò che era un rettile è divenuto un uccello e, per farla breve, ciò che era una scimmia è divenuto un essere umano. La teoria è la seguente: nel passato più remoto apparvero la materia e l'energia, come e quando la scienza non lo sa. Tra la materia e l'energia apparve una cellula di vita, da dove nessuno lo sa. In questa cellula vi era una scintilla di vita: da questa cellula originale hanno avuto origine tutte le cose viventi, dai vegetali all'uomo, il cui sviluppo è stato controllato dalle leggi inerenti. Queste leggi, unite alle condizioni circostanti, spiegano le varie specie venute in essere e che ora esistono, l'uomo compreso. Cosicché, secondo questa teoria, vi è stata una graduale e continua ascesa dalle forme più basse di vita alle più alte, fino a raggiungere l'uomo.

 

Che cos'è una specie? Una classe di piante o di animali che hanno delle caratteristiche in comune e che possono riprodursi all'infinito senza cambiare tali caratteristiche. Una specie può produrre una varietà, cioè una o più piante o animali che possiedono una spiccata particolarità, non comune alla specie in generale; ma anche nella varietà le caratteristiche essenziali rimangono quelle della specie. Ad esempio, si può produrre uno speciale cavallo da corsa, con uno speciale allevamento; ma esso rimane sempre un cavallo. Quando viene prodotta una varietà e questa viene perpetuata attraverso molte generazioni, abbiamo una razza. Così, nella specie canina, vi sono molte razze che differiscono considerevolmente l'una dall'altra, ma in ognuna di esse restano sempre delle caratteristiche che le distinguono come appartenenti alla famiglia canina. Ora, quando leggiamo che Dio ha fatto ogni creatura secondo la sua specie, significa che Dio le ha fatte incapaci di formare varietà di altra specie e che Egli ha fatto ogni specie distinta e separata, ha messo tra queste come una barriera; cosicché, ad esempio, un cavallo non si svilupperà mai in modo da produrre una razza di creature che non si possano più chiamare cavalli.

 

Qual è la prova attraverso la quale si possono distinguere le specie? Questa: se gli animali possono riprodurre una feconda progenie, essi sono della stessa specie; altrimenti, no. Ad esempio, i cavalli e gli asini sono di specie diversa, perché, sebbene incrociandosi essi generino il mulo, il mulo non può generare un altro mulo e produrre così la specie dei muli. Questo fatto si oppone alla teoria dell'evoluzione, perché mostra chiaramente che Dio ha messo una barriera ad impedire che una specie si sviluppi in un'altra.

 

La scienza è stata definita come «la conoscenza sperimentata». L'evoluzione è un fatto provato scientificamente? La teoria dell'evoluzione che meglio è stata formulata è quella di Darwin; ma potremmo citare i nomi di molti illustri scienziati, i quali hanno dichiarato che la teoria di Darwin è stata scartata perché non ha superato la prova. Il Dott. Coppens scrive:

 

Sebbene gli scienziati lavorino da molti anni esplorando terre e mari, esaminando i residui fossili di innumerevoli specie di piante e di animali e impiegando tutto il genio inventivo dell'uomo per ottenere, e perpetuare, nuove varietà e razze, non hanno mai potuto mostrare una sola prova decisiva dell'avvenuta trasformazione di specie. Gli animali sono oggi come quelli rappresentati sulle piramidi, come quelli mummificati nelle tombe d'Egitto e come erano prima che lasciassero le loro forme fossili nelle rocce. Molte specie si sono estinte, se ne sono trovate altre delle quali non sono stati trovati esemplari molto antichi; ma non può essere provato che una specie si sia evoluta in un'altra.

 

Vi è un vuoto incolmabile tra il bruto e l'uomo, tra la forma più elevata degli animali e la forma più bassa della vita umana. Non esistono animali che usino strumenti, che facciano il fuoco, che impieghino un linguaggio articolato e che abbiano la capacità di conoscere le cose spirituali, mentre tutte queste cose sono presenti nella forma più bassa della vita umana. La scimmia più intelligente è solo un animale; l'essere più degradato dell'umanità è sempre un essere umano.

 

Gli evoluzionisti hanno immaginato, e posto come ipotesi, che è esistito un essere attraverso il quale sarebbe passata la scimmia prima di pervenire allo stadio umano. Questo è «l'anello mancante», che è stato chiamato Pithecanthropus Erectus. Le prove? Qualche anno fa vennero scoperte nell'Isola di Giava poche ossa: due denti, un osso del femore e un pezzo di cranio. Con l'aggiunta di gesso hanno ricostruito l'anello che unisce l'uomo alla creazione più bassa. Altri «anelli» sono stati costruiti in modo simile. Ma il Dott. Etheridge, esperto del Museo Britannico, disse:

 

In tutto questo grande museo non vi è un solo frammento di prova della trasmutazione della specie, mentre è pieno di prove della completa falsità di quest'opinione.

 

Nathan G. Moore ha scritto ciò che può essere chiamato «l'esame legale» della teoria dell'evoluzione. Il suo libro è basato sull'esame degli argomenti trattati in alcune delle ultime opere scritte in appoggio a questa teoria e, poiché egli svolge una professione che per se stessa educa ed abitua alla legge della prova e della verifica, l'avvocatura, la sua testimonianza è di grande valore pratico. Il suo scopo è quello di «collezionare i fatti e sottometterli al giudizio del lettore, per stabilire: primo, se essi provano chiaramente l'ipotesi (supposizione della possibilità di una cosa) che l'uomo si sia sviluppato e non sia stato creato; secondo, se esiste una legge o un complesso di leggi che possa spiegare i fatti su un terreno naturale». Dopo un esame dettagliato dei fatti, questo avvocato giunge alla seguente conclusione:

 

La teoria dell'evoluzionismo non spiega e non aiuta a spiegare l'origine dell'uomo, né aiuta a provare che egli sia derivato da una forma più bassa anche fisicamente. Nemmeno accenna ad un metodo per il quale egli acquisì, o possa aver acquisito, quelle qualità elevate che lo distinguono dalle altre forme di vita.

 

Un altro avvocato, Philip Mauro, riassume così le prove presentate dai promulgatori della teoria dell'evoluzione:

 

Immaginate un imputato in tribunale sul quale gravi il peso delle prove. Egli insiste che le affermazioni della sua dichiarazione sono vere e domanda un verdetto a suo favore; ma non ha prove per sostenere la sua dichiarazione e tutte le prove presentate al tribunale sono contro di lui. Tuttavia egli domanda che sia ugualmente pronunciato il giudizio a suo favore, in base alle supposizioni: 1) che una moltitudine di prove che una volta esistevano («anelli mancanti» ecc.) sono state distrutte senza lasciare traccia; 2) che se quelle prove potessero essere ora prodotte, risulterebbero a suo favore! Tale è la triste condizione nella quale si trova la teoria dell'evoluzione.

 

Gli evoluzionisti cercano di unire l'uomo agli animali, ma Gesù Cristo è venuto nel mondo per unire l'uomo a Dio. Egli prese su di Sé la nostra natura per glorificarla in un destino eterno. A tutti quelli che Lo ricevono, Egli dà il diritto di diventar figliuoli di Dio (Giovanni 1:12) e coloro che partecipano alla Sua vita divina diventano membri di una nuova e più elevata razza: quella dei figliuoli di Dio. Questa nuova razza («uomo nuovo» Efesini 2:15) però, non è venuta dall'evoluzione della natura umana in quella divina, ma per l'ingresso divino nella natura umana. A coloro che sono divenuti «partecipi della natura divina» (II Pietro 1:4), l'Apostolo Giovanni dice: «Diletti, ora siam figliuoli di Dio» (I Giovanni 3:2).

 

II. LA NATURA DELL'UOMO

 

 

 

1. La triplice natura dell'uomo

2. Lo spirito umano

3. L'anima umana

4. Il corpo umano

 

1. La triplice natura dell'uomo

 

Secondo Genesi 2:7, l'uomo è composto di due sostanze: quella materiale, chiamata corpo, e quella immateriale, o anima. L'anima dà vita al corpo e quando l'anima viene ritirata, il corpo muore.

 

Secondo I Tessalonicesi 5:23 ed Ebrei 4:12, l'uomo è composto di tre elementi: spirito, anima e corpo. Certi studiosi della Bibbia hanno contestato quest'ultima dottrina, perché contraria a quella, sostenuta da altri studiosi, che l'uomo è costituito di due parti.

 

Entrambe queste dottrine sono esatte, se vengono appropriatamente interpretate. Lo spirito e l'anima rappresentano due lati della sostanza non fisica dell'uomo; o, in altre parole, lo spirito e l'anima rappresentano due modi con i quali la natura spirituale opera. Sebbene distinti, lo spirito e l'anima sono inseparabili. Essi si permeano e si penetrano a vicenda. A causa della loro stretta connessione, le parole «spirito» e «anima» vengono usate scambievolmente (Ecclesiaste 12:9; Apocalisse 6:9); cosicché, in un punto della Scrittura la sostanza spirituale dell'uomo viene descritta come l'anima (Matteo 10:28), in un altro come spirito (Giacomo 2:26).

 

Sebbene siano, a volte, usati scambievolmente, i termini anima e spirito hanno un significato diverso. Ad esempio: «anima» è l'uomo visto in relazione alla vita presente; i defunti vengono definiti «anime» quando lo scrittore si riferisce alla loro vita terrena (Apocalisse 6:9,10; Apocalisse 20:4). «Spirito» è il termine comunemente usato per indicare coloro che sono passati all'altra vita (Atti 23:9; Atti 7:59; Ebrei 12:23; Luca 23:46; I Pietro 3:19). Quando le persone sono «rapite» temporaneamente fuori del corpo (II Corinzi 12:2), vengono descritte come «essendo nello spirito» (Apocalisse 4:2; Apocalisse 17:3).

 

L'uomo, essendo spirito, può aver coscienza dell'esistenza di Dio ed avere comunione con Lui; essendo anima, ha coscienza di sé; essendo corpo ha, attraverso i suoi sensi, coscienza del mondo (Scofield).

 

2. Lo spirito umano

 

In ogni corpo abita uno spirito dato da Dio in forma individuale (Numeri 16:22; Numeri 27:16). Questo spirito è stato fatto dal Creatore ed è suscettibile di rinnovamento e di sviluppo (Salmo 51:10). Esso è il centro e la fonte della vita umana; l'anima possiede, usa questa vita e l'esprime attraverso il corpo. Nel principio Dio alitò lo spirito della vita in un corpo inanimato e l'uomo «divenne un'anima vivente». Pertanto L'anima è lo spirito incorporato, o uno spirito umano che agisce attraverso un corpo, la combinazione dei quali fa dell'uomo «un'anima». L'anima sopravvive alla morte perché è fortificata dallo spirito, ma pure, l'anima e lo spirito sono inseparabili perché lo spirito è intessuto nella stessa essenza dell'anima. Essi sono fusi ed uniti in una sola sostanza.

 

Lo spirito è quello che differenzia l'uomo da tutte le altre cose create. Esso contiene la vita umana e l'intelligenza (Proverbi 20:27; Giobbe 32:8) come distinta dalla vita animale. Gli animali hanno un'anima (Genesi 1:20, in originale), ma non uno spirito (Ecclesiaste 3:21 sembra si riferisca al principio della vita, sia negli uomini che nelle bestie; in questo verso Salomone scrisse una domanda che aveva formulato quando si era allontanato da Dio). Pertanto, a differenza dell'uomo, gli animali non possono conoscere le cose di Dio (I Corinzi 2:11; I Corinzi 14:2; Efesini 1:17; Efesini 4:23) e non possono entrare in una relazione personale e responsabile con Lui (Giovanni 4:24). Lo spirito dell'uomo, quando è abitato dallo Spirito di Dio (Romani 8:16), diviene un centro di adorazione (Giovanni 4:23,24), di preghiera, di canto, di benedizione (I Corinzi 14:15) e di servizio (Romani 1:9; Filippesi 1:27).

 

Dal momento che rappresenta la natura più elevata dell'uomo, lo spirito è connesso con le qualità del carattere dell'uomo e ciò che ha il predominio sullo spirito diventa un attributo del carattere umano. Ad esempio, se uno si lascia padroneggiare dall'orgoglio, ha uno «spirito altero» (Proverbi 16:18). Secondo le relative influenze che lo controllano, l'uomo può avere uno «spirito perverso» (Isaia 19:14), uno «spirito inasprito» (Salmo 106:33), uno «spirito collerico» (Proverbi 14:29), uno «spirito conturbato» (Genesi 41:8), uno «spirito umile e contrito» (Isaia 57:15; Matteo 5:3). Può essere sotto lo spirito di servitù (Romani 8:15) o spinto da uno spirito di gelosia (Numeri 5:14). Egli deve, quindi, guardare il suo spirito (Malachia 2:15), controllare il suo spirito (Proverbi 16:32), col ravvedimento ottenere uno spirito nuovo (Ezechiele 18:31) e confidare in Dio perché cambi il suo spirito (Ezechiele 11:19).

 

Quando le passioni malefiche hanno il sopravvento ed una persona manifesta uno spirito perverso, significa che la vita dell'anima (la vita dell'«io» o vita naturale) ha detronizzato lo spirito. Lo spirito ha combattuto ed ha perso, l'uomo è preda dei suoi sensi e dei suoi appetiti naturali: è «carnale». Lo spirito non ha più la prevalenza e la sua impotenza viene definita come uno stato di morte. Di qui il bisogno di uno spirito nuovo (Ezechiele 18:51; Salmo 51:10); solo Colui che in origine ha soffiato, nel corpo dell'uomo, l'alito della vita, può soffiare nell'anima dell'uomo una nuova vita spirituale o, in altre parole, rigenerarlo (Giovanni 3:8; Giovanni 20:22; Colossesi 3:10). Quando questo avviene, lo spirito dell'uomo ha la prevalenza ed egli diviene «spirituale». Pure lo spirito non può vivere da solo, ma deve cercare continuo rinnovamento dallo Spirito di Dio.

 

3. L'anima umana

 

a. La natura dell'anima

b. L'origine dell'anima

c. L'anima e il corpo

d. L'anima e il peccato

e. L'anima e il cuore

f. L'anima e il sangue

 

a. La natura dell'anima

 

L'anima è il principio animatore che dà vita ed intelligenza al corpo umano, usando i sensi umani come suoi agenti nell'esplorazione delle cose materiali e gli organi umani per esprimere se stessa e comunicare con il mondo esteriore. Originariamente venne in essere come risultato del soffio naturale dello Spirito di Dio. Possiamo definirla spirituale e vivente, perché venne da Dio; la definiamo naturale, perché opera attraverso il corpo. Però non dobbiamo pensare che l'anima sia parte di Dio, perché l'anima pecca. È più corretto dire che è il dono e l'opera di Dio (Zaccaria 12:1).

 

Si devono notare quattro distinzioni operate dall'anima:

 

1. L'anima distingue la vita dell'uomo e degli animali dalle cose inanimate ed anche dalla vita inconscia, come quella delle piante.

 

Sia l'uomo che le bestie hanno un'anima (Genesi 1:20, la parola «vita» è «anima» nell'originale). Potremmo dire che le piante hanno un'anima (nel senso del principio della vita), ma non è un'anima cosciente.

 

2. L'anima dell'uomo lo distingue dagli animali Gli animali hanno un'anima, ma è un'anima terrena, che vive soltanto finché dura il corpo (Ecclesiaste 3:21). L'anima dell'uomo è di una qualità diversa, perché è vivificata da uno spirito umano. Come «non ogni carne è la stessa carne» (I Corinzi 15:39), così avviene per l'anima: vi è un'anima umana ed un'anima animale.

 

È evidente che l'uomo fa ciò che gli animali inferiori, per quanto intelligenti possano essere, non riescono a fare, giacché la loro intelligenza viene dall'istinto, non dalla ragione, ed è quindi incapace di sviluppi e di progresso. Un esempio chiarirà questo concetto: sia l'uomo che le bestie costruiscono delle case; ma, mentre l'uomo ha progredito e costruito cattedrali, scuole, grattacieli, gli animali costruiscono oggi come costruivano al tempo in cui Dio li creò, sempre allo stesso modo. Inoltre gli animali possono squittire (come le scimmie), cantare (come gli uccelli) e parlare (come i pappagalli); ma solo l'uomo produce arte, letteratura, musica ed invenzioni scientifiche. Gli istinti degli animali possono manifestare la sapienza del loro Creatore, ma solo l'uomo può conoscere e adorare il suo Creatore.

 

Per illustrare ulteriormente l'elevato posto che l'uomo occupa nella scala della vita, distinguiamo quattro livelli di vita che si elevano in dignità l'uno sull'altro, man mano che diventano più indipendenti dalla materia: primo, la vita vegetativa, che ha bisogno di organi materiali per assimilare il cibo; secondo, la vita sensitiva, che ha bisogno di organi per percepire e venire in contatto con le cose materiali; terzo, la vita intellettuale, che percepisce il significato attraverso il ragionamento logico, non solamente attraverso i sensi; quarto, la vita morale, relativa alla legge e alla condotta. Ebbene, gli animali hanno la vita vegetativa e sensitiva; l'uomo ha la vita vegetativa, sensitiva, intellettuale e morale.

 

3. L'anima distingue un uomo dall'altro e forma la base dell'individualità. La parola «anima» è pertanto usata frequentemente nel senso di «persona». In Esodo 1:5 «settanta anime» significa «settanta persone»: in Romani 13:1 «ogni anima» significa «ogni persona». Oggi abbiamo adottato quest'uso quando diciamo. ad esempio: «Non vi era un'anima».

 

4. L'anima distingue l'uomo non solo dagli ordini inferiori della vita, ma anche da quelli superiori. Non troviamo riferimenti ad un'anima degli angeli, perché essi non hanno dei corpi simili a quelli degli esseri umani (l'uomo divenne «un'anima vivente», cioè un'anima che permea un corpo terreno soggetto a condizioni terrene). Gli angeli vengono descritti come spiriti (Ebrei 1:14), perché non sono soggetti a condizioni e limitazioni materiali; per la stessa ragione Dio è chiamato «uno Spirito». Gli angeli però sono spiriti creati e finiti, mentre Dio è uno Spirito infinito ed eterno.

 

b. L'origine dell'anima

 

Sappiamo che la prima anima è venuta in essere come risultato dell'alitare, da parte di Dio, dello spirito della vita nell'uomo. Ma come sono venute in esistenza delle anime da allora in poi? Gli studiosi della Bibbia sono divisi in due gruppi:

 

1. Un gruppo afferma che ogni anima individuale non si riceve dai genitori, ma da una immediata creazione divina. Essi citano i seguenti versi: Isaia 57:16; Ecclesiaste 12:9; Ebrei 12:9; Zaccaria 12:1.

 

2. Altri pensano che l'anima è trasmessa dai genitori. Essi fanno rilevare che la trasmissione della natura peccaminosa di Adamo alla posterità milita contro la creazione divina di ogni anima, come anche il fatto che le caratteristiche dei genitori vengono trasmesse alla progenie. Essi citano i seguenti versi: Giovanni 1:13; Giovanni 3:6; Romani 5:12; I Corinzi 15:22; Efesini 2:3; Ebrei 7:10.

 

L'origine di ogni anima può essere spiegata con la cooperazione del Creatore con i genitori: nel principio di una nuova vita cooperano una creazione divina ed un uso creativo di mezzi, l'uomo genera l'uomo in cooperazione con il «Padre degli Spiriti». Il processo con cui ciò si verifica è il seguente: la potenza di Dio controlla e permea il mondo (Atti 17:28; Ebrei 1:3), perché tutte le creature vengono in essere secondo le leggi da Lui ordinate; pertanto, i processi normali della riproduzione umana mettono in moto quelle leggi divine che fanno nascere un'anima nel mondo.

 

Ad ogni modo, l'origine di tutte le forme di vita è velata dal mistero (Ecclesiaste 11:5; Salmo 139:13-16; Giobbe 10:8-12) e questo fatto ci dovrebbe mettere in guardia dallo speculare oltre i limiti delle dichiarazioni scritturali.

 

c. L'anima e il corpo

 

La relazione tra l'anima e il corpo può essere definita ed illustrata come segue:

 

1. L'anima è la parte che possiede la vita, essa ha un ruolo in tutto ciò che riguarda il sostenimento, il rischio e la perdita della vita. Ecco perché in molti casi la parola «anima» è stata tradotta «vita» (cfr. Genesi 9:5; I Re 19:3; I Re 2:23; Proverbi 7:23; Esodo 21:24; Esodo 21:30; Esodo 30:12; Atti 15:26). La vita è la permeazione del corpo da parte dell'anima, è il corpo permeato dall'anima. Quando l'anima se ne va, il corpo non esiste più; tutto quello che resta è un ammasso di particelle materiali in stato di rapido decadimento.

 

2. L'anima permea ed abita ogni parte del corpo ed influenza, più o meno direttamente, tutte le sue parti. Questo spiega perché le Scritture attribuiscono sentimenti al cuore, alle reni (Salmo 73:21; Giobbe 16:13; Lamentazioni 3:13; Proverbi 23:16; Salmo 16:7; Geremia 12:2; Giobbe 38:36), alle viscere (Filemone 1:12; Geremia 4:19; Lamentazioni 1:20; Lamentazioni 2:11; Cantico dei Cantici 5:4; Isaia 16:11); (Habacuc 3:16; Giobbe 20:23; Giobbe 15:35; Giovanni 7:38). Questa stessa verità, che, cioè, l'anima permea il corpo, spiega perché in certi passi viene detto che l'anima compie degli atti corporali (Proverbi 13:4; Isaia 32:6; Numeri 21:4; Geremia 16:16; Genesi 44:30; Ezechiele 23:17,22,28).

«Le viscere» è il termine generico che definisce gli organi interni come penetrati dall'anima (Isaia 16:11; Salmo 51:6; Zaccaria 12:1; Isaia 26:9; I Re 3:26). Questi versi indicano le viscere come il centro dei sentimenti, dell'esperienza spirituale e della sapienza. Notate, però, che non sono i tessuti materiali che pensano e sentono, ma l'anima che agisce attraverso i tessuti; non è il cuore carnale, ma è l'anima, attraverso il cuore, che sente.

 

3. Attraverso il corpo, l'anima riceve le impressioni del mondo esterno. Le impressioni vengono raccolte dai sensi (vista, udito, gusto, odorato, tatto) e vengono convogliate al cervello tramite il sistema nervoso; a mezzo del cervello, attraverso i processi dell'intelletto, della ragione, della memoria e dell'immaginazione, l'anima elabora queste impressioni. Dopodiché, reagisce ad esse mandando ordini alle varie parti del corpo tramite il cervello ed il sistema nervoso.

 

4. L'anima viene a contatto con il mondo attraverso il corpo, che è il suo strumento. I sentimenti, il pensare, la volontà ed altri atti sono tutte attività dell'anima o «io». È l'«io» che vede e non soltanto gli occhi è l'«io» che tira la palla e non soltanto il braccio; è l'«io» che pecca e non soltanto la lingua o le altre membra del corpo. Quando un organo è offeso, l'anima non può funzionare bene attraverso di esso; nel caso di offesa al cervello, il risultato può essere la pazzia. L'anima allora diventa come un musicista provetto che usi uno strumento rotto o danneggiato.

 

d. L'anima e il peccato

 

L'anima vive la sua vita naturale attraverso ciò che, non avendo a nostra disposizione un termine migliore, chiameremo gli istinti. Gli istinti sono le forze propulsive della personalità, delle quali il Creatore ha dotato l'uomo per renderlo adatto ad un'esistenza terrena (come lo ha dotato di facoltà spirituali per renderlo adatto all'esistenza celeste). Li chiamiamo istinti, perché sono impulsi innati, posti nelle creature per permettere loro di fare istintivamente ciò che è necessario a dare origine e preservare la vita naturale. Il Dott. Leander Keyser scrive:

 

Se il bambino non avesse certi istinti fin dall'inizio, non potrebbe sopravvivere, neanche se ricevesse le cure più appropriate dai genitori e dai medici.

 

Ecco di seguito i cinque istinti più importanti:

 

L'istinto di conservazione, che ci mette in guardia contro il pericolo e ci induce ad aver cura di noi stessi.

 

L'istinto di possesso, che ci spinge a procurarci ciò che è necessario.

 

L'istinto della nutrizione, un impulso che ci porta a soddisfare la fame.

 

L'istinto della riproduzione, che porta alla perpetuazione della specie.

 

L'istinto di conquista, che spinge all'autoaffermazione per esercitare la propria vocazione e le proprie responsabilità.

 

La descrizione della dotazione dell'uomo, da parte del Creatore, di questi istinti si trova nei primi due capitoli della Genesi. L'istinto della conservazione è implicito nella proibizione e nell'avvertimento: «Ma del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai» (Genesi 2:17). Lo spirito del possesso è evidente in Adamo, quando riceve dalla mano di Dio il bel giardino di Eden. L'istinto della nutrizione si desume dalle parole: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento» (Genesi 1:29). L'istinto della riproduzione si rileva dal verso: «...li creò maschio e femmina. E Dio li benedisse; e Dio disse loro: Crescete e moltiplicate» (Genesi 1:27,28). Il quinto istinto, quello di conquista, è implicito nel comandamento: «...riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate» (Genesi 1:28).

 

Dio ordinò che le creature inferiori fossero governate principalmente dall'istinto, ma l'uomo è stato onorato con il dono della libera volontà e della ragione, con i quali disciplinare se stesso e divenire arbitro del suo destino.

 

Come guida per il regolamento delle facoltà dell'uomo, stabilì una legge. La comprensione, legge, parte dell'uomo, di questa legge produsse una coscienza, che letteralmente significa «conoscenza con consapevolezza». Quando l'uomo udì la legge, ebbe una coscienza istruita; quando disubbidì a Dio, soffrì per la coscienza che lo accusava. Nel racconto della tentazione (Genesi 3), leggiamo come l'uomo cedette alla concupiscenza degli occhi, alla concupiscenza della carne, alla superbia della vita (I Giovanni 2:16) e usò le sue facoltà contro Dio. L'anima, consapevolmente e volontariamente, usò il corpo per peccare contro Dio. Questa combinazione di un'anima peccatrice con un corpo umano costituì ciò che si conosce come «il corpo del peccato» (Romani 6:6) o la «carne» (Galati 5:24); l'inclinazione ed il desiderio dell'anima di usare così il corpo, viene descritto come la «mente carnale» (Romani 8:7). Poiché l'uomo ha peccato con il corpo, sarà giudicato secondo «le cose fatte nel corpo» (II Corinzi 5:10); questo prevede una risurrezione (Giovanni 5:28,29).

 

Quando la «carne» è condannata, il riferimento non è al corpo materiale (i tessuti materiali non possono peccare), ma al corpo come viene usato dall'anima che pecca. È l'anima che pecca. Se tagliate la lingua ad un maldicente, egli sarà sempre maldicente; tagliate la mano ad un ladro, ed egli sarà ancora ladro nel cuore. Sono gli impulsi peccaminosi dell'anima che devono essere tagliati, e questa è l'opera svolta dallo Spirito Santo (cfr. Colossesi 3:5; Romani 8:13).

 

La «carne» può essere definita la somma totale degli istinti umani, non quali vennero originariamente dalle mani del Creatore, ma contorti e resi anormali dal peccato. È la natura umana nella sua condizione di peccato, indebolita e disorganizzata dall'eredità derivata da Adamo e pervertita dagli atti peccaminosi. Rappresenta la natura umana non rigenerata, la cui debolezza è stata frequentemente scusata con le parole: «Dopo tutto è la natura umana».

 

L'essenza del peccato è il pervertimento degli istinti e delle facoltà date da Dio. Ad esempio, l'egoismo, la suscettibilità, la gelosia e la collera sono il pervertimento dell'istinto di conservazione. Il furto e la concupiscenza sono la perversione dell'istinto dell'acquisizione; «non rubare» e «non concupire» significano: «Non pervertire l'istinto dell'acquisizione». La ghiottoneria è il pervertimento dell'istinto che porta alla ricerca del nutrimento ed è, quindi, peccato. L'impurità è il pervertimento dell'istinto della riproduzione. La tirannia, l'ingiustizia, l'umore rissoso rappresentano degli abusi dell'istinto del predominio. Pertanto, vediamo che il peccato è fondamentalmente l'abuso o il pervertimento delle forze delle quali Dio ci ha dotati.

 

Notate le conseguenze di questi pervertimenti: prima, una coscienza colpevole dice all'uomo che ha disonorato il suo Fattore e lo avverte di una terribile punizione; seconda conseguenza, la perversione degli istinti reagisce contro l'anima, indebolendo la volontà, suscitando e fortificando cattive abitudini, creando cattive disposizioni. Paolo cataloga i sintomi di questa curvatura dell'anima (una delle parole ebraiche usate per indicare il peccato significa letteralmente «curvatura») in Galati 5:19-21: «Or le opere della carne sono manifeste, e sono fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sette, invidie, ubriachezze, gozzoviglie e altre simili cose». Paolo considera queste cose così gravi che aggiunge le parole: «Quelli che fanno tali cose non erederanno il regno di Dio».

 

Sotto la colpa e la potenza del peccato, l'anima è «morta nei falli e nei peccati» (Efesini 2:1). Situata tra il corpo e lo spirito, fra l'alto e il basso, fra il terreno e lo spirituale, essa ha fatto una cattiva scelta, una scelta che non ha portato un profitto, ma una perdita eterna (Matteo 16:26); essa ha fatto il cattivo affare di Esaù, ossia il baratto di una benedizione spirituale con qualche cosa di terreno e perituro (Ebrei 12:16). All'atto della morte, quell'anima passerà all'altro mondo «macchiata dalla carne» (Giuda 1:23).

 

Ma vi è un doppio rimedio: per la colpa e per la potenza del peccato.

 

1. Poiché il peccato è un'offesa contro Dio, è necessario un rimedio per rimuovere la colpa e purificare la coscienza. Dio ha provveduto il sangue di Gesù Cristo.

 

2. Poiché il peccato porta la malattia all'anima e il disordine nell'essere umano, è necessaria una potenza guaritrice e correttiva. Questa potenza è provveduta dall'opera interiore compiuta dallo Spirito Santo, che addirizza la stortura e la «curvatura» della nostra natura e mette in moto le forze della nostra vita nella direzione giusta. I risultati (frutti) sono: «amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza» (Galati 5:22,23). In altre parole, lo Spirito Santo ci rende giusti, parola che in ebraico significa letteralmente «diritti» (il peccato è la stortura dell'anima, la giustizia è la sua dirittura).

 

 

e. L'anima e il cuore

 

Sia nelle Scritture che nell'uso comune, la parola «cuore» denota il vero centro di qualsiasi cosa (Deuteronomio 4:9; Matteo 12:40; Esodo 15:8; Salmo 46:2; Ezechiele 27:4,25,26,27). Il «cuore» dell'uomo è pertanto il centro della sua personalità. È il centro della vita fisica. Ecco le parole del Dott. Beck: «Il cuore è la prima cosa a vivere. Il suo primo movimento è un sicuro segno di vita, la sua immobilità un sicuro segno di morte». È anche la fonte e il luogo d'incontro di tutte le correnti della vita, di quelle spirituali come di quelle dell'anima. Possiamo descriverlo come la parte più profonda del nostro essere, la «camera delle macchine», per così dire, della personalità, da dove procedono quegli impulsi che de terminano il carattere e la condotta dell'uomo.

 

1. Il cuore è il centro della vita, del desiderio, della volontà e del giudizio. L'amore, l'odio, la determinazione e la gioia (Salmo 105:3) sono connessi con il cuore. Il cuore sa, comprendere (I Re 3:9), delibera, stima, è volto, diretto, inclinato verso le cose. Qualsiasi cosa interessi l'anima si dice che è deciso, legato o scritto nel cuore. Il cuore è il magazzino di tutto ciò che si ode e si esperimenta (Luca 2:51). Il cuore è, per così dire, lo stabilimento nel quale si formano i pensieri ed i propositi, siano essi buoni o cattivi (vedi ad esempio Salmo 14:1; Matteo 9:4; I Corinzi 7:37; I Re 8:17).

 

2. Il cuore è il centro della vita emotiva. Al cuore vengono attribuiti tutti i gradi della gioia (Isaia 65:14), dal trasporto all'esultanza (Atti 2:26); tutti i gradi del dolore, dallo scoraggiamento (Proverbi 25:20) al dolore (Giovanni 14:1) all'accoramento che schiaccia (Salmo 109:22; Atti 21:13); tutti i gradi della cattiva disposizione, dalla provocazione e la collera (Proverbi 23:17) all'ira sfrenata (Atti 7:24) e all'acuto desiderio della vendetta (Deuteronomio 19:6); tutti i gradi della paura, dal riverente tremore (Geremia 32:40) al terrore più nero (Deuteronomio 28:28). Il cuore si scioglie e si contorce per l'angoscia (Giosuè 5:1), diventa debole per la disperazione (Levitico 26:36), si spezza sotto il peso del dolore (Salmo 102:4), è rotto e schiacciato per l'avversità (Salmo 147:3), è consumato da una sacra fiamma (Geremia 20:9).

 

3. Il cuore è il centro della vita morale. Concentrato nel cuore può essere l'amore per Dio (Salmo 73:26), o l'orgoglio (Ezechiele 28:2-5). Il cuore è il «laboratorio» di tutto ciò che è buono o cattivo in pensieri, parole ed opere (Matteo 15:19). È il punto d'incontro degli impulsi buoni e delle cattive concupiscenze, la dimora dei tesori buoni e cattivi. Esso parla ed agisce conformemente a ciò che vi sovrabbonda (Matteo 12:34,35). È il luogo nel quale originariamente fu scritta la legge di Dio (Romani 2:15) e nel quale la legge stessa viene rinnovata per opera dello Spirito Santo (Ebrei 8:10). È la dimora della coscienza (Ebrei 10:22), tutte le testimonianze della coscienza vengono attribuite ad esso (I Giovanni 3:19-21). Con il cuore l'uomo crede (Romani 10:10) e non crede (Ebrei 3:12). È il campo nel quale viene seminata la Parola divina (Matteo 13:19); per cui, nel fare le sue decisioni, si trova sotto l'ispirazione di Dio (II Corinzi 8:16) e di Satana (Giovanni 13:2). È il luogo di dimora di Cristo (Efesini 3:17) dello Spirito Santo (I Corinzi 1:22), della pace di Dio (Colossesi 3:15). È il ricettacolo dell'amore di Dio (Romani 5:5), il luogo ove si leva la luce celeste (II Corinzi 4:6), la stanza della segreta comunione con Dio (Efesini 5:19). È un grande e misterioso abisso che solo Iddio può conoscere (Geremia 17:9).

 

Fu in considerazione delle grandi possibilità comprese nella vita del cuore dell'uomo, che Salomone pronunciò l'avvertimento: «Custodisci il tuo cuore più d'ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita» (Proverbi 4:23).

 

f. L'anima e il sangue

 

«Poiché la vita (letteralmente l'«anima») della carne è nel sangue» (Levitico 17:11). Le Scritture insegnano che, sia nell'uomo che negli animali, il sangue è la sorgente e il veicolo della vita fisica (Levitico 17:11; Levitico 3:17; Deuteronomio 12:23; Genesi 4:10; Ebrei 12:24; Giobbe 24:12; Apocalisse 6:9,10; Geremia 2:34; Proverbi 28:17). Harvey, il medico inglese che scoprì la circolazione del sangue, dice: «È il primo a vivere e l'ultimo a morire; è la principale dimora dell'anima. Vive e si nutre da sé». In Atti 20:26 e Giovanni 1:13 il sangue viene indicato come il materiale originale dal quale procede l'organismo umano. Usando il cuore come una pompa ed il sangue come il veicolo della vita, l'anima manda la vitalità ed il nutrimento in tutte le parti del corpo.

 

Il posto della creatura nella scala della vita determina il valore del sangue. Al livello più basso c'è il sangue degli animali; di maggior Valore è il sangue dell'uomo, perché egli porta l'immagine di Dio (Genesi 9:6); di particolare valore agli occhi di Dio è il sangue degli innocenti e dei martiri (Genesi 4:10; Matteo 23:35); più prezioso di tutti è il sangue di Gesù Cristo (I Pietro 1:19; Ebrei 9:12), di valore infinito perché unito alla Divinità.

 

Per il misericordioso preordinamento di Dio, il sangue diventa un mezzo di riscatto quando viene spruzzato sopra l'altare di Dio: «Per questo vi ho ordinato di porlo sull'altare per far l'espiazione per le vostre persone; perché il sangue è quello che fa l'espiazione, mediante la vita» (Levitico 17: 11).

 

 

4. Il corpo umano

 

I seguenti nomi vengono dati al corpo umano:

 

a. Casa o Tabernacolo (II Corinzi 5:1)

b. Guaina (Daniele 7:15)

c. Tempio

 

a. Casa o Tabernacolo (II Corinzi 5:1)

 

Il corpo è la tenda terrestre nella quale l'anima pellegrina dell'uomo, durante il suo viaggio dal tempo all'eternità. abita. All'atto della morte, la tenda viene deposta e l'anima se ne va (cfr. Isaia 38:12; II Pietro 1:13).

 

 

b. Guaina (Daniele 7:15)

 

Il corpo è la guaina dello spirito. La morte è come l'estrazione della spada dal suo fodero.

 

 

c. Tempio

 

Il Tempio è un luogo consacrato dalla presenza di Dio, un luogo in cui si manifesta l'onnipresente Dio (I Re 8:27,28). Il corpo di Cristo era un tempio (Giovanni 2:21) perché Dio era in Lui (II Corinzi 5:19). Quando Dio entra in relazione spirituale con una persona, il corpo di quella persona diventa il tempio dello Spirito Santo (I Corinzi 6:19).

 

Alcuni filosofi pagani parlarono con disprezzo del corpo: essi lo consideravano un impedimento all'anima ed attendevano il giorno nel quale l'anima sarebbe stata rilasciata dal suo abbraccio imbarazzante. Ma le Scritture parlano sempre del corpo come dell'opera delle mani di Dio, ed affermano che deve essere presentato a Dio (Romani 12:1) e usato per la gloria di Dio (I Corinzi 6:20). Perché, ad esempio, il Levitico contiene tante leggi che regolavano la vita fisica degl'Israeliti? Per insegnare loro che il corpo, quale strumento dell'anima, deve essere mantenuto forte e puro.

 

È vero che questo corpo è terreno (I Corinzi 15:47) e, come tale, è un corpo d'umiliazione (Filippesi 3:21), soggetto alle infermità e alla morte (I Corinzi 15:53) sicché noi bramiamo un corpo celeste (II Corinzi 5:2), ma, alla venuta di Cristo, la stessa Potenza che vivifica l'anima trasformerà il corpo, completando così la redenzione dell'uomo. E la garanzia di questo cambiamento è la dimora dello Spirito nel credente (II Corinzi 5:5; Romani 8:11).

 

 

III. L'IMMAGINE DI DIO NELL'UOMO

 

 

«Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza» (cfr. Genesi 5:1; Genesi 9:6; Ecclesiaste 7:29; Atti 17:25-29; I Corinzi 11:7; II Corinzi 3:18; II Corinzi 4:4; Efesini 4:24; Colossesi 1:15; Colossesi 3:10; Giacomo 3:9; Isaia 43:7; Efesini 2:10). L'uomo fu creato alla somiglianza di Dio, egli fu fatto simile a Dio nel carattere e nella personalità. In tutta la Scrittura la regola e la mèta messe davanti all'uomo sono appunto l'essere simile a Dio (Levitico 19:2; Matteo 5:45-48; Efesini 5:1) ed essere simili a Dio significa essere simili a Cristo, che è l'immagine dell'invisibile Dio.

Consideriamo alcuni degli elementi che costituiscono l'immagine divina nell'uomo.

 

1. Parentela con Dio

2. Carattere Morale

3. Ragione

4. Immortalità

5. Dominio sulla terra

 

1. Parentela con Dio

 

La relazione delle creature viventi con Dio consiste nell'ubbidire ciecamente agli istinti messi in loro dal Creatore, mentre la vita che anima l'uomo è una vera proiezione della personalità di Dio. È vero che l'uomo ha un corpo fatto dalla polvere della terra, ma Dio soffiò nelle sue narici l'alito della vita (Genesi 2:7), mettendolo così in condizioni di conoscere, amare e servire Lui. Grazie a questa immagine divina, tutti gli uomini sono, per creazione, figli di Dio; ma poiché tale immagine è stata guastata dal peccato, l'uomo deve essere "rigenerato"; deve nascere di nuovo (Efesini 4:24) e potere così essere veramente figliuolo di Dio, per mezzo della redenzione in Cristo Gesù.

 

Uno studioso della lingua greca ha fatto rilevare che una delle parole greche che significano «uomo» (anthropos) è una combinazione di parole che significano, letteralmente, «colui che guarda su». L'uomo è una creatura che prega e, anche nella vita della più abietta creatura umana, viene il tempo nel quale essa grida a quella Potenza superiore che lo sovrasta, perché l'aiuti. L'uomo può non comprendere la grandezza della sua dignità e divenire, in questo modo, simile alle bestie che periscono (Salmo 49:20); ma non è una bestia. Anche nella sua degradazione egli testimonia delle sue più nobili origini, perché una bestia non può degradarsi. Ad esempio, nessuno penserebbe di raccomandarsi ad una tigre dicendo: «Sii una tigre!». Essa è sempre stata e sempre sarà una tigre. Ma l'appello: «Sii uomo» ha un significato reale per colui che si è degradato. Per quanto possa essere caduto in basso, egli avrebbe potuto evitarlo.

 

 

2. Carattere morale

 

Fra tutte le creature, la conoscenza del bene e del male appartiene soltanto all'uomo. Si può insegnare ad una bestia a non fare certe cose, ma perché sono contrarie al desiderio del suo padrone e non perché essa sappia che certe cose sono sempre buone e certe altre sempre cattive. In altre parole, le bestie non hanno una natura religiosa o morale; esse non sono atte ad essere ammaestrate sulle verità riguardanti Dio e la moralità. Un grande naturalista scrive:

 

Io convengo pienamente sul giudizio di quegli scrittori i quali sostengono che, fra tutte le differenze esistenti tra l'uomo e gli animali inferiori, il senso morale, o coscienza, è di gran lunga la più importante. Questo senso si riassume in quel breve ma imperioso «devi», così pieno di significato. È il più nobile tra tutti gli attributi dell'uomo.

 

 

3. Ragione

 

L'animale è una semplice creatura della natura, l'uomo è al di sopra della natura. Egli è capace di ragionare e trovare la causa delle cose. Pensate alle meravigliose invenzioni che sono uscite dalla mente dell'uomo, sempre più numerose e sofisticate. Guardate il sistema della civiltà costituito dalle diverse arti. Considerate i libri che sono stati scritti, i poemi e la musica che sono stati composti. E poi adorate il Creatore per il meraviglioso dono della ragione! La tragedia della storia è che l'uomo ha usato queste doti divine per scopi distruttivi e perfino per negare il Creatore, che lo fece una creatura sapiente.

 

 

4. Immortalità

 

L'albero della vita, nel giardino dell'Eden, mostra che l'uomo non sarebbe mai morto se non avesse disubbidito a Dio. Cristo venne nel mondo per mettere il Pane della Vita a nostra portata, affinché non perissimo, ma vivessimo in eterno!

 

 

5. Dominio sulla terra

 

L'uomo fu designato ad essere l'immagine di Dio per ciò che riguarda la signoria e, siccome nessuno può essere monarca senza sudditi e senza regno, Dio gli diede impero e popolo: «E Dio li benedisse; e disse loro: "Crescete e moltiplicate e riempite la terra, rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra» (cfr. Salmo 8:5-8). In virtù della potenza che gli viene dall'essere stato creato a immagine di Dio, tutti gli esseri viventi sulla terra sono stati dati in mano all'uomo: egli doveva essere il rappresentante visibile di Dio dinanzi alle creature che lo circondavano.

 

L'uomo ha riempito la terra della sua produzione. Egli ha lo speciale privilegio di sottomettere a se stesso la potenza della natura. Così ha costretto il lampo ad essere suo messaggero, ha messo una cintura intorno al globo, si è arrampicato fino alle nuvole ed è penetrato negli abissi del mare. Egli ha vòlto le forze della natura contro se stessa, comandando al vento di aiutarlo a dominare il mare. Ancora più meraviglioso, per quanto meraviglioso sia il dominio dell'uomo sugli elementi della natura che non hanno istinto né volontà, è il suo dominio sulla natura animale, dotata dell'istinto. Vedere il falcone ammaestrato che fa cadere la preda ai piedi del suo padrone e poi ritorna a lui, mentre il cielo sconfinato gli sta davanti; vedere il cane usare la sua velocità al servizio del suo padrone, per portargli la preda che non gli sarà data; vedere il cammello portare l'uomo attraverso il deserto, che è la propria casa; tutto questo mostra l'abilità creativa dell'uomo e la sua rassomiglianza con Dio, il Creatore.

 

A causa della caduta l'uomo perdette e guastò l'immagine di Dio. Questo non significa che egli abbia perduto le facoltà mentali e fisiche (anima), ma che per la sua disubbidienza perdette l'innocenza e l'integrità morale originarie, con le quali fu creato. Per questo l'uomo è assolutamente incapace di salvarsi da sé e non ha speranza alcuna, all'infuori di un atto di grazia che restauri in lui l'immagine divina. Questo soggetto sarà trattato più esaurientemente nel capitolo che segue.