Censimento degli Israeliti
1-46. Il censimento. L'ordine
di fare il censimento fu dato un mese dopo l'erezione del tabernacolo (cfr.
Esodo 40:17). Questo censimento era evidentemente distinto dal
censimento per il danaro del riscatto (Esodo 38:25, 26), anche se
il numero complessivo è lo stesso (603. 550; cfr. Numeri 1:46). Il
conteggio fu fatto per scopi militari, v. 3, secondo il criterio della
discendenza familiare.
47-54. I Leviti vengono esclusi
e separati per il servizio del tabernacolo.. 28, 29, e tutte le decime della
terra, vv. 30-34.
Disposizione delle tribù
1, 2. L'ordine. Il campo del popolo d'Israele, aveva il tabernacolo al
centro (a dimostrazione che l'adorazione ed il servizio a Dio dovevano essere
centrali, come fu disposto da Dio stesso). Nel N. T. ogni credente ha il suo
posto specifico nella chiesa (cfr. I Corinzi 12), con al centro
Cristo come capo.
3-34. Il campo ordinato. Ad E
erano Giuda, Issacar e Zabulon, vv. 3-9; a S erano Ruben, Simeone e Gad, vv.
10-16. Fu stabilita la posizione centrale dei Leviti, v. 17. Sul lato
occidentale erano posti Efraim, Manasse e Beniamino, 18-24. Ad O erano invece
Dan, Ascer e Neftali, vv. 25-34.
Funzioni assegnate ai Leviti
3:1-4. I sacerdoti. Essi
vengono menzionati per primi, poiché l'adorazione a Dio (il sacrificio e
l'intercessione) era centrata su di loro in qualità di rappresentanti della
nazione.
3:5-39. I Leviti. La grazia
sovrana si dimostrò nella scelta di questa tribù per il servizio sacro del
tabernacolo (cfr. Genesi 34:25-31; Genesi 49:5-7).
Il Levitico dà una descrizione dell'opera di Aaronne e dei suoi figliuoli. Qui
viene specificata l'opera dei Leviti in generale, la cura del tabernacolo stesso
ed il suo trasporto, vv. 5-10. Levi (che significa "attaccamento") fu unito al
Signore nel servizio santo al posto dei primogeniti, vv. 11-13. Questa tribù fu
censita, vv. 14-20, dopo di che vennero presentati i doveri specifici di Gherson,
Kehath e Merari, vv. 21-37. Viene nuovamente sottolineata la separazione dei
Leviti quali sostituti dei primogeniti, che vengono quindi censiti
dall'infanzia, v. 22, invece che da 20 anni in su, come nel caso delle altre
tribù.
Funzioni assegnate ai Leviti
4:1-20. I Kehathiti. Il
sacerdote prefigura ogni singolo membro della chiesa di Cristo. Allo stesso
modo, i Leviti, chiamati dall'età di 30 anni fino a 50 anni, ad assumere la
responsabilità di sorvegliare e trasportare le cose sante del Signore attraverso
il deserto, raffigurano i credenti del Nuovo Patto che salvaguardano e
proteggono le cose preziose della "fede, che è stata una volta per sempre
tramandata ai santi" (Giuda 3), nel loro pellegrinaggio attraverso il deserto di
questo mondo.
4:21-28. I Ghersoniti. Ad ogni
Levita venne divinamente assegnata una funzione in base alla tribù di nascita
e alla maggiore età, ossia la maturità. Il ministerio nelle cose
sante non è solo affidato sulla base della rigenerazione spirituale, ma anche
sulla maturità cristiana. Nel cap. 3, Gherson, il più anziano, è al primo posto.
Ma egli prende una posizione secondaria rispetto a Kehath, mostrando che la
grazia divina designa il servizio e lo delinea minuziosamente per il credente
secondo la volontà di Dio.
4:29-49. I Merariti. Tutti i
Leviti, nella loro dedicazione alle cose sante del tabernacolo, illustrano la
nostra occupazione accanto a Cristo nella comunione con Dio e nel servizio santo
(cfr. Numeri 8:10).
Separazione dalla contaminazione
1-4. Separazione dai contaminati.
Impuri venivano considerati tanto i lebbrosi (cfr.
Levitico 13 e Levitico 14), quanto coloro che si erano
contaminati attraverso una secrezione fisica (vedi Levitico 15) o
per contatto con un morto. Questa condizione rendeva l'individuo inadatto a
servire l'Iddio vivente (cfr. Ebrei 9:14), e raffigura la
necessità di giudicare e allontanare il peccato come un ostacolo alla comunione
divina e al servizio.
5-10. La restituzione. Questa
riguardava i torti commessi nel campo. Il peccato non confessato non può essere
condonato tra il popolo di Dio. Sarebbe tragico se la grazia di Dio, che
garantisce il perdono illimitato, non disciplinasse il credente a dire "no"
all'empietà ed alle passioni mondane ed a "vivere in questo mondo
temperatamente, giustamente e piamente" (Tito 2:12). Per chi si
accosta a Dio non c'è nulla di più rovinoso che avere una sensibilità molto
debole all'estrema perversità del peccato (I Giovanni 1:7-9)
11-31. Separazione dall'adulterio.
Questa non era affatto una prova mediante giudizio divino,
così comune tra i popoli antichi e sopravvissuta in Europa fino al medioevo,
poiché la Legge mosaica condannava le superstizioni popolari e pagane di quei
giorni. Era, invece, un semplice rituale con cui il Signore manifestava la Sua
potenza nel punire questo grave peccato in modo da allontanarlo dal popolo di
Dio.
Il nazireato
1-8. Il voto. Consisteva nella
consacrazione volontaria di un individuo al Signore, v. 2. Esso implicava
l'astinenza dal vino, v. 3, simbolo dei piaceri naturali della vita (Salmi
104:15), e persino dall'uva in ogni forma, v. 4, che rappresenta le
gioie terrene, innocue in sé stesse ma che non possono dare al credente il
diletto nel Signore. Questa caratteristica è quindi il simbolo esteriore di un
arrendimento che trova tutta la sua gioia nel Signore. Con il voto di nazireato
era proibito tagliarsi i capelli, v. 5, un simbolo esteriore della propria
consacrazione al Signore. Il voto imponeva anche una rigida separazione dalla
contaminazione cerimoniale contratta attraverso il contatto con un morto, anche
quello di un caro, vv. 6-8. Sansone, Samuele e Giovanni Battista risaltano come
figure primarie del voto di nazireato. Come tutti gli atti volontari, anche il
voto di nazireato, poteva essere interrotto, come accadde a Sansone.
9-21. La purificazione del nazireo dalla contaminazione.
Erano prescritti vari riti sacrificali, che
prefiguravano la redenzione compiuta da Cristo. Questo fa pensare ai cristiani
che, contaminati dal mondo, possono essere purificati soltanto attraverso il
perdono e un riconoscimento delle proprie colpe in virtù dell'intercessione di
Cristo (I Giovanni 1:7-9).
22-27. Benedizione sacerdotale di un popolo purificato e
consacrato. Questa è una bella invocazione della
provvidenza, della grazia e del favore del Signore.
Le offerte dei capi
1-88. I capi delle tribù e le loro offerte.
I capi delle tribù offrirono carri e buoi per trasportare
il tabernacolo. Anche se i doni sono identici per ogni tribù, essi vengono
dettagliatamente riportati, non solo perché la ripetizione era caratteristica
degli antichi elenchi orientali, ma anche perché il Signore prende nota speciale
dei doni del Suo popolo. Ciò dimostra che a Suo giudizio l'offerta è una
questione personale. Soltanto i Ghersoniti e i Merariti ricevettero carri e buoi
secondo il loro bisogno. I Kehathiti furono designati per portare sulle spalle
gli arredi particolarmente sacri, e quindi non ricevettero nè buoi né carri. I
versetti da 84 a 88 riportano il totale delle offerte: 2. 400 sicli d'argento,
120 sicli d'oro e 240 animali da sacrificio.
89. La voce dal propiziatorio
manifestò il compiacimento del Signore nelle offerte dei capi alla dedicazione
dell'altare, in adempimento della promessa di Esodo 25:22.
Consacrazione dei Leviti
1-4. Il candelabro acceso,
(cfr. Esodo 25:31-40). L'accensione del candelabro a sette braccia
all'inizio del viaggio nel deserto puntava l'attenzione sul bisogno del popolo
di Dio che lo Spirito Santo (simboleggiato dall'olio nelle sette braccia)
diffondesse su loro la Sua luce, vv. 2, 4.
5-22. Purificazione dei Leviti.
Essi prima di tutto dovevano aspergersi di acqua, che
simboleggiava la loro purificazione dal peccato (Efesini 5:26;
Giovanni 15:3; Giovanni 17:17), poi dovevano radersi
tutto il corpo, dimostrando di mettere da parte ciò che apparteneva alla vecchia
natura, quindi dovevano lavare le proprie vesti, come figura dell'acqua della
Parola che purifica le abitudini e modi di vita dell'uomo. I sacrifici, elencati
nel v. 8, mostrano che la consacrazione è basata sull'espiazione per il peccato.
L'imposizione delle mani sui Leviti, da parte dei "figliuoli d'Israele", indica
l'identificazione di questi ultimi con i Leviti stessi, che li rappresentavano e
servivano Dio al posto loro, vv. 9, 10, così come al posto dei loro primogeniti,
vv. da 11 a 22.
23-26. Ripetizione dell'incarico di Levita.
Il periodo del servizio levita durava dai 25 ai 50 anni
d'età, una dichiarazione che non è in contraddizione con Numeri 4:3
dove dove viene detto: da 30 a 50 anni. Evidentemente i Leviti osservavano un
tirocinio di 5 anni prima che fosse data loro piena responsabilità per la cura
del tabernacolo.
La guida dei redenti
1-14. L'osservanza della Pasqua,
(vedi Levitico 23:4, 5). La prima Pasqua si tenne in Egitto.
Questa seconda osservanza, tenuta nel deserto del Sinai, durante il viaggio
verso Canaan, mostra quanto sia necessaria la "festa della redenzione" con il
suo sangue espiatorio per tutti coloro che sono pellegrini in questa terra (cfr.
Ebrei 11:13; I Pietro 2:11).
Una promessa misericordiosa fu fatta per coloro che erano cerimonialmente impuri
e per i viaggiatori, vv. 6-14.
15-23. Guida soprannaturale. La
colonna di nuvola di giorno e la colonna di fuoco di notte furono provvedute per
guidare il popolo. Nel deserto di questo mondo di peccato, privo di riferimenti
puri ed assoluti, il popolo di Dio ha bisogno della guida dello Spirito Santo
giorno e notte (Salmi 23:2, 3).
Le trombe d'argento, partenza degli israeliti
1-10. Le trombe d'argento.
Erano due ed erano di argento. Come la colonna di nuvola e quella di fuoco
furono date per guida visibile, queste trombe d'argento facevano conoscere il
pensiero del Signore in modo udibile, (Numeri 10:1-7). Aaronne e i
sacerdoti, che erano in comunione con Dio, dovevano soffiare nelle trombe per
far conoscere la volontà di Dio al popolo, (Numeri 10:8). Soffiare
nelle trombe con fede, nella loro condizione di popolo redento, avrebbe
assicurato ad Israele la vittoria, (Numeri 10:9). In tempo di
pace, le trombe dovevano essere suonate nelle feste solenni, durante i sacrifici
espiatori e all'inizio di ogni mese, per significare la fede nel riscatto e la
guida del Signore a favore del Suo popolo (Numeri 10:10) (cfr.
Levitico 23:24; Numeri 29:1; Salmi 81:3;
89:15; Isaia 27:13).
11-36. Partenza dal Sinai. La
nuvola si spostò, (Numeri 10:11-13), ed il popolo si spostò, con
la bandiera del campo di Giuda in avanguardia, (Numeri 10:14-17),
seguita da quella di Ruben, (Numeri 10:18-21), di Efraim, (Numeri
10:22-24), e di Dan, (Numeri 10:25-28). Sebbene Dio avesse
promesso ad Israele di guidarlo anche nella via del deserto, attraverso la
colonna di nuvola e di fuoco, Mosè chiese ad Hobab, suo cognato, di fare da
guida, dimostrando come il principio della guida divina non escluda interventi
umani che siano, ovviamente, sempre nella volontà di Dio.
Fallimento a Taberah e Kibroth-Hattaava
1-3. Mormorio a Taberah. Questa
prima lamentela del popolo di Dio così ben ordinato, curato e guidato da Dio
verso la terra promessa è razionalmente inspiegabile, e trova l'unica
spiegazione nel fatto che "il cuore dell'uomo è insanabilmente maligno" (Geremia
17:9). Il castigo fu un fuoco consumante. Quindi, il luogo fu ricordato
col nome Taberah che significa proprio "incendio".
4-9. Rifiuto della manna.
"L'accozzaglia di gente raccogliticcia" era senza dubbio composta da schiavi non
israeliti scappati con Israele dall'Egitto, i quali non sapevano nulla della
redenzione di Dio. Essi raffigurano coloro che sono incapaci di appropriarsi o
di apprezzare Gesù Cristo quale Pane di Dio (cfr. Esodo 16:14-22),
che concupiscono cose piacevoli alla carne e contrarie alla Parola di Dio.
10-30. Lamento di Mosè e designazione dei 70 anziani.
La situazione era tale da mettere a dura prova il
coraggio di qualsiasi conduttore. Di conseguenza, furono divinamente designati
70 aiutanti di Mosè nell'amministrazione, (cfr. Esodo 18:17-23)
riempiti di Spirito Santo al punto che Eldad e Medad profetizzarono nel campo, (Numeri
11:26, 27). L'umiltà di Mosè è mostrata nei (Numeri 11:28-30).
31-35. Le quaglie e la piaga.
Ci fu un'abbondanza di quaglie "a una altezza di circa due cubiti (un metro)
sulla superficie del suolo", e per questo potevano essere prese facilmente. La
concupiscenza degli Israeliti fu punita con una grande piaga, (Numeri
11:33), ed il luogo fu chiamato Kibroth-Hattaava, che significa
"sepolcri della concupiscenza", vv. (Numeri 11:34, 35).
Le critiche di Maria e Aaronne a Mosè
1-10. La ribellione di Maria e Aaronne.
La causa generica di questa ribellione fu la gelosia del
primato di Mosè ed il suo matrimonio con una donna etiope. La profetessa Maria (Esodo
15:20), principale responsabile, fu punita con la lebbra, manifestando
il peccato che era consistito nell'aver parlato contro un servitore del Signore,
a cui Dio si era particolarmente rivelato, (Numeri 12:6-8), ma che
continuava ad essere insuperabilmente mansueto, (Numeri 12:3).
Quest'ultima è un'annotazione necessaria alla narrazione e non incompatibile con
la paternità mosaica del Pentateuco.
11-16. Il ravvedimento di Aaronne e l'intercessione di
Mosè. In questi versetti è espressa la
riabilitazione di Maria e della sua comunione con il popolo d'Israele, dopo
l'intercessione dei suoi fratelli.
Kades Barnea: il resoconto negativo delle spie
1-25. Gli esploratori. Per
espresso desiderio di Dio, ma anche in risposta alla richiesta del popolo stesso
(Deuteronomio 1:19-25), furono inviate delle spie per esplorare la
Terra Promessa, (Numeri 13:1-3). Dei dodici nomi elencati, (Numeri
13:4-15), solo Giosuè e Caleb appaiono in altre parti della Bibbia. In
questa occasione Mosè cambiò il nome di Hoscea ("salvatore") in Giosuè,
Jehoshua, che significa "Yahwèh salva", (Numeri 13:16). Gli
esploratori dovevano prima andare al Negheb, la parte meridionale del paese, e
poi sulle montagne o sui rilievi montuosi centrali, (Numeri 13:17),
verso la fine di luglio e l'inizio di agosto, il tempo delle prime vendemmie, (Numeri
13:20). Ad Eshcol, che significa "grappolo", essi si procurarono un
grande grappolo d'uva, (Numeri 13:23). La regione di Hebron è
famosa per l'uva, lì si trovano grappoli che pesano da 4,5 kg a quasi 7,5 kg,
portati spesso su stanghe per evitare che l'uva si maceri sul terreno.
26-33. Il resoconto dell'incredulità.
Il paese era veramente come Dio aveva detto, (Numeri
13:26-27). Ma la parola "soltanto" del v. 28 esprime tutta la loro
incredulità. Città fortificate con alte mura erano caratteristiche della
Palestina arcaica, come hanno mostrato gli scavi archeologici, (Numeri
13:28), e si trattava di "un paese che divora i suoi abitanti", a motivo
delle continue lotte tra le città di quell'epoca che tendevano a ridurne la
popolazione, (Numeri 13:32). Caleb proclamò la sua fede, (Numeri
13:30), ma l'incredulità generale soffocò il suo parere, (Numeri
13:31).
Kades: la tragedia dell'incredulità
1-10. La ribellione del popolo.
L'incredulità delle spie seminò un terribile senso di
disperazione che sfociò in una ribellione aperta contro Mosè ed il Signore, (Numeri
14:1-5). Le esortazioni di Giosuè e Caleb irritarono gli israeliti al
punto di rischiare la morte, (Numeri 14:6-10).
11-25. L'intercessione di Mosè.
In Numeri 14:13-19 abbiamo una bella preghiera d'intercessione
rivolta a Dio da Mosè in favore del popolo ribelle. Il Signore ascoltò quella
preghiera, risparmiando Israele. Vengono menzionate le dieci tentazioni del
popolo contro l'Eterno, (Numeri 14:22) (cfr. Esodo 14:11, 12;
Esodo 15:23, 24; Esodo 16:2; Esodo 16:20;
Esodo 16:27; Esodo 17:1-3; Esodo 32:1-10;
Numeri 11:1; Esodo 11:4; Esodo 14:2).
In Numeri 14:23-25 viene accennata anche la loro punizione.
26-39. La sentenza divina.
Anche se il deserto, le esperienze del Mar Rosso, Mara, Elim ed il Sinai erano
parte del piano di Dio per il Suo popolo, successivamente un riferimento
spirituale per l'esperienza di ogni credente, il vagabondare di Israele nel
deserto non lo era! Il Mar Rosso parla di come Dio li abbia liberati
dall'Egitto, simbolo del mondo (Galati 6:14). Mara parla della
grazia di Dio che trasforma le prove in benedizioni. Elim parla della potenza di
Dio nel garantire il riposo ed il ristoro del popolo se cammina nelle Sue vie.
Il Sinai rivela l'infinita santità di Dio da una parte e la perversità dell'uomo
dall'altra (Romani 7:7-24). Tutto ciò è stato scritto per nostro
ammaestramento (cfr. I Corinzi 10:1-11; Ebrei 3:1;
Ebrei 4:16).
40-45. Un nuovo peccato: la presunzione.
Il peccato dell'incredulità, con il rifiuto di lottare per
la conquista della Terra Promessa in forza delle promesse di Dio, veniva ora
seguito da un ulteriore peccato di presunzione. Essi rifiutarono di credere
nella gravità del giudizio di Dio, decidendo di combattere senza l'aiuto del
Signore, soltanto con le loro forze. La tragica sconfitta era inevitabile.
Significato spirituale di Kades
Il popolo ebbe fede nel sangue della redenzione (Esodo
12:28) per lasciare l'Egitto (il mondo), ma
mancò della fede necessaria per entrare nel riposo di Canaan, per godere la
conquista sui nemici ed il possesso vittorioso di un paese in cui scorreva il
latte e il miele (Ebrei 3:1-4:16).
In altre parole, essi non gustarono la vittoria spirituale.
Leggi varie
1-31. Norme relative ai sacrifici nel paese.
Due dichiarazioni divine relative alle offerte (Numeri 15:1, 17),
sono degne di nota in quanto furono fatte apparentemente nel momento preciso in
cui il popolo si volgeva dal paese della promessa all'incredulità. Ma la fedeltà
di Dio lascia sereni. È una garanzia il fatto che Dio li abbia condotti nella
loro eredità nonostante l'incredulità e l'infedeltà, in quanto Egli è lento
all'ira e di gran benignità. Ma quella generazione sarebbe morta nel deserto,
Dio avrebbe introdotto solo il rimanente. Essi avrebbero offerto i sacrifici
descritti nel Levitico.
32-36. Il violatore del sabato.
Fu un caso di arroganza, menzionato in Numeri 15:30,
31, che fornisce un esempio della severità della Legge mosaica.
37-41. Le nappe con il cordone violetto
agli angoli delle vesti, ricordavano agli Israeliti che dovevano essere un
popolo santo, separato, in osservanza ai comandamenti di Dio. I giudei Hasidim,
aderenti di una corrente religiosa pietista sorta all'interno dell'ebraismo nel
XVIII secolo, si distinguono tuttora per le loro nappe. Questi non sono da
confondere, però, con gli Hasidim (che significa "pio") dell'A.T., scomparsi al
tempo della rivolta dei Maccabei, e precursori dei Farisei del N.T.
La ribellione di Kore, Dathan e Abiram
1-19. La ribellione. Il peccato
di Kore fu il rifiuto dell'autorità di Mosè quale portavoce di Dio e la palese
intrusione nell'ufficio di sacerdote, perché "nessuno si prende da sé
quell'onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio come nel caso d'Aaronne" (Ebrei
5:4). Kore e i 250 insorti che lo seguirono tentarono di creare un
ordine sacerdotale senza il consenso di Dio (Ebrei 5:10).
20-50. La punizione.
L'apparizione della gloria del Signore, (Numeri 16:19), risolse la
situazione. Kore e gli insorti furono ingoiati da un terremoto e scesero vivi
nello Sheol, (Numeri 16:27-33). Il fuoco dal cielo divorò i 250
uomini che avevano offerto l'incenso, (Numeri 16:35), ma i
figliuoli di Kore non perirono (cfr. Numeri 26:11), e ciò mostra
la grazia sovrana di Dio (cfr. I Cronache 6:54-67; I
Cronache 9:19-32; I Cronache 26:1-20; II Cronache
23:3, 4, 19; II Cronache 31:14-18). Fu approntata una
commemorazione di questo evento, quale monito permanente, forgiando dai turiboli
per l'incenso che i ribelli avevano usato un rivestimento per l'altare, (Numeri
16:36-40). L'arresto da parte di Aaronne della piaga causata dai
mormorii degli Israeliti, (Numeri 16:41-50), mostra la necessità
del sacerdozio di Colui che fece l'espiazione nella presenza di Dio per salvare
il Suo popolo.
La verga d'Aaronne
1-6. Il comando divino. La
direttiva data ad ogni capo tribù di portare una verga di mandorlo con su inciso
il nome della tribù, accanto alla verga di Levi che portava il nome di Aaronne
come suo rappresentante, era intesa a fornire un'ulteriore prova della scelta
irrevocabile, da parte del Signore, dei Leviti come ministri e dei discendenti
di Aaronne come sacerdoti.
7-13. Il segno. In mezzo a
coloro che morivano per fare "l'espiazione" (Numeri 16:46-48),
Aaronne ci ricorda Cristo nella Sua opera di redenzione. Tutti i capi delle
tribù presentarono delle verghe senza vita. Il Signore fece spuntare la vita
solo dalla verga di Aaronne, che divenne una figura di Cristo nella
risurrezione, riconosciuto da Dio come Sommo Sacerdote. Tutti i fondatori delle
più svariate religioni sono morti. Solo Cristo è risuscitato dai morti ed è
stato esaltato per essere Sommo Sacerdote (Ebrei 4:14; Ebrei
5:4-10). Il sacerdozio di Aaronne, sfacciatamente rinnegato
dall'insurrezione di Kore, riceveva qui la permanente ratifica divina, v. 10,
che metteva a tacere i ribelli; per questo la verga di Aaronne fu posta come
ricordanza nel tabernacolo (Ebrei 9:4). La ribellione di Kore
fornì due elementi al tabernacolo: le lamine ricavate dai turiboli per rivestire
l'altare (Numeri 16:38) e la verga fiorita di Aaronne.
L'importanza del sacerdozio levitico
1-7. Doveva portare l'iniquità.
I sacerdoti dovevano eseguire meticolosamente ogni prescrizione divina e fare
l'espiazione per le iniquità commesse nel santuario e nell'esercizio del
sacerdozio. Ciò era indispensabile affinché non vi fosse "più ira contro i
figliuoli d'Israele", (Numeri 18:5). La ribellione di Kore era
tanto perversa perché diretta proprio contro ciò che rappresentava la sicurezza
d'Israele. Se non fosse stato per il servizio sacerdotale, tutto Israele sarebbe
stato distrutto dall'ira di Dio. Così Cristo, nostro Sommo Sacerdote, vive in
eterno ed intercede per noi (Ebrei 7:25; cfr. I Timoteo 2:5).
8-32. Doveva essere adeguatamente ricompensato.
Né i sacerdoti, né i Leviti dovevano avere eredità in
Israele, per evitare così una casta sacerdotale ricca come quelle esistenti in
Egitto ed in altre nazioni antiche. Tuttavia, i sacerdoti dovevano ricevere una
larga parte delle offerte, come le oblazioni, le offerte per il peccato e di
riparazione, (Numeri 18:8, 11); doni delle primizie, (Numeri
18:12, 13), cose consacrate, (Numeri 18:14), e danaro dal
riscatto dei primogeniti, (Numeri 18:15, 19). Aaronne non doveva
avere alcuna eredità terriera, in quanto il Signore stesso era la sua eredità, (Numeri
18:20). I Leviti dovevano ricevere una decima, (Numeri 18:21, 24),
e dare proporzionalmente a ciò che avevano ricevuto, (Numeri 18:25-32).
Prescrizione della giovenca rossa
1-10. La prescrizione. Questa
norma fu istituita a motivo del contatto frequente con la morte che gli
Israeliti avevano avuto durante il periodo di 40 anni nel deserto (cfr. I
Corinzi 10:5, 8, 9).
11-22. Il significato. La
giovenca rossa è simbolo del sacrificio di Cristo fondamento della
purificazione di un credente dalle contaminazioni del peccato contratte durante
il pellegrinaggio (I Giovanni 1:7; I Giovanni 2:2;
cfr. Giovanni 13:3-10). La scelta di un animale rosso è dovuta,
forse, ad una associazione di quel colore con il peccato (Isaia 1:18).
L'assenza di macchie, ossia la caratteristica di non avere difetti del v. 2, ci
parla della purezza di Cristo (cfr. Ebrei 9:13, 14). Doveva essere
un animale sul quale non era mai stato posto il giogo. Cristo era completamente
arreso alla volontà del Padre (Salmi 40:7, 8; Ebrei 10:5-9)
e non aveva bisogno di alcuna coercizione. La giovenca veniva uccisa "fuori del
campo", v. 3 (Ebrei 13:12). L'aspersione del sangue, fatta sette
volte verso il tabernacolo, raffigura una espiazione totale, v. 4. Le ceneri
della giovenca erano la ricordanza di un sacrificio già accettato. La morte
qui simboleggia gli effetti contaminanti del peccato, che rende il santo con una
coscienza contaminata, indegno di "servire all'Iddio vivente" (Ebrei 9:14).
Il peccato di Mosè; morte di Aaronne
1-13. Il peccato di Mosè.
Questo capitolo si apre con la morte di Maria e si chiude con la morte di
Aaronne e tra i due eventi viene citato il peccato di Mosè.
I lunghi anni nel deserto furono caratterizzati da trasgressioni e morte (cfr.
Amos 5:25, 26; Atti 7:42, 43; I Corinzi
10:1-10). Eppure la grazia di Dio non lasciò mai il popolo peccatore (Deuteronomio
2:7; Deuteronomio 29:5). Persino Mosè peccò quando fu
messo alla prova dai mormorii del popolo impaziente, che a Meriba, vv. 2-6, fu
afflitto nuovamente dalla sete come in Esodo 17:1-7 (cfr.
Deuteronomio 32:51).
Il peccato di Mosè fu duplice: (1) disubbidienza presuntuosa. Egli
avrebbe dovuto parlare alla roccia, non colpirla una volta, né tantomeno due
volte, vv. 10, 11. (2) Autoesaltazione, assumendo un'autorità che non gli
apparteneva. Egli non avrebbe dovuto dire: "Vi farem noi uscir
dell'acqua?", mettendo arrogantemente sé stesso al posto di Dio, vv. 10-13.
14-22. Vane trattative con Edom.
I discendenti di Esaù, il fratello d'Israele (Giacobbe), negarono il passaggio
agli Israeliti, esasperando così la crudeltà della loro sovranità ed i legami
razziali con i discendenti di Giacobbe.
23-29. Morte di Aaronne.
Aaronne morì sul Monte Hor. Suo figlio Eleazar gli successe. Il Monte Hor (Djebel
Harun) è situato a 50 km ca. a S del Mar Morto.
Il serpente di rame
1-3. Vittoria sui Cananei. Il
re Arad, nel Negheb, l'arida regione a S di Beer-Sceba, fu sconfitto e le sue
città votate alla completa distruzione.
4-9. Il serpente di rame. Gli
israeliti, per l'ennesima volta cominciarono a lamentarsi, (Numeri 21:4, 5),
e furono puniti con una razza di serpenti velenosi, (Numeri 21:6, 7).
Il serpente di rame che Mosè costruì, dietro le direttive di Dio, e poi appese
su un palo a cui dovevano guardare coloro che erano stati morsi, prefigura
Cristo "fatto esser peccato per noi" (Giovanni 3:14, 15; II
Corinzi 5:21), il Quale portò i nostri peccati sul legno del giudizio (Romani
8:3). Il serpente (Genesi 3:14), come strumento di Satana
nella caduta dell'uomo, fu usato da Dio come un'illustrazione presa dalla natura
per indicare gli effetti del peccato: da una creatura bella e pura ad un
serpente ripugnante. Il serpente di rame raffigura anche il peccato, giudicato
sulla croce di Cristo. Guardare al serpente di rame per ricevere guarigione dai
morsi dei serpenti è figura della fede nell'opera di Cristo per ricevere
guarigione spirituale dal veleno del peccato, (Numeri 21:6, 7). Il
fatto che il serpente divenne ingiustamente un oggetto di adorazione e, quindi,
di idolatria, mostra come l'uomo può utilizzare male ciò che Dio provvede (cfr.
II Re 18:4). Il re Ezechia lo distrusse nel 700 a.C. ca.
10-35. Viaggio gioioso verso la Transgiordania.
Dopo la guarigione si udì un canto gioioso, (Numeri
21:17). In questi versetti vi è un'interessante sequenza spirituale:
primo la redenzione, (Numeri 21:8, 9; Giovanni 3:14,
15); secondo l'acqua che parla del dono dello Spirito, (Numeri
21:16; Giovanni 7:37-39); terzo la gioia, (Numeri
21:17, 18; Romani 14:17); quarto la potenza, (Numeri
21:21-35), visibile nella vittoria su Sihon, re degli Amorei, e su Og,
re di Bashan.
Balak e Balaam, il profeta mercenario
1-20. Balak chiama Balaam.
Balak, re di Moab, timoroso perché Israele passava sulla via per Canaan, mandò a
chiamare Balaam, originariamente un indovino pagano di Pethor, una città della
Mesopotamia (Deuteronomio 23:4). A Balaam fu chiesto di maledire
gli Israeliti, con i suoi poteri magici e demoniaci, mentre il popolo era
accampato nella pianura di Moab (1401 a.C. ca.). Balaam, che significa
"divorante", fu senza dubbio attratto dal Signore, come Jethro (Esodo 18)
e Rahab (Giosuè 2), per la fama della liberazione d'Israele
dall'Egitto (Esodo 15:14; Giosuè 5:1), e decise di
praticare le sue doti di oracolo nel nome del Dio d'Israele.
21-35. Balaam si reca da Balak.
Balaam venne a conoscenza della volontà di Dio, v. 12, ma
non la seguì. Egli preferì, piuttosto, la propria inclinazione egoista,
preferendo la volontà permissiva di Dio, v. 20. Il caso dell'asina parlante è un
esempio dell'onnipotenza di Dio e non deve essere giudicato con scetticismo
(cfr. la conferma del miracolo, II Pietro 2:15, 16).
36-41. Balaam con Balak. Balaam
è tipo del profeta mercenario, che vuole ottenere benefici economici dalla
propria posizione, ed è per questo che l'apostolo Pietro menziona "la via
di Balaam" (II Pietro 2:15). "I traviamenti di Balaam" (Giuda
1:11) sono l'errore del profeta-indovino nel pensare che Dio doveva
necessariamente maledire la nazione d'Israele a motivo del suo peccato. "La
dottrina di Balaam" (Apocalisse 2:14) era l'insegnamento
del profeta avido di danaro che abbandonò il cammino di consacrazione per
conformarsi al mondo (Numeri 31:15, 16; Giacomo 4:4).
Le prime due allegorie profetiche di Balaam
1-12. Prima allegoria e sua conseguenza.
Viene presentata prima la preparazione del sacrificio, (Numeri 23:1-6),
per la profezia stessa, (Numeri 23:7-10). Era impossibile per
Balaam maledire Israele che Dio aveva benedetto, (Numeri 23:8),
benchè la sua condizione fosse moralmente riprovevole, e ciò richiedeva
l'azione disciplinare del Signore. Come risultato della grazia sovrana di Dio
essi erano una nazione santa, diversa dalle altre nazioni, (Numeri
23:9-10).
13-30. Seconda allegoria e sua conseguenza.
La preparazione del sacrificio e la conversazione con Balak, (Numeri
23:13-17), sono fasi introduttive al secondo oracolo stesso, (Numeri
23:18-24). Viene enfatizzato, malgrado tutto, la fedeltà di Israele a
Dio, (Numeri 23:18-19). La benedizione decretata da Dio non poteva
essere revocata da Balaam, (Numeri 23:20), né tantomeno da tutto
il sinistro potere dell'occultismo pagano, (Numeri 23:23). Gli
oracoli vanno interpretati come letterali per Israele e figurativi per i
cristiani. La posizione di Israele, come risultato della redenzione, era
perfetta, (Numeri 23:21-22) anche se la loro condizione
richiedeva la disciplina divina. Allo stesso modo il credente è salvato per
mezzo di Cristo (Giovanni 3:14), ma egli può aver bisogno
dell'azione disciplinatrice del Padre (I Corinzi 11:30-32;
II Corinzi 1:4-9), poiché chi "avrà perseverato sino alla fine sarà
salvato" (Matteo 10:22). Comunque sia, come Dio era dalla parte di
Israele e contro Balak e tutti i nemici di Israele, (Numeri 23:23),
allo stesso modo Egli è "per noi".
Le due ultime allegorie profetiche di Balaam
1-14. Terza allegoria e sua conseguenza.
Come introduzione alla terza allegoria, (Numeri 24:2-9), vi è il
resoconto della rinunzia ai presagi da parte di Balaam e della venuta dello
Spirito di Dio su di lui, in una visione, (Numeri 24:4), per farlo
profetizzare intorno alla gloria del futuro regno di Israele, (Numeri
24:5-7). "Il suo re", realizzatosi infine nel Messia, "sarà più in alto
di Agag", (Numeri 24:7), il nome tradizionale del re di Amalek (I
Samuele 15:8), l'irriducibile nemico d'Israele, che può rappresentare
sia l'anticristo che tutti i movimenti antisemiti della storia. Il Regno del
Re-Messia sarà esaltato e vittorioso come un leone sulla preda, vv. (Numeri
24:8, 9). L'allusione di Balaam alla benedizione su coloro che
benedicono Israele e alla maledizione per coloro che lo maledicono, richiama il
patto di Abramo (Genesi 12:3). Inoltre, vengono esposte la
reazione adirata di Balak, (Numeri 24:10), e la risposta di Balaam,
(Numeri 24:10-14).
15-25. Ultima allegoria e sua conseguenza.
Questa è la più rimarchevole delle quattro allegorie, contenente una magnifica
profezia messianica: "Un astro sorge da Giacobbe e uno scettro s'eleva da
Israele, che colpirà Moab da una capo all'altro". Anche se i simboli regali
dell'"astro" e dello "scettro" prefigurano la dinastia davidica, il cui impero
comprendeva la Terra Promessa (Genesi 49:10), tuttavia, queste
parole potrebbero anche riferirsi al ristabilimento d'Israele, quando Gesù
ritornerà (Atti 1:6, 7). Allora i nemici di Israele: Moab, Edom,
Amalek, Assur, Eber e Kittim, che raffigurano le nazioni pagane degli ultimi
giorni, saranno giudicati (Matteo 25:31-46). Prima che il regno di
Israele venga stabilito.
Il peccato degli Israeliti nelle pianure di Moab
1-3. Il peccato. Balaam indusse
gli israeliti alla fornicazione e all'idolatria (cfr. Numeri 31:16;
Apocalisse 2:14; Giacomo 4:4). Anche se Balaam, come
strumento di Satana, non potè far volgere il Signore contro Israele, riuscì però
a portare Israele lontano dal Signore. Baal-Peor (che significa "signore
dell'apertura"), adorato vicino il Monte Pisga, (Numeri 25:3; cfr.
Deuteronomio 4:3; Salmi 106:28; II Samuele
5:20), era un dio delle campagne e della fertilità, ritenuto
responsabile della fecondità delle famiglie, delle greggi e dei campi. Questo
dio era adorato negli alti luoghi o in cima alle colline attraverso riti
abominevoli.
4-9. La punizione. Ci fu un
grande massacro di 24.000 persone (23.000 in I Corinzi 10:8,
perché viene computata solo la gente comune che perì, non contando i mille capi
del popolo che furono evidentemente giustiziati prima, Numeri 25:4).
10-18. L'atto di Fineas e sua ricompensa.
Lo zelo di Fineas salvò il popolo da un ulteriore giudizio,
(Numeri 25:11), e fu premiato con un patto di pace e con un
sacerdozio perpetuo, (Numeri 25:12, 13). In questo egli ci ricorda
Cristo. I Madianiti dovettero essere sterminati, (Numeri 25:16-18),
per mostrare come il popolo di Dio non deve cadere nelle trappole del
compromesso e dell'apostasia.
Il nuovo censimento
1-51. Il comando e la sua esecuzione.
Dopo la piaga e gli eventi del deserto fu fatto il nuovo
censimento, che risultò di poco inferiore a quello precedente (cfr. Numeri
1:46 con Esodo 38:25, 26).
52-65. Un giusto metodo di divisione del paese.
La nuova revisione delle liste militari fornì delle cifre
per una divisione più equa del paese mediante il sorteggio. È da notare
l'adempimento del giudizio di Dio, (Numeri 26:64, 65); ma un
paragone tra Giosuè 14:1 e Giosuè 22:13 mostra che
sia Eleazar che Fineas entrarono in Canaan. Evidentemente la sentenza di
esecuzione si applicava solo alle tribù che erano state precedentemente censite
due volte. La tribù di Levi non era stata censita più di una volta, perché tra
le spie inviate per esplorare Canaan (Numeri 13:4-15), non vi era
alcuno dei suoi. Per questa ragione, non avendo concorso allo scoraggiamento del
popolo a Kades Barnea, non fu soggetta a questo giudizio.
Le figlie di Tselofehad; annuncio della morte di Mosè
1-11. Legge relativa alle eredità.
Il caso di un uomo che era morto senza lasciare eredi maschi, ma solo figlie,
divenne l'occasione per un'ulteriore elaborazione delle leggi ebraiche relative
all'eredità. Le figlie avrebbero ricevuto il diritto d'eredità, ma dovevano
sposarsi solo all'interno della propria tribù (cfr. Numeri 36:8).
12-23. Designazione del successore di Mosè.
Ricevuto l'annuncio della sua morte, (Numeri 27:12-14), il grande
conduttore dimostrò la sua umiltà ed il suo altruismo nel pensare soltanto agli
interessi del popolo di Dio, (Numeri 27:15-17).
Giosuè fu scelto da Dio, (Numeri 27:18), e incaricato da Mosè, (Numeri
27:22).
Le offerte per le feste stabilite
28:1-29:11. La parte che spettava al Signore.
Doveva essere presa dalle offerte giornaliere, Numeri 28:1-8, le
offerte settimanali, Numeri 28:9, 10, le offerte mensili,
Numeri 28:11-15, la Pasqua, Numeri 28:16-25, la festa
delle primizie, Numeri 28:26-31, la festa delle trombe,
Numeri 29:1-6, ed il giorno dell'espiazione, Numeri 29:7-11.
La chiave per comprendere queste offerte è in Numeri 28:2: "Dà
quest'ordine ai figliuoli di Israele, e dì loro: avrete cura d'offrirmi al tempo
stabilito la mia offerta, il cibo dei miei sacrifizi fatti
mediante il fuoco, e che mi sono di soave odore". Cfr. Levitico 23
per il significato delle feste stabilite.
29:12-40. Preminenza data alla festa delle Capanne e alle
sue offerte. Per una maggiore chiarificazione, è
buono confrontare questi versetti con Levitico 23:33-44. I sette
giorni di festa "guardavano" avanti, all'età del regno d'Israele e del suo
culto, commemorando una redenzione compiuta, mentre l'ottavo giorno di solenne
riposo, (Numeri 29:35), "guarda" alla condizione nell'eternità.
Leggi relative ai voti
1, 2. Voti di un uomo. L'uomo
che mantiene la sua parola, che adempie i voti, dimostra la santità e
l'importanza del voto nell'antico Israele.
3-16. Voti di una donna. Queste
ingiunzioni riguardavano voti e pegni fatti da una donna in cui erano anche
implicati degli uomini come capi di famiglia, ed erano eccezioni alla regola
generale. Il voto di una figlia non sposata che viveva in famiglia, (Numeri
30:3-5), poteva essere annullato da suo padre o, sposandosi, da suo
marito, ma solo se l'obiezione al voto veniva pronunciata nel giorno che egli ne
veniva a conoscenza. La legge si applicava anche alle vedove e alle ripudiate.
Si veda Levitico 27.
Guerra contro Madian
1-12. Il comando divino. La
vendetta su Madian fu l'ultimo atto ufficiale della conduzione di Mosè, sebbene
fosse stata comandata precedentemente (Numeri 25:16-18). Questa
guerra serviva a mostrare che i servitori di Dio non devono mai scendere a
compromessi con l'apostasia idolatra come aveva fatto Balaam, (Numeri 31:8).
La sconfitta di Madian, (Numeri 31:3), è la stessa che Dio ha
riservato a tutti gli apostati e ai nemici del Suo popolo (cfr. Isaia
63:1-6; II Tessalonicesi 1:7-9).
13-54. Purificazione, raccolta del bottino e offerte.
Dio diede ad Israele una vittoria completa,
sradicando il pericolo dell'apostasia, e Israele offrì a Dio, con
ringraziamento, il bottino della conquista.
La parte di Ruben, Gad e Manasse
1-24. La loro richiesta e discussione con Mosè.
Si trattò, in effetti, di una richiesta egoista caratterizzata da una
convenienza mondana, (Numeri 32:1-5). Inoltre, il territorio che
scelsero era al di fuori della Terra Promessa, dimostrando così la loro
incredulità e propensione a schivare la battaglia.
Il rimprovero di Mosè, (Numeri 32:6-15), ricordò loro i frutti
dell'incredulità a Kades, quando furono inviati gli esploratori. Il compromesso
raggiunto fu quello di unirsi ai loro fratelli per combattere in Canaan prima di
stabilirsi definitivamente nel paese, (Numeri 32:16-24).
25-42. La sistemazione finale.
Le tribù di Ruben e Gad e la mezza tribù di Manasse, (Numeri 32:33),
ottennero le terre ricche di pascoli della Transgiordania, ma la loro scelta fu
paragonabile alla decisione egoistica di Lot (Genesi 13:5-11) e
manifestò risultati simili d'incredulità e di adeguamento al mondo (II Re
15:29; I Cronache 5:25, 26).
Sommario del viaggio di Israele
1-17. Prima e seconda fase.
Questo capitolo mostra l'interesse di Dio per il Suo popolo. La prima fase fu
dall'Egitto al Sinai, (Numeri 33:1-15). La seconda fu dal Sinai a
Hatseroth, (Numeri 33:16, 17).
18-49. Terza e quarta fase. La
terza fase fu da Rithma a Kades, (Numeri 33:18-36), i 38 anni
spesi vagando nel deserto. La quarta fase fu da Kades alla pianura di Moab, nel
quarantesimo anno, (Numeri 33:37-49). La maggior parte dei 21
luoghi citati nel resoconto del viaggio messo per iscritto da Mosè rimangono
tuttora non identificati.
50-56. Istruzioni di sterminio dei Cananei.
Gli idolatri ed ogni traccia della loro idolatria dovevano
essere assolutamente eliminati. La ragione di tutto ciò è data in (Numeri
33:55) (cfr. Giosuè 23:13).
Istruzioni per la conquista e ripartizione di Canaan.
Vedi Numeri 33:50-56. I Cananei dovevano essere sterminati.
1-29. Spartizione della terra.
Vengono dati i confini del paese, (Numeri 34:1-12), ed i nomi
degli uomini che l'avrebbero spartito, (Numeri 34:13-29).
Città levitiche e città di rifugio
1-8. Le città levitiche. In
tutto erano 48 ed includevano 6 città di rifugio, che vengono specificate (cfr.
Genesi 49:5-7). Le città furono messe a parte perché i Leviti non
avevano ricevuto un'eredità come le altre tribù (Levitico 25:32-34;
Giosuè 21; I Cronache 6:54-81).
9-34. Le città di rifugio. Le
sei città di asilo vengono qui descritte (Deuteronomio 4:41-43;
Deuteronomio 19:1-13). Esse servivano a porre un freno alla legge
della vendetta di sangue, così che un sospetto omicida poteva ricevere un
giudizio provato, (Numeri 35:12). Viene distinto l'omicidio
volontario da quello involontario, (Numeri 35:16-34).
Le città di rifugio forniscono un'immagine del Signore Gesù Cristo che protegge
il peccatore dal giudizio (Esodo 21:13; Deuteronomio 19:2-9;
Salmi 46:1; Salmi 142:5; Romani 8:1;
Filippesi 3:9).
Leggi dell'eredità femminile
1-4. La richiesta della tribù di Manasse.
L'oggetto della petizione era ottenere che l'eredità
tribale, spettante alle donne, rimanesse nella tribù (cfr. Numeri 27).
5-12. La risposta di Mosè. Mosè
approvò la richiesta. Numeri 36:13 si riferisce a tutti gli
statuti o comandamenti promulgati da Mosè nelle pianure di Moab (capp. 27-36).