Levitico 1.

L'olocausto

 

1-9. Il vitello. Le prime parole del Signore riguardano il sacrificio di soave odore, l'olocausto, l'oblazione ed il sacrifizio d'azione di grazie. Essi prefigurano Cristo nella Sua perfezione e totale dedizione alla volontà del Padre. Le offerte senza "soave odore", cioè il sacrificio per il peccato ed il sacrifizio di riparazione, raffigurano Cristo che porta l'intera colpa del peccatore. L'olocausto raffigura Cristo che offre Sé stesso senza macchia a Dio (Ebrei 9:11-14; Ebrei 10:5-7). Il vitello presenta Cristo come il Servo paziente e "ubbidiente fino alla morte" (Filippesi 2:5-8). Il fatto che l'offerente mette la sua mano sulla testa dell'olocausto è una figura del credente che si identifica con la sua offerta. È la fede del credente nell'identificarsi con Cristo (Romani 4:5; Romani 6:3-11) che morì come suo Sacrificio per il peccato (II Corinzi 5:21; I Pietro 2:24).

10-13. La pecora o capra. La pecora (agnello) raffigura il Signore nel Suo volontario concerdersi alla morte della croce (Isaia 53:7; Giovanni 1:29).

14-17. La tortora o il piccione parla dell'innocenza afflitta (Isaia 38:14; Isaia 59:11; Ebrei 7:26) ed è connessa con la povertà (Levitico 5:7). Ciò ritrae Colui che si fece povero affinché, attraverso la Sua povertà, noi potessimo diventare ricchi (II Corinzi 8:9).

 

 

 

Levitico 2.

L'oblazione

 

1-3. Significato generale. In questa offerta senza spargimento di sangue è prefigurata l'umanità senza peccato di Gesù Cristo: l'unico Uomo perfetto. La sostanza dell'oblazione era il fior di farina, macinato uniformemente, raffigurante la perfezione presente in ogni parte dell'umanità di Cristo. Il fuoco può rappresentare le sofferenze umane di Cristo fino alla morte. Aaronne e i suoi figliuoli condividevano questa offerta, v. 3, simboleggiando il nostro cibarci di Cristo (Giovanni 6:51-54).

4-11. L'oblazione cotta. Il pane, anche questo non lievitato, che prima viene cotto e poi fatto a pezzi, illustra la scena dell'ultima cena in cui Cristo spezzò il pane non lievitato come simbolo della propria morte sul Calvario (cfr. Matteo 26:26; Marco 14:22; Luca 22:19).

12-16. L'offerta delle primizie. In connessione con le primizie, viene menzionato il sale, "segno del patto del tuo Dio". Come tale, esso parla di comunione ed amicizia con Dio. Inoltre, il sale preserva i cibi e si riferisce alla continuazione di quella comunione, in contrasto con il lievito del peccato (Numeri 18:19; Marco 9:49, 50; Colossesi 4:6). L'offerta delle primizie associa evidentemente l'umanità senza peccato di Cristo alla sua risurrezione (cfr. Levitico 23:9-14; I Corinzi 15:20-23).

 

 

 

Levitico 3.

Il sacrificio d'azione di grazie

 

1-5. Offerta di capi d'armenti. Questa offerta presenta l'opera di Cristo sulla croce, poiché Dio viene propiziato ed il peccatore viene riconciliato. Colui che ha fatto la pace (Colossesi 1:20), ha annunziato la pace (Efesini 2:17) ed è la nostra pace (Efesini 2:14), viene qui raffigurato come Colui che provvede questa "pace con Dio" (Romani 5:1) e "la pace di Dio", al terribile costo del fuoco (sofferenza e prove) e del sangue (morte espiatoria). La pace con Dio (giustificazione) è quindi la base della pace di Dio espressa nei rigraziamenti e nella comunione. Ciò rende il sacrifizio di azioni di grazie superiore a tutte le offerte di ringraziamento (Levitico 7:11, 12).

6-17. Offerta di capi di gregge. Questa offerta non poteva essere separata dall'olocausto, poiché veniva offerta sull'altare sopra l'olocausto, v. 5. La pace con Dio è inseparabile dalla morte di Cristo.

 

 

 

Levitico 4.

Il sacrificio per il peccato

 

4:1, 2. Il secondo discorso del Signore. Il primo discorso (Levitico 1:1, 2), pronunciato dalla gloria che riempì il tabernacolo completato, dava le indicazioni divine per le offerte di soave odore, olocausto, oblazioni ed offerte d'azioni di grazie, presentando il modo, stabilito divinamente, in cui Israele poteva avvicinarsi a Dio nel santuario (capp. 1-3). Le ultime due offerte, le offerte per il peccato e per la riparazione, trattano più specificamente del perdono dei peccati d'Israele e del ristabilimento della comunione con Dio.

3-12. L'offerta per il peccato del sommo sacerdote. Il sacrificio per il peccato è figura del nostro Signore Gesù che porta i peccati del Suo popolo: "Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l'ha fatto essere peccato per noi" (II Corinzi 5:21). Questo è espiatorio e sostitutivo (Levitico 4:12, 29, 35): "senza spargimento di sangue non c'è remissione... Ma ora Cristo... una volta sola è stato manifestato per annullare il peccato con il Suo sacrificio" (Ebrei 9:22-26). Quando il sommo sacerdote peccava, era come se tutto il popolo avesse peccato.

13-21. L'offerta per il peccato di tutta l'assemblea. Senza riguardo a chi avesse peccato tra gli Israeliti, il peccato poteva essere espiato offrendo il sacrificio specificato.

22-26. L'offerta per il peccato di un capo. I sacrifici variavano secondo la persona che aveva peccato, ma tutti, senza riguardo alla posizione, erano peccatori e avevano bisogno dell'offerta prescritta per il peccato.

27-35. L'offerta per il peccato di una persona del popolo. Anch'egli era responsabile dinanzi a Dio.

 

 

 

Levitico 5.

Il sacrificio per il peccato

 

5:1-13. Per contaminazioni particolari. Cfr. Ebrei 13:10-13 per una maggiore luce sull'offerta per il peccato.

 

Il sacrificio di riparazione

 

5:14-19. Trasgressione contro il Signore. Quest'offerta, costituita sempre da un montone senza difetto, raffigura Cristo che fa l'espiazione per i danni morali e spirituali provocati dal peccato (Levitico 5:15, 18; Levitico 6:6).

 

 

 

Levitico 6.

Il sacrificio di riparazione

 

6:1-7. I torti fatti al prossimo. Nel danno commesso contro Dio o contro il prossimo era necessario il risarcimento per intero con l'aggiunta di un quinto. Nel caso di un torto fatto al Signore, la quinta parte veniva data al sacerdote che compiva l'espiazione per lui; nel caso in cui, invece, il torto veniva fatto al prossimo, la quinta parte veniva data a chi aveva subito il danno.

 

Prescrizioni relative alle offerte

 

6:8-13. Legge dell'olocausto (cfr. cap. 1). Questo olocausto continuo, con il fuoco che non si estingueva, raffigura Cristo che offre costantemente Sé stesso alla presenza di Dio in nostro favore come Colui in cui tutti i credenti hanno una garanzia della loro piena accettazione. La Sua presenza nel santuario celeste è continua ed infinitamente efficace. La nostra risposta di fronte all'aspetto dell'olocausto presente nell'opera di Cristo deve essere una completa devozione a Dio.

14-23. Legge dell'oblazione (cfr. cap. 2). La parte di questa offerta consumata dai sacerdoti dell'ordine di Aaronne (figura dei credenti) mostra il privilegio di nutrirsi spiritualmente del Pane della vita: Cristo (Giovanni 6:53). "La si mangerà senza lievito, in luogo santo", v. 16. Questo cibarsi del Pane celeste può avvenire soltanto attraverso la santificazione (senza lievito) nel luogo santo. Questa era un'oblazione speciale del sommo sacerdote (vv. 19-23).

24-30. Legge del sacrifizio per il peccato (cfr. cap. 4). L'offerta per il peccato doveva essere sgozzata nello stesso luogo dove veniva sgozzato l'olocausto, mostrando l'inseparabile connessione tra l'espiazione sostitutiva e le perfezioni senza peccato del Sostituto. La santità dell'offerta per il peccato era attentamente salvaguardata. Era chiamata "cosa santissima" e mostra come, sebbene il nostro Signore fu "fatto esser peccato" (II Corinzi 5:21), come l'offerta per il peccato, Egli tuttavia, fu senza peccato (cfr. II Corinzi 5:21; I Pietro 2:22, 24; I Giovanni 3:5).

 

 

Levitico 7.

Prescrizioni relative alle offerte

 

7:1-10. Legge del sacrificio di riparazione (cfr. cap. 5). Anche l'offerta di riparazione, come offerta per il peccato, era "cosa santissima" e si basava sullo "spargimento di sangue".

11-38. Legge del sacrifizio di azioni di grazie (cfr. cap. 3). La terza tra le offerte di soave odore è messa all'ultimo posto nelle leggi sui sacrifici, forse perché rappresenta il risultato finale dell'opera espiatrice di Cristo (pace con Dio per il credente giustificato), di cui sono preminenti la comunione ed il ringraziamento. Tutti i dettagli di questa offerta benedetta si incentrano in Cristo.

 

 

 

Levitico 8.

La consacrazione dei sacerdoti

 

1-13. La consacrazione. Il fondamento della santità erano le cinque offerte dei capp. 1-7. Il risultato di ciò era il sacerdozio dei capp. 8-10, in cui Aaronne è tipo di Cristo, mentre i suoi figliuoli raffigurano i singoli credenti. Il loro sacerdozio dipendeva dalla relazione con Aaronne, così come il sacerdozio dei credenti è basato sulla loro relazione con Cristo. Tre cose venivano fatte ai sacerdoti. In primo luogo, venivano lavati, v. 6, simboleggiando la rigenerazione (Giovanni 13:2-11; Tito 3:5; Ebrei 10:22). In secondo luogo, venivano vestiti (vedi Esodo 28:1-43). In terzo luogo, venivano unti (vedi Esodo 29:5-25).

Due caratteristiche importanti distinguono il sommo sacerdote quale figura di Cristo, dai sacerdoti comuni, figura dei credenti. Innanzitutto, egli veniva unto prima che i sacrifici di consacrazione fossero scannati, in contrasto ai sacerdoti nei quali l'applicazione del sangue precedeva l'unzione. Come Colui che è senza peccato, Cristo non aveva bisogno di alcuna preparazione per l'olio dell'unzione (Spirito Santo). In secondo luogo, l'olio veniva sparso soltanto sopra il sommo sacerdote, raffigurando la pienezza illimitata dello Spirito Santo in Cristo (Giovanni 3:34; Ebrei 1:9).

14-30. Le offerte di consacrazione. L'offerta per il peccato, vv. 14-17, l'olocausto, vv. 18-21, il montone della consacrazione, v. 22, l'applicazione del sangue, vv. 23-26, sottolineavano tutti minuziosamente il fatto che la funzione sacerdotale era fondata su una redenzione compiuta. Il sangue santificava il corpo (orecchio, dito, alluce).

31-36. La festa sacrificale. Il cibarsi dei sacrifici e del pane, pratica frequente nei rituali del Levitico, illustra la necessità del credente di cibarsi spiritualmente di Cristo (Giovanni 6:50-55).

 

 

 

Levitico 9.

Il ministerio dei sacerdoti

 

1-22. Inaugurazione del ministerio. La settimana dell'ordinazione sacerdotale (cap. 8), simbolo della posizione sacerdotale di tutti i redenti dal prezioso sangue di Gesù, era seguita nell'ottavo giorno da una serie di nuove offerte dei sacerdoti, nelle quali si può intravedere il sacerdozio futuro dell'Israele convertito quale nazione di sommi sacerdoti. L'ottavo giorno potrebbe rappresentare l'epoca del millennio in cui Cristo, come Profeta Sacerdote e Re, apparirà in gloria ad Israele ed esso diverrà davvero "un regno di sacerdoti e una nazione santa" (Esodo 19:6; Zaccaria 3:1-10; Isaia 61:6).

23, 24. Manifestazione della gloria. Aaronne benedì il popolo, v. 22, e si ritirò nella tenda di convegno con Mosè, v. 23. Poi, ne uscirono e la gloria del Signore apparve e consumò il sacrificio.

 

 

 

Levitico 10.

Il fuoco estraneo di Nadab e Abihu

 

1-11. Punizione del sacrilegio. Offrendo al Signore un "fuoco estraneo", Nadab e Abihu agirono con presunzione. Il peccato apparentemente derivò o dal fatto che l'incenso era composto in modo improprio, o dal fatto che non avevano preso i carboni dall'altare di rame (cfr. Levitico 6:12, 13), oppure dal tempo sbagliato riservato a tale offerta (cfr. Esodo 30:7, 8). In ogni caso, essi lo bruciarono di propria iniziativa, senza ricercare o obbedire alle direttive di Dio. La serietà del peccato è enfatizzata non soltanto dalla morte immediata dei colpevoli, ma dall'ordine di non fare cordoglio per loro, vv. 6, 7. L'aggiunta dell'ordine contro le bevande alcoliche, vv. 8-11, potrebbe fornire un'altra ragione della trasgressione di Nadab e Abihu.

12-15. Nuove istruzioni furono date ai sacerdoti riguardo al cibo preso dai sacrifici.

16-20. Il peccato perdonato. Eleazar e Ithamar non mangiarono l'offerta per il peccato, come invece dovevano, ma furono scusati evidentemente a motivo del giudizio che era caduto sugli altri due figliuoli di Aaronne, Nadab e Abihu. Questo indicava che Aaronne e i suoi due figliuoli rimasti in vita non si ritenevano degni di mangiare, appunto, l'offerta per il peccato.

 

 

 

Levitico 11.

Un popolo santo - il loro cibo

 

1-23. Cibi puri e impuri. Il Levitico, quale manuale di santità, presenta la verità che al popolo di Dio redento è richiesta la santità (capp. 11-15). La ragione è: "Siate santi, perché io son santo" (I Pietro 1:16; cfr. Levitico 11:44, 45). "Io vi esorto... a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio" (Romani 12:1). "Non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo?" (I Corinzi 6:19). La distinzione tra animali puri ed impuri prima del diluvio (Genesi 7:2), inclusa poi nella Legge mosaica, si basava in parte su ragioni di carattere medico-sanitario ed in parte su ragioni di carattere religioso, ed era concepita per segnare la separazione d'Israele dagli altri popoli. Sotto il Nuovo Patto tali distinzioni hanno adempiuto il loro significato simbolico e sono state abrogate, come testimonia la visione di Pietro quando l'Evangelo fu predicato ai Gentili (Atti 10:9-15).

24-47. Contaminazione causata da un corpo morto. La morte, manifestazione di ciò che è puramente nella sfera naturale e non ha parte alcuna nell'esperienza dei servitori dell'Iddio vivente (cfr. Ebrei 9:14), contaminava al contatto e richiedeva una purificazione.

 

 

 

Levitico 12.

Un popolo santo - la nascita

 

1-8. Il parto. L'impurità associata con il parto può servirci a ricordare la depravazione congenita in un'umanità segnata dal peccato. (Genesi 5:3; Salmi 51:5; Romani 5:18; Efesini 2:3). La funzione primaria delle restrizioni sembra connessa alle secrezioni del dopo-parto, situazione paragonata al ciclo mestruale (cfr. Levitico 12:2). La dichiarazione d'impurità quindi adempie contemporaneamente un ruolo religioso, simbolico e igienico per Israele. La circoncisione dei maschi (cfr. Genesi 17:9-14), all'ottavo giorno, aveva un significato sanitario, oltre che spirituale (Colossesi 2:11, 12). Maria, madre di Gesù, ottemperò alla Legge ed offrì il sacrificio dei poveri (Luca 2:22-24).

 

 

 

Levitico 13, 14.

Un popolo santo - la lebbra

 

13:1-59. La lebbra. Con la generica definizione di lebbra non ci si riferisce soltanto al morbo di Hansen (l'odierna lebbra), ma anche a varie malattie della pelle (es.: la psoriasi, la vitiligine, la scabbia, ecc.). Alcuni hanno persino messo in connessione questa condizione con varie malattie veneree. La lebbra (in ebraico: nagà, "colpire") raffigura gli effetti del peccato. Il lebbroso veniva escluso dal campo, vv. 45, 46. Il credente che permette al peccato di dimorare ed operare in lui è similmente inadatto alla comunione con Dio e con il Suo popolo.

14:1-32. La sua purificazione. Questo rituale presumeva che il lebbroso fosse guarito. L'effettiva guarigione, come il perdono dei peccati, poteva essere operata soltanto da Dio. Il sacerdote esaminava la lebbra fuori dal campo, e se si convinceva che il sofferente era guarito, procedeva a purificarlo cerimonialmente con un rituale che prevedeva due uccelli. L'uccello ucciso e l'uccello vivo, immerso nel sangue e poi lasciato libero, presentano il nostro Signore: "Il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione" (Romani 4:25). Era il sangue che purificava dalla lebbra del peccato. L'uccello vivo alzandosi in volo portava sulle sue ali il sangue, simbolo di un'opera di redenzione compiuta. Così Cristo risorto ed asceso al cielo porta i segni della Sua espiazione. Gli altri dettagli della cerimonia, le offerte, i lavacri, ed altri ancora parlano tutti della perversità del peccato e dell'efficacia della persona e dell'opera di Cristo nel purificarlo.

33-57. La casa infetta. Questo riguarda varie muffe, putredini o marciume che potevano intaccare l'intonaco di una casa. Ciò illustra come il peccato può contaminare una famiglia.

 

 

 

Levitico 15.

Un popolo santo - contaminazione personale

 

1-18. Impurità dell'uomo. Le secrezioni corporali menzionate, sia volontarie che involontarie, sia normali che patologiche, evidenziano la profondità del peccato nella natura umana, rivelando il bisogno di una continua purificazione mediante l'acqua (la Parola), sulla base dello spargimento di sangue, vv. 14, 15 (Giovanni 13:3-10; Efesini 5:25-27; I Giovanni 1:9).

19-33. Impurità della donna. (Cfr. la donna con l'emorragia: Matteo 9:20-22). Viene qui fatto notare che la persona è contaminata persino dalle sue funzioni naturali involontarie.

 

 

 

Levitico 16.

Nel luogo santissimo - espiazione nazionale

 

1-28. Il rituale che raffigura la redenzione oggettiva del Signore. Il giorno dell'espiazione, (Yòm Kippurìm), il digiuno (Atti 27:9) nel decimo giorno del settimo mese (settembre-ottobre), segnava il culmine dell'accostamento a Dio sotto l'antico patto. Era il giorno più solenne di tutto l'anno, in cui il sommo sacerdote (figura di Cristo) entrava nel luogo santissimo per compiere l'espiazione annuale per i peccati del popolo, vv. 1-5 (cfr. Esodo 30:10; Ebrei 9:7, 8; Ebrei 10:19). L'espiazione per il peccato era valida solo per un anno, ma essa guardava al futuro, alla rimozione definitiva del peccato mediante la morte di Cristo (Ebrei 9:12), illustrata dalle varie offerte, vv. 6-10, e dal sangue del capro sacrificato che veniva portato nel luogo santissimo, vv. 11-19.

L'offerta che il sommo sacerdote faceva per sé stesso, v. 6, non ha paralleli con Cristo, senza peccato (cfr. Ebrei 7:26, 27). Il significato tipologico si incentra ora sul sommo sacerdote e sui due capri scelti dal popolo per il rituale. Tutto veniva eseguito dal sommo sacerdote, mentre gli Israeliti procuravano soltanto gli animali. Cristo ha compiuto la purificazione dei peccati (Ebrei 1:3). Aaronne gettava le sorti per i due capri. Il capro su cui cadeva la sorte per il Signore, vv. 8-10,e 15-17, descrive l'aspetto della morte del nostro Signore Gesù, che soddisfa la santità divina espressa nella Legge (Romani 3:24-26). Il capro vivo, che veniva mandato ad Azazel nel deserto, vv. 20-22, presenta l'aspetto del sacrificio di Cristo che espia i nostri peccati alla presenza di Dio (Romani 8:33, 34; Ebrei 9:26). Azazel significa probabilmente "allontanamento", "rimozione completa" del peccato dal campo del popolo di Dio. L'entrata del sommo sacerdote nel luogo santissimo raffigura Cristo che entra nel cielo stesso (Ebrei 9:24) per presentare i meriti infiniti del Suo sangue sparso sulla croce del Calvario.

29-34. Il rituale che raffigura la risposta soggettiva dell'uomo per aver ricevuto la redenzione. Il comando: "Voi umilierete le anime vostre", in seguito prese ad includere il digiuno (Atti 27:9).

Il riposo di cui si parla in questi versi prefigura il riposo della redenzione. Come credenti-sacerdoti del Nuovo Patto noi godiamo di una "cortina squarciata" e di un accesso immediato nel luogo santissimo, ciò che Israele, purtroppo, non ha mai potuto conoscere (Ebrei 4:14-16; Ebrei 10:19-22).

 

 

 

Levitico 17.

Divieto di mangiare il sangue

 

1-16. Prescrizioni relative agli animali uccisi ed al mangiare il sangue. Il sangue aveva carattere sacro in quanto rappresentava la vita che Dio, il Creatore, aveva dato. Inoltre, era il mezzo dell'espiazione che prefigurava Gesù il Redentore.

 

 

 

Levitico 18.

Divieto di pratiche impure

 

1-5. Necessità di una vita santa. Nei capp. 18-22 ricorrono circa 30 volte le solenni parole: "Io sono l'Eterno" e "siate santi, perché io, l'Eterno, son santo". La santità del Redentore rende assolutamente necessaria la santità dei redenti.

6-23. Impurità specificate. Varie relazioni impure, (Levitico 18:6-18), rendono un credente inadatto all'adorazione. Questo elenco dei gradi di consanguineità ha fornito una base per la legge comune, ancora generalmente seguita. Le pratiche vili e abominevoli dei Cananei e di altri idolatri vengono denunciate nei vv. (Levitico 18:19-23).

24-30. Minaccia di giudizio. Il panorama della storia ha mostrato che i moniti di Dio si sono concretizzati in giudizi, sia per i Cananei che per Israele.

 

 

 

Levitico 19-20.

Altre prescrizioni per la santità

 

19:1-37. Regolamenti sociali. Questi includono: onorare Dio e i genitori, (Levitico 19:1-8); prendersi cura dei poveri, (Levitico 19:9, 10); prescrizioni contro la falsità e il furto, (Levitico 19:11, 12); prescrizioni contro l'oppressione, (Levitico 19:12-14); i giudizi ingiusti, (Levitico 19:15, 15); le ingiunzioni relative all'amore verso il prossimo, (Levitico 19:17, 18); e varie altre regole, (Levitico 19:19-37).

 

 

 

Levitico 20.

Altre prescrizioni per la santità

 

20:1-27. Peccati particolari. Vengono condannati il culto di Moloc e dei demoni, (Levitico 20:1-8); la maledizione dei genitori, (Levitico 20:9), e le relazioni illecite ed immorali, (Levitico 20:10-21). Vengono fatte alcune esortazioni all'ubbidienza e alla separazione, (Levitico 20:22-27). L'adorazione di Moloc (da melek: "re"), una divinità abominevole, adorata dagli Ammoniti, che prescriveva il sacrificio dei primogeniti, presenta un aspetto particolarmente crudele e ripugnante dell'antico paganesimo semitico.

 

 

 

 

Levitico 21-22.

Prescrizioni sulla santità sacerdotale

 

21:1-16. La santità dei sacerdoti. Le leggi precedenti riguardavano la santità della nazione. Queste leggi speciali regolavano la santità dei sacerdoti, per garantire un ministerio irreprensibile. Poiché il sacerdozio è una figura dei credenti dell'era della grazia, le varie prescrizioni relative alla purità cerimoniale, al matrimonio, ecc., mostrano l'importanza della separazione dal peccato da parte dei cristiani (II Timoteo 3:16, 17). La santità del sommo sacerdote era particolarmente salvaguardata.

17-24. Inabilità fisiche di un sacerdote. Le invalidità, come la claudicazione (andatura difettosa), la cecità (vista difettosa) e l'arresto della crescita (immaturità), privavano un individuo delle funzioni sacerdotali, ma non della posizione di sacerdote. I difetti qui illustrati nella vita di un credente non aboliscono la sua posizione "in Cristo" o la sua ricezione della grazia ("egli potrà mangiare del pane del suo Dio", v. 22), ma naturalmente lo limitano nell'esercizio del ministerio.

22:1-16. Purità personale di un sacerdote. Egli doveva regolare con discrezione la sua vita personale, e quella della sua famiglia.

17-33. I sacrifici sacerdotali, dovevano essere senza macchia e fisicamente perfetti, essendo simbolo delle perfezioni morali di Cristo (Ebrei 9:14).

 

 

 

Levitico 23.

Le feste solenni

 

1-3. Il sabato settimanale. Non è una delle sette feste annuali elencate dal v. 4 in poi, ma è fondamentale per l'intero ciclo delle feste e per la religione giudaica, quindi introduce la descrizione delle "feste stabilite".

4, 5. La Pasqua. (In ebraico: pesah, "passare oltre"). Questa festa commemorava la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, quando il Signore passò oltre le case d'Israele coperte dal sangue. Era la prima festa, basilare per tutte le altre, allo stesso modo in cui ogni benedizione spirituale si basa sulla redenzione dell'uomo peccatore operata da Cristo: "la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata"(I Corinzi 5:7; cfr. I Pietro 1:19).

6-8. I pani azzimi. La redenzione deve essere seguita da una vita ed un cammino santi (I Corinzi 5:7, 8; II Corinzi 7:1; Galati 5:7-9). La comunione con Cristo, il Pane non lievitato, risulterà nella separazione dal male (lievito).

9-14. Le primizie. Queste rappresentano la risurrezione di Cristo (primizia) e dei morti in Cristo alla Sua apparizione (I Corinzi 15:23; I Tessalonicesi 4:13-18).

15-22. La Pentecoste. Ricorreva cinquanta giorni dopo la festa delle primizie, vv. 15, 16. I due pani per l'offerta agitata "cotti con del lievito", v. 17, anticipano quell'aspetto dell'evento in cui Giudei e Gentili "nati di nuovo" diventano un solo popolo in Cristo Gesù (Efesini 2:14 cfr. I Corinzi 12:13; Galati 3:28, 29).

23-25. Le trombe. Il suono delle trombe, dopo l'adunamento della Chiesa, fornisce una figura della riunione finale d'Israele dalla sua dispersione mondiale (Matteo 24:31; Isaia 18:3, 7; Isaia 27:12; Isaia 58:1-14; Ezechiele 37:12-14).

26-32. Il giorno dell'espiazione. Questa occasione solenne prefigura il sincero ravvedimento d'Israele al tempo della sua conversione, alla seconda venuta di Cristo. Si tratta dello stesso giorno descritto in Levitico 16 (cfr. Zaccaria 12:10-13:1). Questo era ed è l'apice spirituale del calendario giudaico.

33-44. Le capanne. Questa è l'ultima e grande festa della raccolta dell'anno giudaico. È l'ombra del riposo d'Israele dopo la conversione spirituale. È commemorativa della liberazione dall'Egitto, v. 43.

 

Levitico 24.

Doveri sacerdotali; la bestemmia

 

1-4. L'olio per la luce del tabernacolo (cfr. Esodo 25:6).

5-9. Il pane (cfr. Esodo 25:23-30). I sacerdoti dovevano seguire gli ordini che Dio aveva dato a Mosè intorno agli elementi dell'adorazione nel tabernacolo.

10-23. Trattamento della bestemmia. Una rapida sezione narrativa che descrive l'esecuzione di un uomo in parte danita e in parte egiziano (appartenente a quella "folla di gente d'ogni specie" di Esodo 12:38) che aveva bestemmiato il nome di Dio (cfr. Esodo 20:7).

 

 

 

Levitico 25.

L'anno sabatico ed il giubileo

 

1-7. L'anno sabatico. Il sabato di giorni fu esteso ad un sabato di anni. Cioè ogni sette anni doveva esserci un anno di riposo per la terra, v. 5. Ciò serviva per reintegrare il terreno, lasciare ai poveri quel che cresceva nei campi incolti, v. 6, e come istituzione economicamente umanitaria per la cancellazione dei debiti (cfr. vv. 35-38). Ma primariamente era un riconoscimento della sovranità di Dio sopra la terra che Egli avrebbe dato loro, v. 2 (vedi Levitico 25:32-35). Il fallimento nell'accettare la sovranità del Signore risultò nella cattività in terra straniera. L'istituzione raffigurava il riposo e la prosperità del regno futuro, vv. 20-23.

8-55. L'anno del giubileo. Il ciclo di sette anni sabatici era seguito dal cinquantesimo anno, v. 8, introdotto dallo squillare della tromba del giubileo nel giorno dell'espiazione, v. 9. Ciò raffigura l'ingresso d'Israele nelle benedizioni del regno messianico, con il Signore in mezzo al Suo popolo. Ma significa molto più che le benedizioni promesse ad Israele. Esso adombra le benedizioni di Romani 8:19-23, includendo, inoltre, l'adempimento completo della profezia di Gioele (Gioele 2:28-32).

 

 

Levitico 26.

Condizioni per la benedizione nel paese

 

1-13. Le benedizioni per l'ubbidienza. Per essere benedetto, il popolo di Dio doveva essere santo e mantenere una santa riverenza nei confronti di Yahwèh secondo la prima tavola della Legge data al Sinai, vv. 1, 2 (Esodo 20:3-11). (cfr. Deuteronomio 28-30 per le condizioni del patto palestinese).

14-39. La maledizione per la disubbidienza. Questa predizione sarebbe culminata nella cattività e nella dispersione tra le nazioni ed il suo avverarsi nella storia contiene una potente evidenza, qualora ve ne fosse bisogno, dell'ispirazione divina della Bibbia.

40-46. La restaurazione. Nonostante la disubbidienza al patto mosaico ed a quello palestinese, il patto incondizionato di Abramo non viene abolito e, mediante la grazia, un rimanente sarà ristabilito.

 

 

 

Levitico 27.

Appendice: i voti

 

1-25. Persone e cose dedicate. Queste erano obbligazioni volontarie assunte davanti a Dio, spesso a condizione di qualche benedizione desiderata, come il voto di Giacobbe (Genesi 28:20-22).

26-34. Cose appartenenti intrinsecamente al Signore. Queste includevano i primogeniti degli animali, vv. 26, 27, altre cose dedicate, vv. 28, 29, e tutte le decime della terra, vv. 30-34.