LE SCRITTURE
«Il cielo e la terra passeranno; ma le mie parole non passeranno». «L'erba si
secca, il fiore appassisce, ma la Parola del nostro Dio sussiste in eterno»
(Matteo 24:35; Isaia 40:8).
«Distruggete questo libro, come i nemici della felicità umana hanno invano
cercato di fare, e ci renderete profondamente ignoranti intorno al nostro
Creatore, alla formazione del mondo che abitiamo, all'origine ed ai progenitori
della nostra razza e alla nostra futura destinazione; ci sottoporrete per tutta
la vita al dominio dell'immaginazione, del dubbio e delle congetture.
Distruggete questo libro e ci priverete della religione cristiana, con tutte le
consolazioni vivificanti, le speranze e le prospettive che largisce, e non ci
lascerete altro che la scelta, misera alternativa, tra le tristi tenebre
dell'infedeltà e la mostruosa oscurità del paganesimo. Distruggete questo libro
e spopolerete il cielo, serrerete per sempre le sue porte davanti all'empia
posterità di Adamo, ristorerete al re dei terrori la sua tendenza fatale,
seppellirete la speranza nella stessa tomba che riceve i nostri corpi, manderete
tutti quelli che sono morti prima di noi all'eterna miseria, e alla nostra
morte, non ci farete attendere altro che un simile destino. In una parola,
distruggete questo volume e ci toglierete immediatamente tutto quello che
impedisce all'esistenza di divenire la peggiore fra tutte le maledizioni;
oscurerete il sole, asciugherete l'oceano e toglierete l'atmosfera dal mondo
morale, degradando l'uomo ad una condizione dalla quale egli potrà riguardare
con invidia a quella dei bruti che periscono».
Dott. Payson
I. LA NECESSITÀ DELLE SCRITTURE
«Che cos'è verità?», chiese Pilato e, dal tono della sua voce, si desumeva che
era vano ricercarla. Se non vi fosse una guida autorevole verso la conoscenza di
Dio, dell'uomo e del mondo, Pilato avrebbe avuto ragione.
Non vi è, però, bisogno di brancolare nel buio e nello scetticismo, perché vi è
il Libro, «gli Scritti Sacri, i quali possono renderti savio a salute mediante
la fede che è in Cristo Gesù».
1. Una tale
rivelazione è desiderabile
2. Una tale rivelazione è logica
3. Una tale rivelazione deve essere scritta
1. Una tale rivelazione è desiderabile
L'Iddio che ha creato l'universo deve essere un Dio di sapienza ed un Dio di
sapienza avrà certamente uno scopo per le Sue creature. Negligere questo scopo
sarebbe follia e sdegnarlo sarebbe peccato. Ma in qual modo si può conoscere con
certezza lo scopo divino? La storia ci prova che l'umanità perviene a
conclusioni molto diverse e che molte persone addirittura non arrivano a nessuna
conclusione, l'esperienza ci insegna che il problema non può essere risolto
solamente con lo studio. Alcuni non hanno tempo per dedicarsi a questo problema;
altri, anche se lo desiderano, non ne hanno la capacità e rimangono sempre
dubbiosi e incerti. I filosofi possono costruire delle scale di pensiero nel
tentativo di arrivare alla verità celeste, ma anche la scala più lunga risulterà
sempre troppo corta: «Il mondo non ha conosciuto Dio con la propria sapienza
(filosofia)» (I Corinzi 1:21). Le verità che mostrano all'uomo come passare
dalla terra al cielo, devono scendere dal cielo alla terra: in altre parole,
l'uomo ha bisogno di una rivelazione.
2. Una tale rivelazione è logica
Nella natura abbiamo una rivelazione di Dio che può essere afferrata per mezzo
della ragione. Ma quando l'uomo è legato dal peccato ed aggravato nell'anima
sua, la natura e la ragione non hanno la capacità di dargli luce e sollievo.
Lasciamo testimoniare gli uomini della ragione. Kant, uno dei maggiori pensatori
di tutti i tempi, disse: «Fate bene a basare la vostra pace e la vostra pietà
sugli Evangeli, perché solo in essi è la fonte delle profonde verità spirituali,
dopo che la ragione ha esaurito le proprie possibilità». Un altro grande
filosofo, Hegel, quando si trovò sul letto di morte non volle che gli fosse
letto altro libro all'infuori della Bibbia. Egli disse che se avesse potuto
prolungare la sua vita, avrebbe fatto di questo libro l'oggetto del suo studio,
perché trovava in esso ciò che la ragione non poteva scoprire.
Se, come crediamo, vi è un Dio buono, è logico pensare che Egli conceda una
rivelazione personale di Sé alle Sue creature. David S. Clarke scrive:
Non possiamo concepire che un padre terreno si nasconda in perpetuo dal suo
figliuolo e non abbia mai comunione con lui. Nemmeno possiamo concepire che un
Dio buono sottragga la conoscenza del Suo essere e della Sua volontà alle
creature fatte alla Sua propria immagine. Iddio ha creato l'uomo capace e
desideroso di conoscere la verità delle cose. Potrebbe Egli rifiutare una
rivelazione che aiuti a soddisfare tale desiderio? L'antica mitologia greca ci
racconta della Sfinge, che poneva enigmi ai passanti ed uccideva quelli che non
sapevano risolverli. Un Dio saggio e pieno d'amore certamente non permetterà che
l'uomo perisca per mancanza di conoscenza, poiché questi è incapace di
comprendere da solo l'enigma dell'universo.
E il Dott. Hodges scrive:
L'intelligenza di Dio ci induce a credere che Egli usi un mezzo per raggiungere
un fine e che coronerà la natura religiosa con la religione soprannaturale. La
benevolenza di Dio ci porta a sperare che Egli libererà le Sue creature
dall'angosciosa confusione e le allontanerà dal pericolo. La giustizia di Dio ci
induce a sperare che Egli parlerà in modo chiaro ed autorevole alla coscienza.
3. Una tale rivelazione deve essere scritta
Era logico che Dio conservasse il Suo messaggio all'uomo in un libro. Come ha
detto il Dott. Keyser:
I libri sono il metodo migliore per preservare la verità nella sua integrità e
trasmetterla di generazione in generazione. Non ci si può fidare della memoria e
della tradizione. Perciò Iddio, dando agli uomini la Sua rivelazione sotto la
forma di un libro, ha agito con la più grande sapienza ed ha anche seguito la
via normale. In nessun altro modo, per quanto ci è dato capire, Egli avrebbe
potuto donare all'umanità una regola infallibile che fosse a disposizione di
tutti, che si conservasse intatta per tutte le età e dalla quale tutti potessero
raggiungere la stessa misura di fede e di pratica.
È logico aspettarsi che Iddio ispirasse i Suoi servitori a registrare verità che
non avrebbero potuto essere scoperte dalla ragione umana. Infine, è logico
credere che Iddio abbia provvidenzialmente preservato i manoscritti delle
Scritture bibliche ed abbia guidato la Sua Chiesa ad includere nel canone solo
quei libri che trassero origine dall'ispirazione divina.
II. L'ISPIRAZIONE DELLE SCRITTURE
È inconcepibile la possibilità che una religione senza scritti ispirati possa
essere di origine divina. Come osserva il Prof. Francis L. Patton:
Se su semplice testimonianza storica può essere provato che Gesù operò miracoli,
proferì profezie e proclamò la Sua divinità; se può essere dimostrato che Egli
fu crocifisso per redimere i peccatori, che risuscitò dai morti e fece sì che il
destino dell'uomo si imperniasse sulla sua accettazione come del proprio
Salvatore, allora, siano gli scritti ispirati o meno, guai a colui che trascura
una così grande salvezza.
Comunque, noi non dobbiamo discutere più a lungo questa possibilità, perché non
abbiamo nessun dubbio in proposito. «Ogni Scrittura e ispirata da Dio
(letteralmente: "è alitata da Dio")», dichiara Paolo (II Timoteo 3:16). «Poiché
non è dalla volontà dell'uomo che venne mai alcuna profezia», dichiara Pietro,
«ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito
Santo» (II Pietro 1:21).
L'ispirazione viene definita dal vocabolario Webster come:
L'influenza soprannaturale dello Spirito di Dio sulla mente umana, per la quale
i profeti, gli apostoli e gli scrittori sacri furono messi in condizione di
esprimere verità divine senza confusione ed errore.
Secondo il Dott. Gaussen è:
L'inesplicabile potenza che lo Spirito Divino esercitò sugli scrittori della
Bibbia, che li guidò perfino nell'impiego delle parole che dovevano usare e li
preservò dall'errore e da ogni omissione.
Il Dott. William Evans scrive:
L'ispirazione, così come viene definita da Paolo in questo passo (II Timoteo
3:16), è il forte e consapevole alitare di Dio negli uomini, che li mette in
condizione di dichiarare la verità. È Dio che parla attraverso gli uomini e
l'Antico Testamento è la Parola di Dio come se Iddio avesse pronunciato ogni
parola di esso. Le Scritture sono il risultato dell'alito divino, come il
discorso umano viene proferito, per il respiro, attraverso la bocca dell'uomo.
La dichiarazione di Pietro può essere intervenuta per far comprendere che lo
Spirito Santo era specialmente e miracolosamente presente con e negli scrittori
delle Scritture, rivelando loro verità che non conoscevano prima e guidandoli,
anche, nello scrivere di quelle verità, nonché degli avvenimenti dei quali erano
testimoni oculari ed auricolari; cosicché furono messi in grado di presentarle
con sostanziale sicurezza alla mente altrui.
Dalla lettura dei vari «credo» della cristianità, si potrebbe trarre
l'impressione che il cristianesimo fosse un affare piuttosto complicato,
ingarbugliato da rompicapi teologici e confuso con definizioni astruse. Ma non è
così. Le dottrine del Nuovo Testamento, così come sono state esposte
originariamente, sono semplici e possono essere definite in modo semplice. Solo
che, con l'andar del tempo, la Chiesa si trovò di fronte ad errate ed inesatte
opinioni dottrinali e fu, pertanto, costretta a circoscrivere e a proteggere con
definizioni puntigliose le verità. Da questo processo di definizioni, esatte e
dettagliate, sorsero i credi. Le definizioni dottrinali ebbero una parte
importante e necessaria nella vita della Chiesa; divennero un impedimento solo
quando l'assenso ad esse fu sostituito alla fede vivente.
La dottrina dell'ispirazione, come è esposta nella Bibbia, e molto semplice, ma
l'avanzare di modi di vedere errati ha reso necessario «recingerla» con
definizioni complete e dettagliate. Contro certe teorie è necessario sostenere
che l'ispirazione delle Scritture è:
1. Divina e non
umana
2. Unica e non comune
3. Dinamica e non meccanica
4. Completa e non parziale
5. Verbale e non concettuale
1. Divina e non umana
I modernisti identificano l'ispirazione degli scrittori sacri con quelle doti
intellettuali e artistiche delle quali erano dotati Platone, Socrate, Browning,
Shakespeare ed altri geni del mondo letterario, filosofico e religioso.
L'ispirazione è dunque da essi considerata un fatto puramente umano. Questa
teoria priva la parola "ispirazione" del suo vero significato ed è incompatibile
con l'unico e soprannaturale carattere della Bibbia.
2. Unica e non comune
L'illuminazione è l'influenza dello Spirito Santo comune a tutti i cristiani,
influenza che li aiuta ad afferrare le cose di Dio (I Corinzi 2:4; Matteo
16:17). Certuni confondono l'ispirazione con l'illuminazione e sostengono che
l'illuminazione è una spiegazione adeguata delle origini della Bibbia. Vi è una
facoltà nell'uomo, insegnano, per la quale egli può conoscere Dio, una specie di
occhio dell'anima: mentre gli uomini pii dell'antichità meditavano su Dio, lo
Spirito stimolava questa facoltà, aiutandoli nella conoscenza dei misteri
divini.
L'illuminazione è promessa a tutti i credenti ed è stata da essi sperimentata;
ma non è l'ispirazione. Ci viene detto (I Pietro 1:10-12) che a volte i profeti
dell'Antico Testamento ricevevano delle verità attraverso l'ispirazione, ma
veniva loro negata l'illuminazione per comprendere quelle stesse verità: lo
Spirito Santo ispirò le loro parole, ma non ritenne necessario concedere la
conoscenza del significato delle parole stesse. Caiafa viene descritto come il
veicolo (sebbene inconsapevole) di un messaggio ispirato mentre la sua mente non
era volta a Dio. In quel momento egli fu ispirato, ma non illuminato (Giovanni
11:49-52).
Notate due specifiche differenze fra l'ispirazione e l'illuminazione.
1) Quanto alla durata, l'illuminazione è, o può essere, permanente: «Il sentiero
dei giusti è come la luce che spunta e va vie più risplendendo, finché sia
giorno perfetto» (Proverbi 4:18); l'unzione dello Spirito Santo che il credente
ha ricevuto dimora in lui, dice Giovanni (I Giovanni 2:20-27). L'ispirazione
invece era saltuaria: il profeta non poteva profetizzare a suo talento, ma era
soggetto alla volontà dello Spirito. «Poiché non è dalla volontà dell'uomo che
venne mai alcuna profezia» (II Pietro 1:21), dichiara Pietro, «ma degli uomini
hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo». La
subitaneità dell'ispirazione profetica risulta evidente dalla comune
espressione: «La parola del Signore fu rivolta a...». Viene fatta una chiara
distinzione fra i veri profeti, che parlano solo quando viene indirizzata loro
la parola del Signore, e i falsi profeti, che danno un messaggio secondo la loro
immaginazione (Geremia 14:14; Geremia 23:11,16; Ezechiele 13:2,3).
2) L'illuminazione ammette dei gradi, l'ispirazione no. I credenti variano
secondo il grado della loro illuminazione, in quanto alcuni possiedono un grado
superiore di conoscenza rispetto ad altri. Ma nel caso dell'ispirazione, intesa
nel senso biblico, una persona o era ispirata o non lo era affatto.
3. Dinamica e non meccanica
Ispirazione non significa dettatura (con dettatura s'intende che gli scrittori
erano strumenti passivi e le loro facoltà non avevano nessuna parte nella
registrazione del materiale), per quanto sia vero che certe parti delle
Scritture sono state dettate ad esempio, i Dieci Comandamenti ed il Padre Nostro
sono stati dettati. La stessa parola ispirazione esclude un'azione puramente
meccanica e l'azione meccanica esclude l'ispirazione. Per fare un esempio, un
uomo d'affari non ispira la stenografa quando detta delle lettere. Dio non ha
parlato attraverso l'uomo come si potrebbe parlare attraverso un megafono; il
Suo Spirito Divino si servì delle facoltà umane, producendo così un perfetto
messaggio divino che reca i segni dell'individualità dello scrittore sacro. È la
Parola del Signore, ma ciò nonostante, in un certo senso, è la parola di Mosè,
di Isaia o di Paolo.
Dio non ha fatto nulla se non attraverso l'uomo; l'uomo non ha fatto nulla se
non attraverso Iddio. È Dio che parla nell'uomo, Dio che parla attraverso
l'uomo, Dio che parla come uomo, Dio che parla per l'uomo.
Il fatto che nella produzione di un messaggio ispirato ci sia la cooperazione
divina ed umana è chiaro abbastanza, ma il «come» ciò avvenga è al di sopra
della nostra sfera d'osservazione. La mutua azione tra la mente ed il corpo è
già un mistero per l'uomo più sapiente; quanto più lo è l'azione mutua dello
Spirito di Dio e dello spirito dell'uomo!
4. Completa e non parziale
Secondo la teoria dell'ispirazione parziale, gli scrittori sacri sarebbero stati
preservati dall'errore per quanto riguarda la salvezza, ma non per quanto
riguarda la storia, la scienza, la cronologia ed altro. Pertanto, secondo questa
teoria, sarebbe più corretto dire che «la Bibbia contiene la Parola di Dio»
piuttosto che «la Bibbia è la Parola di Dio».
Questa teoria ci immerge in un mare di incertezze, perché chi può correttamente
giudicare ciò che è e ciò che non è essenziale alla salvezza? Dov'è l'autorità
infallibile che decida quale parte della Bibbia è Parola di Dio e quale no? E se
la storia narrata dalla Bibbia è falsa, allora la dottrina non può essere vera,
perché la dottrina biblica è fondata sulla storia biblica. Infine, le Scritture
stesse si attribuiscono una completa ispirazione. Cristo e i Suoi apostoli
applicarono il termine «la Parola di Dio» all'intero Antico Testamento.
5. Verbale e non concettuale
Secondo un'altra teoria Dio ha ispirato i pensieri, ma non le parole degli
scrittori: cioè Iddio ha ispirato gli uomini ed ha lasciato al loro giudizio la
selezione delle parole e delle espressioni. Ma le Scritture non pongono l'enfasi
sugli uomini ispirati, ma sulle parole ispirate: «Iddio ha parlato anticamente
ai padri per mezzo dei profeti» (Ebrei 1:1); «Ma degli uomini hanno parlato da
parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo» (II Pietro 1:21). Oltre a
ciò, è difficile separare le parole dal pensiero; il pensiero è una parola
interiore («Non dite dentro di voi»; «Lo stolto ha detto nel suo cuore»), una
parola è un pensiero espresso. Dei pensieri divinamente ispirati dovevano essere
espressi in parole divinamente ispirate. Paolo ci parla di «parole... insegnate
dallo Spirito» (I Corinzi 2:13). Infine, singole parole vengono citate come la
base di dottrine importanti (Giovanni 10:35; Matteo 22:42-45; Galati 3:16; Ebrei
12:26,27).
Distinguiamo tra rivelazione ed ispirazione. Per rivelazione intendiamo l'atto
di Dio con il quale Egli svela ciò che l'uomo non avrebbe potuto scoprire da sé;
per ispirazione intendiamo che lo scrittore è spinto a trascrivere le
rivelazioni e preservato dall'errore nel farlo. Ad esempio, i Dieci Comandamenti
furono rivelati e Mosè fu ispirato a trascriverli sul Pentateuco.
L'ispirazione non sempre implica la rivelazione; ad esempio, Mosè fu ispirato a
registrare eventi dei quali egli stesso era stato testimone e rientravano,
quindi, nel campo della sua conoscenza.
Distinguiamo anche fra parole non ispirate e trascrizioni ispirate. Ad esempio,
nelle Scritture sono trascritti molti detti di Satana e noi sappiamo che il
diavolo non era ispirato da Dio quando li ha proferiti; ma la trascrizione di
quei detti è ispirata.
III. LE PROVE
DELL'ISPIRAZIONE DELLE SCRITTURE
1. Asseriscono di essere ispirate
2. Appaiono come ispirate
3. Si avverte che sono ispirate
4. Provano che sono ispirate
1. Asseriscono di essere ispirate
L'Antico Testamento asserisce di essere stato scritto sotto la speciale
ispirazione di Dio: la frase «e Iddio disse» - o i suoi equivalenti - è usata
2.600 volte. Ci viene detto, inoltre, che la storia, la legge, i salmi e le
profezie sono stati scritti da uomini che erano sotto la speciale ispirazione di
Dio. Vedete ad esempio. Esodo 24:4; Esodo 34:28; Giosuè 3:9; II Re 17:13; Isaia
34:16; isaia 59:21; Zaccaria 7:12; Salmi 78:1; Proverbi 6:23. Cristo stesso
confermò l'Antico Testamento, lo citò e visse in armonia con i suoi
insegnamenti. Egli confermò le sue verità e la sua autorità (Matteo 5:18;
Giovanni 10:35; Luca 18:31-33; Luca 24:25,44; Matteo 23:1-2; Matteo 26:54) ed
altrettanto fecero gli apostoli (Luca 3:4; Romani 3:2; II Timoteo 3:16; Ebrei 1:1;
II Pietro 1:21; II Pietro 3:2; Atti 1:16; I Corinzi 2:9-16).
Il Nuovo Testamento è ispirato? In particolare l'ispirazione degli Evangeli è
garantita dalla promessa di Cristo, che lo Spirito avrebbe richiamato alla mente
degli apostoli tutte le cose che Egli aveva insegnato loro e che quello stesso
Spirito li avrebbe condotti in ogni verità. Ovunque il Nuovo Testamento
asserisce di dare una rivelazione di Dio più completa e più chiara di quella
dell'Antico Testamento ed autorevolmente dichiara che la Legge è stata
adempiuta. Pertanto, se l'Antico Testamento è ispirato, deve esserlo anche il
Nuovo. Pietro sembra mettere gli scritti di Paolo sullo stesso piano di quelli
dell'Antico Testamento (II Pietro 3:15,16), Paolo e gli altri apostoli
asseriscono di parlare con autorità divina (I Corinzi 2:13; I Corinzi 14:31; I
Tessalonicesi 2:13; I Tessalonicesi 4:2; II Pietro 3:2; I Giovanni 1:5;
Apocalisse 1:1).
2. Appaiono come ispirate
Le Scritture asseriscono di essere ispirate e un esame di esse convalida la loro
asserzione.
Quanto ai suoi autori, la Bibbia fu scritta da uomini la cui onestà non può
essere messa in dubbio; quanto al contenuto, contiene la più sublime rivelazione
di Dio che il mondo conosca; quanto all'influenza, ha recato luce a nazioni e ad
individui e possiede una potenza che non viene mai meno, per condurre gli uomini
a Dio e trasformare il loro carattere. Quanto all'autorità, veste, in fatto di
religione, una funzione simile a quella di una corte d'appello, tanto che le
false sette sentono la necessità di citare le sue parole per fare impressione
sul pubblico.
Inoltre, notate:
1. La sua esattezza. Si noti l'assenza totale di tutte le assurdità che si
trovano in altri libri sacri. Non leggiamo, ad esempio, che la terra sia nata da
un uovo dopo un determinato numero di anni di incubazione o che poggi sopra una
testuggine. Il Dott. D.S. Clarke scrive:
Vi è una differenza tale tra la Bibbia e qualsiasi altro libro che nessuno la
può scandagliare. Questa così grande differenza è causata dalle origini della
Bibbia.
2. La sua unità. Nonostante consista di sessantasei libri, scritti da circa
quaranta autori diversi in un periodo di circa sedici secoli e nonostante
comprenda una grande varietà di soggetti, la Bibbia ha un'unicità di tema e di
scopo che può essere spiegata solamente credendo in una Mente sovrintendente
all'opera.
3. Quanti libri possono resistere anche a due sole letture? Ma la Bibbia può
essere letta centinaia di volte senza che le sue profondità possano essere
investigate e senza che essa perda di interesse per il lettore.
4. La sua notevole diffusione, essendo stata tradotta in centinaia di lingue e
letta nella maggior parte dei paesi del mondo.
5. È senza età. E uno dei libri più antichi, eppure è uno dei più moderni.
L'anima umana non potrà mai farne a meno. Il pane è uno dei cibi più antichi, ed
è pure uno dei più attuali. Finché gli uomini avranno fame, mangeranno il pane e
finché brameranno Iddio e le cose eterne, desidereranno la Bibbia.
6. La sua straordinaria preservazione dalla persecuzione e dall'opposizione
della scienza. «I martelli si spezzano, l'incudine rimane».
7. Le sue molte profezie adempiute.
3. Si avverte che sono ispirate
«Ma voi non credete in quel libro, vero?», disse un professore di un'università
di New York ad una credente che aveva frequentato dei corsi biblici. «Ma sicuro
che ci credo», rispose la donna, «ho avuto occasione di conoscerne personalmente
l'Autore». Ella diede una ragione molto importante alla sua fede nella Bibbia
come Parola di Dio, si richiamò all'appello che la Bibbia fa al nostro cuore e
alla nostra volontà, parlandoci con tono autorevole.
La Chiesa Romana asserisce che l'origine divina della Scrittura dipende, in
ultima analisi, dalla testimonianza della Chiesa, che è considerata una guida
infallibile in tutte le questioni di fede e di pratica. «Come se la verità
eterna ed inviolabile di Dio dipendesse dal giudizio dell'uomo!», esclama
Giovanni Calvino, il grande Riformatore. Egli dichiara inoltre:
Viene asserito che la Chiesa decida quale riverenza sia dovuta alla Scrittura e
quali libri debbano essere inclusi nel sacro canone... La domanda: «Come
possiamo sapere che essi vengono da Dio, se non siamo accertati in proposito
dalla decisione della Chiesa?» e sciocca come la domanda: «Come possiamo
discernere la luce dalle tenebre, il bianco dal nero, l'amaro dal dolce?».
La testimonianza dello Spirito è superiore ad ogni argomento. Dio, nella Sua
Parola, è il solo adeguato testimonio di Se stesso; così la Sua Parola non
troverà vera credenza nel cuore degli uomini, finché non sarà suggellata dalla
testimonianza dello Spirito Santo. Lo stesso Spirito che parlò attraverso i
profeti deve entrare nei nostri cuori, per convincerci che essi ci hanno
trasmesso fedelmente il messaggio che Egli diede loro (Isaia 59:21).
Resti pertanto questo un punto fermo: che coloro che sono interiormente
ammaestrati dallo Spirito Santo ripongono ferma fiducia nelle Scritture e che la
Scrittura si prova da sé, non può essere legalmente sottoposta a prove e a
discussioni, ma riceve, dalla testimonianza dello Spirito, quella fiducia che le
è dovuta.
Così stando le cose, perché addurre prove esterne dell'accuratezza delle
Scritture e della loro generale attendibilità? Facciamo questo non per credere
che esse sono vere, ma perché sentiamo che sono vere; in secondo luogo, è
naturale poter additare un'evidenza esteriore di ciò che crediamo interiormente;
infine, queste prove sono veicoli e contenitori attraverso i quali possiamo
convogliare la convinzione del nostro cuore in parole, e così essere «pronti
sempre a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza
che è in voi» (I Pietro 3:15).
4. Provano che sono ispirate
Il Dott. Eugene Stock ha detto:
Quand'ero ragazzo, lessi un racconto che mi mostrava i diversi modi attraverso i
quali possiamo essere sicuri che questa grande biblioteca di Libri Sacri, che
chiamiamo la Bibbia, è realmente la Parola di Dio, la rivelazione di Dio
all'umanità. Lo scrittore del racconto aveva spiegato tre diverse prove: la
storica, l'interiore e la sperimentale. Poi raccontava come una volta mandò un
ragazzo dal farmacista a comprare del fosforo. Il ragazzo portò un pacchetto:
era fosforo? Il ragazzo disse che era andato dal farmacista ed aveva chiesto del
fosforo, il farmacista era andato presso uno dei suoi scaffali ed aveva preso
della roba da un vaso, l'aveva messa nel pacchetto e gliel'aveva data, lui
gliel'aveva portata. Questa era la prova storica che il pacchetto conteneva del
fosforo. Poi aprì il pacchetto. La sostanza che conteneva aveva l'apparenza del
fosforo e odorava come il fosforo. Questa era la prova interiore. Poi avvicino
una candela a quella sostanza: «Guarda come brucia!». Questa era la prova
sperimentale.
Le difese intellettuali della Bibbia hanno la loro importanza, ma il migliore
degli argomenti è quello pratico. La Bibbia ha operato, ha influenzato civiltà,
trasformato vite, portato luce, ispirato e confortato milioni di persone e
l'opera sua continua ancora.