Genesi 1.

La creazione

 

Dio. Nella prima frase della rivelazione scritta si trova la dichiarazione dell'esistenza di Dio, il cui Essere eterno viene asserito ed assunto, ma in nessun modo discusso o definito. Egli è presentato qui come Causa Prima, Origine e Creatore di tutte le cose.

"Nel principio". Gli studiosi evangelici hanno adottato una varietà di posizioni riguardo al significato del racconto della creazione in Genesi 1-2:3. Si ritiene comunemente che le parole di apertura della Genesi riguardino la creazione originale dell'universo. Ma alcuni studiosi preferiscono ravvisarvi un inizio relativo, permettendo che eventi come la caduta di Satana (cfr. Ezechiele 28:13, 14; Isaia 14:12; Giobbe 1:7) e le età geologiche della terra precedano Genesi 1:2 (Teoria Restituzionista).

La tesi di un inizio relativo (ri-creazione) ruota principalmente intorno a tre considerazioni: 1. La frase: "Nel principio" è assoluta o relativa? 2. La parola "creò" (ebr. barà) significa forse "modellare" o "ri-creare"? 3. In che modo Genesi 1:1, 2 coincidono grammaticalmente e cronologicamente (cioè, è possibile che si interponga un intervallo di tempo)? L'espressione: "Nel principio", è interpretata dalla maggior parte degli studiosi ebrei come assoluta. Bisogna comunque notare che la frase: "Nel principio" di Giovanni 1:1 precede in ogni caso il "Nel principio" di Genesi 1:1.

Il termine ebraico barà ha il significato basilare di "creare"ed è distinto dalla parola yasar (modellare, formare). Nella maggior parte dei suoi usi nell'A. T., barà designa il "creare una cosa nuova" o "portare all'esistenza" (cfr. Isaia 41:20; Isaia 43:1; Ezechiele 21:30; 28:13, 15). Di conseguenza, la maggior parte degli esegeti ritengono che barà sia una testimonianza della creazione ex nihilo (dal nulla) di Dio.

La frase: "Ora la terra era informe e vuota" è stata resa: "E la terra divenne..." per descrivere una visitazione caotica del giudizio divino sulla terra originale. Ora, sembra improbabile che Dio abbia creato qualcosa di caotico e disordinato. Pertanto, non è da escludere che tra Genesi 1:1 (prima creazione) e Genesi 1:2 (seconda creazione) si sia verificato qualcosa che abbia provocato il disordine. Anche se la struttura della teoria Restituzionista ha sempre meno sostenitori, essa si presenta come potenziale spiegazione per la caduta di Satana e per le scoperte della scienza moderna, che suggeriscono lunghe ere geologiche nella preistoria della terra.

La creazione e i sei giorni di Genesi 1. I sei giorni della creazione in Genesi 1 possono rappresentare: (1) letteralmente giorni di 24 ore di creazione; (2) letteralmente giorni di 24 ore di rivelazione divina della creazione; (3) ere geologiche estese o epoche preparatorie per il successivo insediamento da parte dell'uomo; oppure (4) uno schema di rivelazione per riassumere l'attività creativa di Dio, affermando che "in Lui sono state create tutte le cose, che sono nei cieli e sulla terra; le visibili e le invisibili..." (Colossesi 1:16).

3-5. Primo giorno: luce. La descrizione dei primi atti creativi di Dio contiene varie affermazioni importanti. (1) Dio creò per mezzo della Sua parola ("e Dio disse" cfr. Giovanni 1:3). Il resto delle Scritture echeggia la potenza della parola creativa di Dio, culminante nella Parola Incarnata (Giovanni 1:1), la quale compie l'opera divina di redenzione. (2) La creazione della luce prima di quella del sole, della luna e delle stelle (agenti della luce) ci ricorda che la luce procede principalmente da Dio e solo secondariamente dai Suoi "luminari" creati. (3) La luce prefigura anche la "luce di Dio" venuta in terra nella persona di Cristo (Matteo 4:16, Giovanni 1:3-9). (4) La condizione di Genesi 1:3 sarà ripristinata nella Nuova Gerusalemme, dove "la città non ha bisogno di sole, né di luna che risplendano in lei, perché la illumina la gloria di Dio, e l'Agnello è il suo luminare" (Apocalisse 21:23).

6-8. Secondo giorno: firmamento. Il secondo giorno vide la separazione dell'insieme delle acque atmosferiche e delle acque terrestri. La separazione delle acque produsse la formazione di vaste quantità di acque sotterranee ed atmosferiche (vapore) che rimasero nello stato gassoso fino al diluvio.

9-13. Terzo giorno: terra, mare, piante. Dopo la separazione delle acque, nel secondo giorno, le acque terrestri furono separate dal suolo per formare la terraferma e i mari, rendendo possibile la crescita di piante lussureggianti ed alberi.

14-19. Quarto giorno: sole, luna e stelle. Dio riempie l'universo che aveva formato nel primo giorno. Questi corpi celesti (insieme alle innumerevoli galassie nello spazio) sono ora investiti della responsabilità di essere sorgenti di luce e calore per la terra. Riguardo l'ordine della creazione che pone la luce prima del sole e delle stelle, vedi: "Primo giorno".

20-23. Quinto giorno: vita marina e creazione degli uccelli. Come Dio aveva creato l'universo nel primo giorno e lo aveva riempito di corpi astrali nel quarto giorno, Egli riempiva nel quinto giorno, le acque e l'atmosfera, create nel secondo giorno, portando all'esistenza pesci ed uccelli.

24-31. Sesto giorno: vita terrestre e creazione dell'uomo. L'uomo è stato creato (non evoluto) a coronamento di tutta l'attività creativa di Dio. La terra è stata fatta come abitazione speciale dell'uomo. L'espressione: "Facciamo" (Genesi 1:26) dichiara il consiglio e l'attività dell'Iddio Trino nella creazione dell'uomo (cfr. Giovanni 1:3; Colossesi 1:16; Giobbe 33:4), così come il piano preordinato di redenzione e lo scopo di Dio per l'uomo sulla terra (Efesini 1:4-6). All'uomo fu dato il dominio sopra la terra.

Le tavolette della creazione

 

Scoperta delle tavolette della creazione. Tra il 1848 e il 1876 furono scoperte le prime tavolette e frammenti di tavolette del racconto babilonese sulla creazione chiamato Enuma Elish. Scritti in caratteri cuneiformi, i sette canti dell'epopea furono incisi su sette tavolette e furono ricuperati dalla libreria di Ninive, la capitale dell'imperatore assiro Assurbanipal (669-626 a.C.). Questa versione, sebbene tardiva, nella sua forma politica risale ai giorni di Hammurabi il Grande (1792-1750 a.C.), ed ancora oltre ai Sumeri, i primi abitanti della Bassa Babilonia.

 

Tavoletta 1. La prima tavoletta presenta lo scenario primitivo in cui esisteva solo materia vivente non creata, personificata da due esseri mitici: Apsu (maschile) che rappresenta l'oceano primordiale di acqua dolce, e Tiamat (femminile) l'oceano primordiale di acqua salata. Questi diedero origine ad una frotta di dèi, i quali si comportarono tanto male da spingere il padre Apsu ad ucciderli. Ma Ea, il padre di Marduk, dio della città di Babilonia, riesce ad uccidere Apsu, trasformando così Tiamat in una furiosa vendicatrice del marito ucciso.

 

Tavolette 2-7. Le tavolette 2 e 3 narrano come Marduk viene selezionato per combattere contro la furiosa Tiamat. La tavoletta 4 racconta come Marduk viene scelto e come sconfigge Tiamat (caos) e porta all'esistenza dalla carcassa di Tiamat un universo ordinato. La tavoletta 5 descrive l'innalzamento dei corpi celesti da parte di Marduk per dare la luce. La tavoletta 6 presenta la creazione dell'uomo dal sangue di Kingu, il comandante agli ordini di Tiamat, che viene ucciso. La tavoletta 7 descrive l'elevazione di Marduk a capo di Babilonia e a capo del pantheon babilonese a motivo del suo ruolo nella creazione.

 

Similitudini e differenze con la Genesi. La narrazione babilonese e quella della Bibbia sono simili in quanto: (1) entrambe le narrazioni parlano di un oceano primordiale, anche se è dimostrato che l'ebraico tehom (l'abisso) non deriva dal mitologico Tiamat (cfr. TWOT, pagg. 2495-96). (2) Entrambe le narrazioni hanno un ordine simile di eventi - la luce, il firmamento, la terra asciutta, i luminari, l'uomo, e Dio o gli dèi di Babilonia che si riposano.

(3) Entrambe le narrazioni hanno una predilizione per il numero sette, sette giorni, sette canti. Ma questa similarità è superficiale, e le differenze tra la grossolana versione politeistica babilonese e la narrazione della Genesi sono enormi. La narrazione babilonese è una versione corrotta di una tradizione originale, la verità della quale è stata garantita a Mosè per mezzo dell'ispirazione, liberandola così dalle sue incrostazioni politeistiche.

 

 

Genesi 2.

L'uomo nell'Eden

 

1-3. Il riposo di Dio. Dio si riposò il settimo giorno dalla Sua opera creatrice. Questo riposo sabatico di Dio divenne la base per il Sabato mosaico (Esodo 20:11) ed una tipologia del riposo del credente nella redenzione di Dio realizzata in Cristo (cfr. Ebrei 4:9-11). Compare qui il nome generico di Dio, in forma plurale: Elohim (Genesi 1:1-2:3).

4-6. Clima dell'Eden. Viene riassunta l'opera creatrice di Dio e viene descritto il clima anteriore al diluvio: "Ma un vapore saliva dalla terra". Questo passo sembra suggerire che prima del diluvio la terra fosse adacquata dal vapore proveniente da acque sotterranee (cfr. Genesi 7:11, 12).

7. Creazione dell'uomo. L'atto creativo di Genesi 1:27 viene descritto nei dettagli. YHWH (Yahwèh, tradotto "l'Eterno" o "il Signore"), il nome della Deità in relazione alla redenzione, viene presentato in Genesi 2:4, 7, dove entra in scena l'uomo che assume il controllo della terra ricreata per lui. Caratterizzato dal nome di Yahwèh, Dio viene presentato in una relazione speciale con l'uomo.

8-14. Giardino dell'Eden. Esso fu preparato per l'uomo non ancora caduto: (Genesi 2:8, 9). La sua ubicazione, (Genesi 2:10-14), era da qualche parte nella regione del Tigri - Eufrate, evidentemente nell'estremità orientale della Mezzaluna Fertile (l'area a forma di mezzaluna dell'antica civiltà umana, con un'estremità nella Palestina - Siria e l'altra estremità nella valle inferiore del Tigri - Eufrate). Hiddekel è il nome antico del fiume Tigri (in babilonese: Idigla, Diglat). Il Pishon e il Ghihon erano probabilmente antichi letti di fiume che si univano al Tigri e all'Eufrate come affluenti minori. L'accumularsi di vasti depositi di sedimento ha cambiato la costa del Golfo Persico, spostandola ulteriormente verso il mare.

A.H. Sayce ed altri collocavano l'Eden vicino Eridu, anticamente sul Golfo Persico (Higher Criticism and the Verdict of the Monuments). Friedrich Delitzsch (Wo lag das paradies?) lo situava poco più a N di Babilonia dove si uniscono il Tigri e l'Eufrate. Tuttavia,adesso, con il mutamento topografico ogni precisa collocazione è soltanto una supposizione. Comunque, è significativo che archeologia e Bibbia concordino sul fatto che il bacino del Mediterraneo Orientale e la regione immediatamente ad E di esso (Mezzaluna Fertile) sia stata davvero la culla della civiltà.

15-17. Prova dell'uomo in Eden. L'uomo, creato innocente e posto in un ambiente perfetto, fu messo davanti ad una semplice prova di ubbidienza: astenersi dal mangiare il "frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male". La punizione per la disubbidienza fu la morte: una immediata e spirituale, cioè separazione da Dio, (Matteo 8:22; Efesini 2:1-5), una finale e fisica (Romani 5:12; I Corinzi 15:21, 22). "Tutto il tempo che Adamo visse fu 930 anni; poi morì" (Genesi 5:5), e da allora la morte ha sempre "regnato" sul genere umano decaduto (Romani 5:14).

18-22. La compagna provveduta all'uomo. Il Signore Iddio dichiarò che una razza senza sesso o unisessuale non era buona ed espresse l'intenzione di creare per l'uomo un "aiuto convenevole". Adamo dette dei nomi agli animali ed agli uccelli, ma questi, sebbene in un certo senso fossero dei compagni, non erano sul suo stesso piano fisico, mentale, morale e spirituale.

21-23. Creazione della donna. (Cfr. Genesi 1:27). Il Signore Iddio fece la donna dall'uomo, e gliela presentò. Solo in questo modo l'uomo poteva avere "un aiuto convenevole". L'uomo è tale per la parte spirituale che lo rende diverso dagli animali. Genesi 2:21-23, con Genesi 2:7, presenta i dettagli della creazione dell'uomo, a differenza di Genesi 1:26, 27, che presenta la verità generica che l'uomo fu creato, non si evolse, e che la donna fu tratta dall'uomo ('isshah, perché proveniva da 'ish, l'uomo).

24, 25. Istituzione del matrimonio. L'unione tra marito e moglie prefigura l'unione tra Cristo e la Sua Chiesa, in cui la donna diviene figura della Chiesa quale Sposa di Cristo (Efesini 5:28-32; cfr. Matteo 19:5; I Corinzi 6:16; Efesini 5:31).

 

Storie della creazione

 

Il mito di Adapa. Questo racconto della creazione venne scoperto su quattro frammenti cuneiformi, tre dei quali provenienti dalla libreria di Assurbanipal di Ninive (VII sec. a.C.) e il quarto dagli archivi dei re egiziani Amenhotep III e IV ad El'Amarna (XIV sec. a.C.). Questo racconto leggendario, anche se non proprio parallelo alla storia della caduta di Gen. 3 come talvolta affermato, contiene sorprendenti similarità, come ad esempio il "cibo della vita" corrispondente al frutto dell'albero della vita (Gen. 3:3, 22).

Le due narrazioni concordano sul fatto che la vita eterna poteva essere ottenuta mangiando un certo tipo di cibo o frutto. Adamo, tuttavia, perse l'immortalità a motivo del desiderio errato di essere come Dio. Adapa invece era già dotato di sapienza dagli dèi e mancò di divenire immortale non a motivo di disubbidienza o presunzione, come Adamo, ma per aver ubbidito al suo creatore, Ea, che lo ingannò. Entrambi i racconti trattano il problema del perché l'uomo debba soffrire e morire, ma sono poli opposti riguardo l'argomento dell'effettiva caduta da uno stato di innocenza, di cui il mito di Adapa non sa nulla.

 

Il sigillo della tentazione ritrae due persone che siedono accanto ad un albero da frutta, e dietro una delle due la figura ritta di un serpente. Tuttavia questa non sembra una rappresentazione accurata della scena della tentazione, poiché entrambe le figure sono totalmente vestite, mentre in Gen. 2:25 viene detto esplicitamente che erano nude.

 

Il sigillo di Adamo ed Eva appartiene allo strato del IV millennio a.C. degli scavi di Tepe Gawra, vicino Ninive, ed ora si trova nell'Univerity Museum di Philadelphia. Questa piccola pietra scolpita, trovata nel 1932, mostra un uomo e una donna nudi ed avviliti, seguiti da un serpente, e dà l'idea dell'espulsione dall'Eden.

 

Tradizioni della caduta si trovano nel mondo tra i Cinesi, gli Indù, i Greci, i Persiani ed altri popoli e, come altri racconti della creazione e del diluvio, si riferiscono ad un effettivo evento storico, corrottosi nella trasmissione.

 

 

Genesi 3.

La caduta dell'uomo

 

1. Il tentatore. Questo versetto presenta Satana, identificato in seguito dalle Scritture con il suo strumento, il serpente dell'Eden (II Corinzi 11:3, 14; Apocalisse 12:9; Apocalisse 20:2). Anche se il serpente (Satana) fa qui la sua apparizione, molti commentatori ritengono che si parli di lui in Ezechiele 28:12-19 ed Isaia 14:12-14, dove le vicende del re di Tiro e della nazione di Babilonia rispecchiano il sorgere e la caduta di un elevato essere angelico, cioè Lucifero (Satana). Il serpente dell'Eden (agente di Satana) non era un serpente strisciante, risultato della maledizione di Dio (Genesi 3:14), ma senza dubbio la più astuta e bella tra le creature animali di Dio.

2-5. La tentazione della donna. Satana esordì mettendo in dubbio la parola di Dio: "Come! Iddio v'ha detto...?", poi negò il Suo insegnamento: "No, non morrete affatto". Infine presentò in sostituzione il proprio vangelo, l'immanenza di Dio: "Voi sarete come Dio", (Genesi 3:5). La caduta della donna includeva gli ingredienti basilari della tentazione: la concupiscenza della carne: "La donna vide che il frutto dell'albero era buono a mangiarsi", la concupiscenza degli occhi: "Era bello a vedere", la superbia della vita: "Desiderabile per diventare intelligente" (cfr. I Giovanni 2:16).

6, 7. La caduta. La donna fu sedotta, ma Adamo peccò coscientemente (I Timoteo 2:14, 15). Entrambi persero la loro innocenza, divennero consapevoli del peccato e cercarono di coprire questa colpa e la loro nudità con degli sforzi umani (opere - prefigurate dalle foglie di fico).

8-13. Dio cerca l'uomo caduto. Il riposo sabatico divino della creazione fu rotto dal peccato, (Genesi 3:8), e Dio fece il primo passo della Sua nuova opera di redenzione per riscattare il confuso, vergognoso, smarrito ed alienato uomo caduto. Adamo, dalla vergogna, si nascose "da" Dio, piuttosto che "in" Dio. Il "vestito" che si era fatto per coprirsi sembrava poter andar bene, fin quando non gli si presentò Dio ed allora si rese conto della sua inadeguatezza. Similmente, oggi l'uomo peccatore cerca di rivestirsi della propria giustizia.

14, 15. La maledizione del peccato nel serpente. Lo strumento di Satana, il serpente, fu maledetto e trasformato da quello che probabilmente era un animale puro, bello ed intelligente, in un essere strisciante e ripugnante, (Genesi 3:14). Però, in connessione con il serpente, non solo veniva accennato il profondo mistero della redenzione - espiazione (di cui è una tipologia il serpente di rame di Mosè in Numeri 21:5-9; Giovanni 3:14, 15; II Corinzi 5:21), ma veniva anche pronunciata la prima promessa del Redentore, (Genesi 3:15). Ciò preannunciava che Dio sarebbe diventato realmente uomo e che sarebbe venuto in Cristo (Isaia 7:14; Matteo 1:1-16, 23-25; Giovanni 1:14; Romani 1:4; Galati 4:4; Ebrei 2:14).

16. La maledizione e la donna. La condizione della donna nel suo stato decaduto è delineata e caratterizzata da un aumento del dolore e delle sofferenze nella gravidanza e nel parto, e dal dominio dell'uomo, reso necessario dal disordine introdotto dal peccato (I Corinzi 11:7-9; Efesini 5:22-25; I Timoteo 2:11-14).

17-19. La maledizione e l'uomo. La terra fu maledetta a motivo della caduta dell'uomo, perché egli non avrebbe più usato con saggezza il tanto tempo libero nella sua condizione decaduta; e la vita fu soggetta ad una sofferenza inevitabile, (Genesi 3:17). La leggera occupazione nell'Eden (Genesi 2:15) fu mutata in lavoro faticoso, (Genesi 3:18, 19). Venne decretata la morte fisica, (Genesi 3:19; cfr. Romani 5:12-21), sebbene l'uomo avesse già gustato la morte spirituale nella vergogna e nella paura della presenza di Dio, (Genesi 8-13; cfr. Efesini 2:1-5; Efesini 4:18, 19).

20, 21. Unità della razza e tipologia della redenzione. Adamo chiamò sua moglie Eva ("vivente") perché sarebbe divenuta la madre di tutti i viventi. Qui viene dichiarata l'unità di tutta la razza in Adamo.

22-24. Allontanamento dall'Eden. Come risultato della disubbidienza, l'uomo perse la sua innocenza e sperimentò la conoscenza del male. Attraverso questa conoscenza fu risvegliata la sua coscienza e cominciò una nuova epoca, in cui Dio trattò con una creatura non più nell'innocenza, come nell'Eden, ma con una coscienza. Da allora in poi l'uomo ebbe la responsabilità di fare tutto ciò che sapeva fosse bene ed evitare tutto ciò che sapeva fosse male, e come peccatore, di andare a Dio attraverso il mezzo di redenzione stabilito (il sistema sacrificale, anche se qui non esplicitamente comandato, appare implicitamente suggerito, cfr. Genesi 4:3-5; Genesi 8:20; Genesi 12:7...;).

L'uomo fu di conseguenza scacciato dall'Eden per evitare che, mangiando dell'albero della vita, perpetuasse la sua miseria. I cherubini alle porte dell'Eden difendevano la santità di Dio contro la presunzione dell'uomo peccatore, il quale, malgrado il suo peccato, avrebbe steso la sua mano e preso "del frutto dell'albero della vita". Più tardi, nel tabernacolo israelitico, i cherubini guarderanno il sangue asperso nel luogo santissimo, rappresentando così il mantenimento della giustizia divina ottenuta attraverso quel sangue che prefigurava il sangue di Cristo (Esodo 25:17-20; Levitico 16:15; Romani 3:24-26).

 

 

 

Genesi 4.

Il primo omicidio e la civiltà

 

1-5. Caino ed Abele e la loro adorazione. Caino ("acquistato") era tipo dell'uomo naturale. La sua religione era basata sulle opere, priva della fede che salva, della coscienza di peccato e del bisogno di espiazione (cfr. Giuda 1:11).

Come si sbagliò Eva riguardo al suo primo figlio quando disse: "Ho acquistato un uomo con l'aiuto dell'Eterno"! Forse Eva pensò che Caino fosse l'adempimento della promessa di Genesi 3:15, invece, al posto del Salvatore nacque un omicida, dimostrazione questa dell'ignoranza nella quale era piombata fidandosi di Satana per acquistare conoscenza. Quando Eva diede alla luce il suo secondo figlio, lo chiamò Abele, che significa "soffio, vapore", dichiarandone inconsapevolmente la brevità della vita.

Caino ed Abele sono i primi rappresentanti della divisione tra pii e malvagi che si sarebbe perpetuata attraverso la storia dell'uomo. Anche se si è fatto un gran parlare sulla differenza delle offerte dei due fratelli, la ragione principale per cui Dio rifiutò l'offerta di Caino fu perché non venne offerta con fede (Ebrei 11:4). Persino allora, la vera salvezza si realizzava per fede, (Ebrei 11:6).

6-7. Domanda del Signore a Caino. Dio scoprì Caino, ma Caino rifiutò l'offerta di riconciliazione di Dio, preferendo perseguire la propria determinazione. Il comportamento di Caino rivela la condizione dell'uomo non rigenerato che, nella sua ribellione contro Dio, aggiunge peccato sopra peccato. Il rifiuto generò rivalità, che produsse odio ed infine, omicidio. In Caino il peccato si manifestò nelle sue conseguenze: egli fu separato da Dio e, allontanato dagli altri uomini, dalla natura e persino da sé stesso.

16-24. La prima civiltà. Caino lasciò il luogo in cui la presenza di Dio era manifesta (Scekinah) sopra i cherubini, per dirigersi ad Ovest di Eden; (Genesi 4:24) "si partì dal cospetto dell'Eterno", (Genesi 4:16), per andare a dimorare nella terra di Nod, che significa "vagabondaggio". Allontanarsi dalla presenza di Dio implica sempre l'assenza della guida divina. Caino "conobbe" (eufemismo per indicare un'unione sessuale) sua moglie, una delle sue numerose sorelle, dato che fin da questo tempo la progenie di Adamo era numerosa, e nacque Enoc, il quale costruì una città (la prima civiltà urbana). Nei versetti seguenti vengono descritti lo sviluppo materiale ed il concomitante declino spirituale. Da un lato, si può osservare lo sviluppo della musica (Genesi 4:21), della metallurgia (Genesi 4:22), e della poesia (Genesi 4:23, 24); dall'altro l'aumento del peccato, con l'introduzione della poligamia, in evidente contrasto con il modello monogamo di Dio (Genesi 2:24), mentre Lamec si vanta presuntuosamente della vendetta, una prerogativa che Dio evoca a Sé (cfr. Deuteronomio 32:35; Ebrei 10:30).

25, 26. Seth e la progenie spirituale. Il Signore suscitò Seth ed Enosh, che significa "mortale", per essere depositari delle promesse messianiche. La loro nascita chiude la prima sezione di Genesi (Genesi 1:1 - 4:26) e segna la linea conflittuale tra il male, descritto sopra, ed il rimanente fedele di Dio. Ciò si riflette nell'osservazione: "Allora si cominciò a invocare il nome dell'Eterno" (Genesi 4:26).

Note archeologiche

Origini della vita urbana. Gli scavi a Tell Hassuna, Ninive e Tepe Gawra, nella Mesopotamia settentrionale, risalgono all'epoca Neolitica (5000 a.C.) o ancora prima, e mostrano attrezzi di pietra, porcellane e resti di opere architettoniche. Intorno al 4500 a.C. accanto alla pietra venne introdotto il rame. All'età del Calcolitico, 4500 - 3000 a.C., appartengono luoghi come Tell Halaf, Chagar Bazar e Tell Arpachiya nella Mesopotamia settentrionale. Nella Mesopotamia meridionale, la cultura Tell Ubaid, intorno al 3600 a.C., è alla base di città come Ur, Erec, Lagash ed Eridu. Gli scavi mostrano la successione delle culture in epoca preistorica e confermano l'esposizione biblica. In Mesopotamia il ferro minerale (Genesi 4:22) venne fuso casualmente in epoca antica (o, come alcuni suggeriscono, venne utilizzato del ferro di meteoriti). A Tell Asmar (Eshnunna), Henri Frankfort trovò tracce di una lama di ferro che risaliva al 2700 circa a.C. Nella zona di Ur è stata ritrovata una piccola ascia di ferro. Ma la fusione del ferro non venne ancora praticata su larga scala fino a dopo l'età del bronzo, 3000 - 1200 a.C. L'età del ferro si estese dal 1200 al 300 a.C.

 

 

Genesi 5.

Da Adamo a Noè

 

1-32. La discendenza messianica da Adamo a Noè. La seconda divisione del libro della Genesi è introdotta dalle parole: "Questo è il libro della posterità d'Adamo". Questa espressione apparirà ancora una volta in Matteo 1:1, dove viene presentata la discendenza dell'ultimo Adamo, Gesù Cristo (cfr. I Corinzi 15:45). La discendenza dei pii è segnata dalla morte fisica. La litania: "Poi morì", suona come un rintocco funebre in tutto il capitolo. Accanto a questa triste litania si trova un ritornello più piacevole: "Ed egli visse...". Anche se la morte ha regnato da Adamo fino a Cristo, Dio ha concesso all'uomo una vita abbastanza longeva da permettere che nascessero figli e fosse preservata la discendenza messianica. Solo Enoc non morì, perché camminò con Dio (Genesi 5:24 cfr. Ebrei 11:5). Prima della caduta di Adamo, Dio camminava con l'uomo, dopo di essa, era l'uomo a camminare con Dio.

La longevità dei patriarchi prima del diluvio era probabilmente dovuta ad una maggiore vitalità fisica e ad un clima ecologicamente più salubre.

 

Note archeologiche

È stato d'uso per i critici considerare la longevità dei patriarchi anteriori al diluvio come palesemente leggendaria o mitica. Secondo il prisma di Weld-Blundell, otto re antidiluviani regnarono sulle città meridionali della Mesopotamia: Eridu, Badtibira, Larak, Sippar e Shuruppak; il periodo del loro governo combinato ammontava a 241. 200 anni (il regno più breve era di 18. 600 anni, il più esteso di 43. 200 anni). Beroso, un sacerdote babilonese (III sec. a.C.), elenca dieci nomi in tutto (invece di otto) ed esagera ulteriormente la durata dei loro regni. Anche altre nazioni hanno tradizioni in cui viene presentata una longevità primordiale.

I tentativi di mettere in relazione i dieci re di Beroso con i dieci patriarchi sono falliti. Comunque, i nomi riportati dall'elenco reale sumerico e da quello di Beroso rappresentano evidentemente una tradizione corrotta dei fatti storici riportati in Genesi 5, oltre a fornire indicazioni extra-bibliche della maggiore longevità umana prima del diluvio.

 

Note Cronologiche

È molto improbabile che la struttura genealogica di Genesi 5 fosse intesa per essere usata o possa realmente essere usata per calcolare il numero degli anni (1. 656) tra la creazione dell'uomo ed il diluvio, giungendo così a datare la creazione dell'uomo al 4004 a.C. (Ussher). Vi sono diverse ragioni per affermare questo: (1) I termini ebraici "generò", "figli", "figlie" vengono usati con grande abbondanza e possono implicare sia una discendenza distante che una immediata. (2) Le dieci generazioni da Adamo a Noè e le dieci da Noè ad Abramo aspirano evidentemente alla brevità ed alla simmetria, piuttosto che ad una relazione ininterrotta di padre in figlio. (3) Le abbreviazioni dovute alla simmetria sono caratteristiche comuni delle genealogie della Scrittura (come in Matteo 1). (4) Nella formula ricorrente: "A" visse --- anni e generò "B", ed "A" visse dopo aver generato "B" --- anni e generò figliuoli e figliuole, "B" potrebbe anche non essere un figlio letterale di "A". In questo caso, l'età di "A" potrebbe essere l'età in cui gli nacque il discendente dal quale poi è disceso "B". Quindi, tra "A" e "B" potrebbe essere sottinteso un intervallo di tempo indefinito. (5) Oggi è stato scientificamente appurato che l'uomo è esistito molto prima del 4000 a.C., come mostrano sia l'archeologia che la paleontologia.

 

 

Genesi 6.

Il diluvio

 

6:1-7. La causa morale del diluvio. Molte opinioni sono state avanzate a proposito dell'identità di questi "bené Elohim" (figliuoli di Dio). (1) matrimonio di devoti discendenti di Seth (figliuoli di Dio) con discendenti di Caino (figliuole degli uomini); (2) matrimonio poligamo di antichi re dinastici ("uomini potenti"); (3) matrimoni di donne in carne ed ossa (figliuole degli uomini) con angeli (figliuoli di Dio). Di queste tre opinioni principali, la prima sembra la più probabile. Gli angeli sono spiriti (Ebrei 1:14) e come tali non possono avere relazioni fisiche con uomini (Marco 12:25; Luca 20:35). Pertanto, i figliuoli di Dio sono discendenti di Seth (Genesi 4:26), i quali sarebbero dovuti rimanere fedeli a Dio anche nella scelta di una moglie (II Corinzi 6:14), che invece scelsero tra le discendenti ribelli di Caino "lontano dal cospetto dell'Eterno" (Genesi 4:16). Per quanto riguarda l'origine dei Nefilim (probabilmente connessa a razze di giganti che abitavano la terra, dalla versione dei LXX: "gigantes"), essa è parallela a testimonianze greche e romane che parlano di Titani, creature mitologiche in parte umane e in parte divine.

6:8-12. La grazia di Dio verso Noè. Noè trovò grazia dinanzi a Dio per la sua fede nel Redentore promesso e per il bisogno di una espiazione vicaria (Ebrei 11:7). Quindi, viene detto che egli era "giusto" e "integro" (integrità spirituale, non assenza di peccato). Come Enoc, egli fu un antidiluviano del quale è detto: "Camminò con Dio" (Genesi 5:24; Genesi 6:9). L'arca che Noè fu incaricato di costruire era una figura di Cristo, Colui che preserva il Suo popolo dal giudizio (Ebrei 11:7), e in particolare del rimanente di Israele che si volgerà al Signore durante la "Grande Tribolazione" (Isaia 2:10, 11; Isaia 26:20, 21).

6:13-22. Istruzioni per la costruzione dell'arca. "Pece", (Genesi 6:14), viene da una radice simile alla parola ebraica tradotta altrove "espiazione" (Levitico 17:11; ecc.). Come tale, il suo uso potrebbe avere un significato tipologico riguardo all'espiazione di Cristo, che tiene fuori le acque del giudizio. L'arca era lunga 300 cubiti (ca. 137 metri), larga 50 cubiti (ca. 23 metri) ed alta 30 cubiti (ca. 14 metri), con un dislocamento di 43. 300 tonnellate.

Note archeologiche

La storia babilonese del diluvio è conservata nell'undicesimo libro del famoso poema epico che va sotto il nome di "Ghilgamesh" - principale eroe della cultura sumero-babilonese - venuto alla luce a Kouyounjik (Ninive) nel 1853. Esso descrive un battello circa cinque volte più grande dell'arca di Noè con un dislocamento intorno alle 228. 500 tonnellate e con una struttura cubica. Sia nel racconto babilonese che in quello biblico si evidenziano principalmente il bitume o la pece per sigillare i punti di giuntura dell'imbarcazione. Entrambe le narrazioni affermano che la catastrofe fu divinamente decretata. Ma, in evidente contrasto con la narrazione monoteistica ebraica, quella babilonese è politeistica e non ha un adeguato concetto morale della causa del diluvio. Entrambe le narrazioni asseriscono che l'eroe del diluvio (Noè, Utnapishtim) venne istruito divinamente a costruire una grande barca per preservare la vita. Di tutte le narrazioni parallele extra-bibliche dell'antichità, che ci sono pervenute dalla vasta letteratura cuneiforme della valle del Tigri - Eufrate, quella più singolare rimane la narrazione babilonese del diluvio.

 

 

Genesi 7.

Il diluvio

 

7:1-9. Istruzioni relative al diluvio. Levitico 11:1-31; Deuteronomio 14:3-20. Dovevano essere prese sette paia di animali puri (cioè adatti per il sacrificio), in aggiunta ai maschi e alle femmine di ogni specie per il futuro ripopolamento (Genesi 6:19). Tali distinzioni anticipano la Legge mosaica, che designa dieci animali di questo tipo adatti per il sacrificio.

7:10-24. Cause fisiche del diluvio. Le cause del diluvio suggeriscono una catastrofe mondiale e non una semplice inondazione locale (cfr. II Pietro 3:4-6). Sono state fornite diverse spiegazioni sulla provenienza delle acque del diluvio, la più popolare delle quali è stata suggerita nell'opera "The Genesis Flood" di Withcomb e Morris, dove viene detto che il diluvio cominciò con la dislocazione di grandi quantità di acque sotterranee (Genesi 7:11), probabilmente a causa di un terremoto e di un maremoto che provocarono l'abbassamento del livello delle terre e l'innalzamento dei fondali marini. Ciò viene menzionato come prima causa. La violenta precipitazione di 40 giorni sarebbe stata solo una fonte secondaria di acqua che causò radicali cambiamenti climatici. Fino ad allora la terra era stata adacquata da queste sorgenti sotterranee e dal vapore che ne scaturiva (Genesi 2:5, 6), in modo che potrebbero non esserci state le condizioni atmosferiche adatte per formare un temporale (Genesi 9:13) come nel mondo postdiluviano.

 

Note archeologiche

Sia la narrazione babilonese che quella biblica specificano la durata del diluvio. La narrazione pre-babilonese (sumera) parla di sette giorni e sette notti, la babilonese di sei giorni e sei notti. Il racconto biblico indica una durata di poco superiore ad un anno (371 giorni). La Bibbia sostiene il catastrofismo soprannaturale contro le moderne teorie naturalistiche dell'uniformità (II Pietro 3:5, 6).

 

 

 

Genesi 8.

Il diluvio

 

8:1-6. Ritiro delle acque. Un vento prosciugò le acque, (Genesi 8:1); i livelli della terra e del mare regredirono a posizioni normali, (Genesi 8:2); la condensazione di vapore acquoso che circondava la terra pre-diluviana cessò, (Genesi 8:2; cfr. Genesi 1:6-8); l'arca toccò la terra asciutta su una delle montagne dell'Ararat, (Genesi 8:4), che non è necessariamente l'odierno Ararat (Aghri Dagh), il cui nome è identico all'assiro "Urartu", che indica genericamente il territorio montagnoso dell'Armenia (cfr. II Re 19:37; Geremia 51:27; Isaia 37:38) ad O del Mar Caspio ed a S E del Mar Nero.

8:7-14. Gli uccelli mandati in perlustrazione. Per primo fu mandato fuori un corvo, (Genesi 8:6, 7); poi per tre volte fu rilasciata una colomba. Il ritorno della colomba con una foglia fresca di ulivo, dalla seconda missione, era la dimostrazione che le valli dove crescevano gli alberi di ulivo erano quasi asciutte.

8:15-22. Noè abbandona l'arca e adora Dio. Noè dopo aver costruito un altare offrì degli olocausti, (Genesi 8:20), adorando con gratitudine Dio per averlo salvato insieme alla sua famiglia. Accettando l'atto di gratitudine e adorazione di Noè, l'Eterno "sentì un odor soave", (Genesi 8:21).

 

Note archeologiche

Nella narrazione babilonese del diluvio, Utnapishtim offrì un sacrificio, una libazione, e bruciò "canna dolce, cedro e mirto" dopo aver lasciato l'imbarcazione. Voleva, in parte placare l'ira delle divinità adirate che avevano decretato la completa distruzione dell'umanità ed in parte esprimere la sua gratitudine al dio Ea per averlo risparmiato. In entrambe le narrazioni ricorre l'espressione "sentì". Prima di lasciare l'imbarcazione, come Noè, Utnapishtim mandò fuori degli uccelli: una colomba, sette giorni dopo che il battello era approdato sul M. Nisir, seguita da una rondine ed infine da un corvo.

 

 

 

Genesi 9.

Il patto di Dio con Noè

 

1-19. Elementi del patto. (1) Promessa che ogni essere vivente non sarebbe stato mai più direttamente ucciso da Dio, (cfr. Genesi 8:21). (2) Ordine della natura confermato (cfr. Genesi 8:22). (3) Comando dato a Noè ed ai suoi figli di moltiplicarsi e sottomettere la terra, Genesi 9:1, 7. (4) Possibilità di mangiare carne purché senza sangue, (Genesi 9:3, 4). (5) Istituzione del governo umano (Genesi 9:5, 6). (6) Apparizione dell'arcobaleno come segno del patto, (Genesi 9:8-19). La Scrittura non dice espressamente se l'arcobaleno esisteva già in precedenza e ora assumeva la funzione di segno o se si trattava piuttosto di un fenomeno nuovo, indice di un mutamento climatico dopo il diluvio.

20-29. Profezia di Noè sulla storia morale e spirituale delle nazioni. Noè, in un momento di leggerezza, si espose al disonore, mostrando che in definitiva la salvezza dal diluvio non aveva cambiato la natura dell'uomo, (Genesi 9:20, 21). Suo figlio Cam, mostrando l'inclinazione lasciva del suo carattere, disonorò vergognosamente il padre, (Genesi 9:22, 23).

Noè predisse l'inevitabile conseguenza di questa tendenza lasciva nella maledizione che cadde sul "figlio" (discendente) di Cam, Canaan, che fu il progenitore di quel ramo del popolo camita che in seguito occupò la Palestina prima della conquista d'Israele (cfr. Genesi 10:15-20).

Lo scopo di questa profezia era quella di indicare le origini dei Cananei e di mostrare la fonte della loro contaminazione morale (cfr. Genesi 10:15-19; Genesi 19:5; Levitico 18, 20; Deuteronomio 18:31). Il fatto che la maledizione di Canaan fosse fondamentalmente più religiosa che razziale, è dimostrato nella contrastante benedizione di Sem, che fu di carattere religioso, (Genesi 9:26). La benedizione implicava una conoscenza di Dio e della Sua salvezza, che sarebbe venuta attraverso la discendenza semitica. Allo stesso modo, anche la benedizione di Jafet fu religiosa, (Genesi 9:27). Egli avrebbe abitato nelle tende di Sem.

 

Note archeologiche

I Cananei furono asserviti ad una delle forme più terribili e degradanti di idolatria, che incoraggiava la loro immoralità. Il ritrovamento di letteratura religiosa cananea nel periodo 1929-37 a Ras Shamra (l'antica Ugarit nella Siria settentrionale) rivela l'adorazione di dèi immorali come El e Baal e la prostituzione sacra nel culto di Anath, Asherah e Astarte.

Questa letteratura conferma pienamente le notizie dell'A.T. sulla depravazione religiosa e la degradazione morale dei Cananei. Gli oggetti di culto, le immagini e la letteratura mostrano quanto la religione cananea fosse incentrata sul sesso, sui sacrifici umani, sul culto di serpenti, sulla prostituzione sacra e sui sacerdoti eunuchi. Lo squallido baratro di degradazione sociale a cui conducevano gli aspetti erotici dei culti cananei è scarsamente immaginabile.

 

 

 

Genesi 10.

I figli di Noè

 

Jafetiti

La profezia panoramica di Noè sulla storia morale e spirituale dell'umanità (cfr. Genesi 9:24-27) costituisce un'introduzione indispensabile al principio che è alla base della tavola etnografica del capitolo 10 di Genesi vale a dire l'agire di Dio nei confronti dell'uomo. Il carattere morale di una nazione non può essere appieno compreso finché non se ne conosce la sua origine.

La nazione d'Israele, divinamente eletta per essere il veicolo iniziale della redenzione del mondo, doveva conoscere l'origine delle varie nazioni circostanti, per sapere come agire nei loro confronti. W. F. Albright scrive intorno alla tavola etnografica: "Essa si staglia assolutamente solitaria nella letteratura antica, senza un confronto remoto neppure con i greci, dove troviamo l'approccio più vicino ad una suddivisione dei popoli secondo una struttura genealogica. Tra i Greci la struttura è mitologica ed i popoli riportati sono tutte tribù greche ed egee... La tavola delle nazioni rimane un documento sorprendentemente accurato" (Young's Analytical Concordance to the Bible, 22a ed. pag. 30).

Anche se ci è pervenuto un gran numero di nomi dalle antiche fonti greche e romane, solamente l'archeologia moderna, attraverso le sue scoperte, ha potuto fugare molti dubbi.

2-5. I discendenti di Jafet. Questi formarono le nazioni del nord.

Gomer (in assiro: Gimirraya), gli antichi Cimmeri (Ezechiele 38:6), viene menzionato negli annali degli imperatori assiri Esarhaddon e Assurbanipal (VII sec. a.C.).

Magog (Ezechiele 38:2; Ezechiele 39:6), gli Sciti (secondo G. Flavio), ma probabilmente questo termine comprende anche i barbari del nord.

Madai ovvero i noti Medi (II Re 17:6; II Re 18:11; Isaia 21:2) menzionati nelle iscrizioni assire.

Iavan, gli Ioni greci di Omero e particolarmente gli Ioni asiatici, un popolo menzionato per la prima volta da Sargon II (722 - 705 a.C.) e conosciuto in seguito nella storia giudaica (Ezechiele 27:13; Isaia 66:19; Gioele 3:6; Zaccaria 9:13; Daniele 8:21; Daniele 10:20).

Tubal e Mescec (Ezechiele 27:13; Ezechiele 32:26; Ezechiele 38:2; Ezechiele 39:1; Isaia 66:19) erano i Tibareni e i Moschi dei documenti cuneiformi assiri dal tempo di Tiglath-Pileser I (1100 a.C. ca.) in poi.

Tiras era probabilmente l'antenato dei Tirsenoi, un popolo egeo pirata.

Ashkenaz sono di nuovo gli Sciti (in assiro Askuz).

Rifat, probabilmente stanziato sui monti Rifei in direzione N (Giuseppe Flavio li chiama Paflagoni).

Elisha è Kittim o Cipro (Ezechiele 27:7), l'Alishiya delle tavole di El'Amarna.

Tarsis era il centro fenicio di fusione del rame a Tartesso, in Spagna o in Sardegna (Ezechiele 27:12).

Kittim è Cipro, connessa con Kition l'antica città della costa meridionale (l'odierna Marnaka).

Dodanim era probabilmente il Dardano (i Dardani) dell'Asia Minore, definita anche Rodanim in I Cronache 1:7 e nei testi greci e samaritani di Genesi 10:24, nel cui caso viene indicata l'isola egea di Rodi.

 

Camiti

6-20. Discendenti di Cam. Queste erano le nazioni meridionali. I più antichi edificatori di un impero si stanziarono nella Babilonia meridionale e più tardi in Egitto.

Cush è connesso con Kish, l'antica città-stato nella Babilonia inferiore. Da Kish, dove gli imperatori babilonesi del III millennio a.C. presero i titoli di re del mondo (cfr. Nimrod, 8-12), i Cusciti migrarono verso l'Africa (Kosh o Nubia).

Mitsraim è l'Egitto, la cui civilizzazione data dal 5000 a.C. ca., incluso il periodo pre-dinastico fino al 3100 a.C. e le 30 dinastie di grandi re dal 3100 a.C. al 322 a.C.

Put è la Cirenaica nel Nord Africa ad O dell'Egitto, come oggi è risaputo dalle iscrizioni di Dario I di Persia (522 - 486 a.C.).

Canaan rappresenta i popoli camiti originari, che si stabilirono in Palestina aprendosi ad una amalgamazione razziale e divenendo prevalentemente semiti.

Seba, connesso con l'Arabia meridionale viene menzionato nell'iscrizioni assire dell'VIII sec. a.C.

Havila fu l'antenato di un popolo dell'Arabia centrale e meridionale, in parte Cusciti ed in parte Jokthaniti semiti (Genesi 10:7-29).

Sabta è Shabwat, l'antica capitale di Hatsarmaveth (Genesi 10:26), l'odierna Hadramut.

Raama, Sabteca, Sceba, e Dedan rappresentano delle tribù cuscite dell'Arabia.

8-10. La potenza imperiale dei Camiti. Fa la sua comparsa nella storia dell'umanità con Nimrod, fondatore del regno di Babilonia, da identificare probabilmente con il sumero (antichi babilonesi non semiti) Nin-Maradda ("Signore di Marad"), una città a S O di Kish. L'elenco reale sumerico riporta la dinastia di Kish, con 23 re in cima alla lista delle dinastie mesopotamiche che regnarono dopo il diluvio. Il nome Nimrod assunse per gli ebrei il significato di "ribelle" contro Dio. Essi notarono il suo carattere di cacciatore, contrapposto all'ideale divino del re che dovrebbe essere come un pastore (II Samuele 5:2; II Samuele 7:7).

Il regno di Nimrod, nel suo principio, viene menzionato nel paese di Scinear (l'intera pianura alluvionale del fiume Tigri - Eufrate, gli ultimi 300 km del loro corso verso il Golfo Persico) con Babel, Erec, Accad e Calne, (Genesi 10:10).

Accad (Agade) e Babel (Babilonia) si trovavano nella parte settentrionale di Scinear, chiamata Accad, mentre nella porzione meridionale, chiamata Sumer, si trovava Erec (l'antica Uruk), l'odierna Warka, dove furono scoperti il primo ziggurat (tempio a torre) e i sigilli cilindrici. Il nome Accad fu dato alla regione settentrionale di Babilonia dalla sua città principale Agade, che Sargon rese capitale di un impero semitico (2371 - 2230 a.C.). Calne è tuttora oscura, ma si pensa che sia un'abbreviazione di Hursagkalama (Kalama), città gemella di Kish.

Assur (Assiria), capitale e centro della potenza assira, 100 Km a S di Ninive, ora chiamata Qalat Sharqat, fu riportata alla luce nel 1903-14 e la sua occupazione risale agli inizi del III millennio a.C.

Ninive (l'odierna Kouyoundjik), circa 100 Km a N di Assur, fu la capitale successiva dell'impero assiro. Strappata all'oblio dall'archeologia moderna, era anticamente il centro di un complesso di città comprendenti Calah, 29 Km a S.

Resen, tra Calah e la Ninive propriamente detta.

Rehoboth-Ir (Rebit-Ninua), ad O della capitale.

13, 14. Altre nazioni camitiche - discendenti d'Egitto sono Ludim (che secondo alcuni indica Lubim, cioè i Libi, una tribù ad O del Delta), gli Anamim, i Lehabim, i Naftuhim ed i Casluhim (tutti oscuri).

I Pathrusim sono gli abitanti di Pathros, Alto Egitto. I Caftoriti sono gli abitanti di Kaptara o Caftor (Creta). I Filistei sono ampiamente conosciuti grazie alla grande quantità di documenti che li riguardano. Essi invasero in massa il S E della Palestina nel XII sec. a.C., sebbene piccole comunità di Filistei potrebbero essersi trovate in Canaan sin dal 2100 a.C. (cfr. Genesi 21:32-34; Genesi 26:1).

15-20. Altri discendenti di Canaan. Sidon (la più antica città fenicia, 35 Km a N di Tiro) rappresenta i Fenici (Sidonii). Heth indica gli Ittiti, che erano un antico popolo imperiale dell'Asia Minore con capitale ad Hattusa (Boghaz-Koi) sul fiume Halys. I Gebusei si stabilirono a Jebus, il nome antico di Gerusalemme (Giosuè 15:63; Giudici 19:10, 11; I Cronache 11:4) prima della conquista di Davide (II Samuele 5:6, 7).

Il termine Amoreo ("occidentale") veniva applicato dai Babilonesi agli abitanti della Siria - Palestina, per indicarli come stranieri o forestieri. I Ghirgasei e gli Hivvei erano tribù cananee, che rimangono archeologicamente oscure. Gli Archei abitavano Tell Arka, 130 Km a N di Sidone (Irkata nelle tavolette di Amarna). I Sinei (in assiro: Siannu) sono citati da Tiglath-Pileser III come una città costiera.

Gli Arvadei indicano gli abitanti di Harvad, 40 Km a N di Arka (Arwad nella tavolette di El'Amarna). Gli Tsemarei indicano il popolo di Sumur (Simirra) 10 Km a N di Arvad. Gli Hamattei sono gli abitanti di Hamath sull'Oronte, città riportata alla luce nel 1932-39.

 

Semiti

21-31. Posterità di Sem. Questi costituirono le nazioni centrali. L'importanza speciale della progenie di Sem nella redenzione è evidente perché doppiamente introdotti nella sezione della tavola etnografica riguardante la loro genealogia e per il linguaggio solenne impiegato, (Genesi 10:21, 22). Le loro lingue erano il semitico orientale o accadico (babilonese ed assiro); il semitico settentrionale (aramaico e siriaco); il semitico occidentale (ugaritico, fenicio, ebraico, moabita); il semitico meridionale (arabo, sabeo, mineico ed etiopico).

Sem viene designato "padre di tutti i figliuoli di Eber", (Genesi 10:21). Eber include tutte le tribù arabe, (Genesi 10:25-30), e quelle israelite (cfr. Genesi 11:16-26), ismaelite, madianite (cfr. Genesi 25:2) ed edomite. Il nome Eber ("l'altro lato", "al di là") denota: (1) coloro che venivano da "oltre il fiume" (Eufrate), p. es. Haran (Giosuè 24:2, 3), oppure (2) quelli connessi con gli Habiru ('Apiru), ben noti dalle testimonianze archeologiche.

Elam è la Susiana, con capitale Susa (Nehemia 1:1; Ester 2:8), i cui strati dissotterati risalgono al 4000 a.C. Assur è l'Assiria, fondata dai Camiti (Genesi 10:11), ma in seguito passata ai Semiti che invasero la regione.

Arpacshad è probabilmente Arrapachitis a N E di Ninive. Lud (i Lidi), con affinità semitiche, fondato da una dinastia di principi accadici di Assur dopo il 2000 a.C.

Aram (gli Aramei) divenne un popolo importante in Haran nella regione del fiume Kabur in Mesopotamia e più tardi stabilì dei regni in Tsoba, Maaca, Gheshur, Beth-Rehob e Damasco. Tutti conquistati da Davide. Uz (Aramei del deserto a S di Damasco), Hul, Ghether, e Mash sono tribù di Aramei del deserto.

I discendenti di Arpacshad erano Scelah, Eber, Peleg e le 13 tribù arabe generate da Jokthan (Arabia).

I discendenti di Jokthan erano tribù arabe. Almodad e Scelef sono dubbie. Hatsarmaveth è l'odierna Hadramaut nell'Arabia meridionale, ad E di Aden. Jerah, Hadoram, Uzal, Diklah, Obal ed Abimael sono tutte tribù arcaiche ignote. Seba è un popolo dell'Arabia sud-occidentale, con capitale Mariaba (Saba), 320 Km a N della moderna Aden. Ofir, famosa per il suo oro (Giobbe 22:24; Salmi 45:9; Isaia 13:12) e per il commercio esotico di Salomone (I Re 9:28), viene collocata variamente in India o lungo le coste dell'Africa. Havilah è forse diversa da quella di Genesi 10:7, ma se è la stessa, allora i Camiti la possedettero prima dei Jokthaniti Semiti.

 

 

 

Genesi 11.

Da Babele ad Abramo

 

La torre di Babele

1-4. La costruzione della torre. I discendenti di Noè parlavano una sola lingua,(Genesi 11:1). Essi partirono verso l'Oriente, (cioè, in direzione S E) dalle montagne dell'Ararat (Urartu, Armenia; cfr. Genesi 8:24) verso il giardino della pianura fertile di Babilonia (Scinear), tra il Tigri e l'Eufrate, negli ultimi 300 km ca. del corso di questi fiumi prima che sfocino al mare. Il ricco limo dei due fiumi formò questa località ideale; che divenne la culla della civiltà post-diluviana dimora degli edificatori di Babele, (Genesi 11:2). Dopo un lungo periodo di occupazione sedentaria nella Babilonia meridionale, e durante la vita di Peleg figlio di Eber (Genesi 10:25), il quale visse evidentemente molto prima del 4000 a.C., la razza umana si era sufficientemente moltiplicata ed aveva sviluppato le arti e l'abilità per costruire "una città ed una torre" la cui cima doveva giungere "fino al cielo". Questa non è una semplice iperbole, ma una espressione di orgoglio ("acquistiamoci fama") e di ribellione contro Dio ed il Suo esplicito comando di riempire la terra (Genesi 9:1). Si manifestò così il tentativo dell'uomo di glorificare sé stesso invece di Dio, e di rimpiazzare quell'unità persa per aver abbandonato il timor di Dio con un'unità fatta dall'uomo. I mattoni (argilla seccata) e il bitume (malta) erano materiali già presenti nel suolo alluvionale della pianura, (Genesi 11:3).

5-9. La confusione dei linguaggi. Babilonia era senza dubbio una delle città poliglotta del mondo antico, ed è adeguato localizzare qui l'origine dei linguaggi umani. La confusione dei linguaggi fu un giudizio divino sull'orgoglio e la ribellione dei costruttori di Babele e causò il loro sparpagliarsi per tutta la terra. Si trattò di un atto divino, di cui non viene rivelato il modo preciso della realizzazione. Genesi capitolo 10, che spiega la diversità delle razze, è da considerarsi cronologicamente posteriore agli eventi di Genesi 11:1-9.

 

Dal diluvio ad Abramo

10-32. Genealogia da Sem ad Abramo. Vengono riportati 10 nomi. Si tratta evidentemente di una selezione, dove la genealogia (come da Adamo a Noè in Genesi 5) viene abbreviata per almeno quattro motivi fondamentali: (1) il periodo di anni coperto (427 nel testo ebraico, 1. 307 nella versione dei LXX) è troppo breve rispetto alla storia conosciuta di quella stessa epoca in Egitto e Babilonia; (2) non c'è alcuna evidenza di un diluvio mondiale negli scavi almeno prima del 4500 o 5000 a.C., e collocare l'inondazione nel 2348 a.C. ca. è archeologicamente insostenibile; (3) la simmetria e le abbreviazioni sono caratteristiche delle genealogie bibliche; (4) lo scopo evidente della narrazione è di tracciare la discendenza messianica usando nomi rappresentativi.

La torre di Babele

 

La torre di Babele è illuminata dalle gigantesche montagne artificiali di mattoni seccati al sole nella Babilonia meridionale chiamate ziggurat (ziqquratu in assiro-babilonese, e significa "pinnacolo" o "cima di montagna"). Lo ziggurat più antico ritrovato (tra più di due dozzine conosciuti oggi) è nell'antica Uruk (Erec, Genesi 10:10; l'odierna Warka). Si trattava di un grande cumulo di argilla rinforzata all'esterno da mattoni ed asfalto (bitume), simile agli ziggurat di Borsippa, Ur e Babilonia. Costruiti a terrazze, alti da tre a sette piani, erano variopinti. Sul piano più alto erano collocati il santuario e l'immagine della divinità protettrice della città. La torre di Genesi 11 può ben essere stata uno dei primi tentativi di tali torri, un simbolo della rivolta e ribellione dell'uomo contro Dio. L'uso politeistico di torri successive, copie dell'originale, esemplificano la completa apostasia idolatra così caratteristica dei Sumeri e dei posteriori Babilonesi semitici della Pianura di Scinear.

 

 

Genesi 12.

La chiamata di Abramo

 

1. La chiamata divina in Charan. Dio chiamò inizialmente Abramo in Ur (Atti 7:2, 3; Genesi 11:31) e gli rinnovò la chiamata in Charan. Poi la confermò a Sichem (Genesi 12:7), nuovamente a Bethel (Genesi 13:14-17), e due volte ad Hebron (Genesi 15:5-18; Genesi 17:1-8), enfatizzando la grande importanza di quella chiamata.

Fino a questo momento Dio aveva avuto rapporti con l'intera razza umana, ormai caduta nell'idolatria universale. Ora Egli dal grande fiume dell'umanità seleziona un piccolo ruscello attraverso il quale, alla fine, purificherà il fiume stesso.

Charan, dove Abramo soggiornò fino alla morte di Terah, esiste tuttora sul fiume Belikh, 1000 km ca. a N O di Ur e 450 km ca. a N E della Palestina. Ai giorni di Abramo era una città fiorente ed è nota per i frequenti riferimenti ad essa nelle fonti cuneiformi.

Il suo nome, Harranu ("strada") nelle fonti assire, indica che questa città era collocata sulle grandi arterie commerciali tra Ninive, Damasco e Carkemish. Come Ur, essa era un centro di adorazione del dio lunare Sin (in sumero Nanna).

Attraverso Abramo e la creazione della nazione d'Israele, Dio stabilì per Sé stesso:

1) una testimonianza all'unico vero Dio in mezzo al generale politeismo (Deuteronomio 6:4; Isaia 43:10-12);

2) un destinatario e un custode della rivelazione divina (Romani 3:1, 2; Deuteronomio 4:5-8);

3) una testimonianza della benedizione di servire il vero Dio (Deuteronomio 33:26-29);

4) un popolo attraverso il quale sarebbe venuto il Messia Redentore (Genesi 3:15; Genesi 12:3; Genesi 49:10; II Samuele 7:16).

2-4. Il patto con Abramo. Il patto, confermato in seguito (Genesi 13:14-17; Genesi 15:1-7; Genesi 17:1-8), constava di sette parti: (1) Abramo sarebbe diventato una grande nazione - una progenie naturale "come la polvere della terra" (Genesi 13:16), cioè la nazione ebraica dell'A. T. e la nazione restaurata del Regno futuro, ed una progenie spirituale comprendente tutti gli uomini di fede, Giudei e Gentili (Romani 4:16, 17; Romani 9:7, 8; Galati 3:6, 7). (2) Abramo sarebbe stato personalmente benedetto - "Io ti benedirò", materialmente (Genesi 13:14-17; Genesi 24:34, 35) e spiritualmente (Genesi 15:6; Giovanni 8:56). (3) Il nome di Abramo sarebbe diventato grande - "Renderò grande il tuo nome". (4) Abramo stesso sarebbe stato una benedizione - "tu sarai fonte di benedizione" (Galati 3:13, 14). (5) Chi avrebbe benedetto Abramo sarebbe stato benedetto "Io benedirò quelli che ti benediranno". (6) Chi avrebbe maledetto Abramo sarebbe stato maledetto - "Maledirò chi ti maledirà". L'antisemitismo ha sempre riscosso l'opposizione di Dio e continuerà ad essere così (Zaccaria 14:1-3). (7) Tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette in Abramo attraverso la sua posterità, che è Cristo (Galati 3:16; Giovanni 8:56-58).

5-9. Abramo in Canaan. La moglie di Abramo, Sarai, suo nipote Lot e le persone (servi) che aveva acquistato in Charan emigrarono con lui nella terra di Canaan.

Sichem fu la prima tappa di Abramo in Canaan. Questa antica città nel cuore della Palestina è situata nell'amena vallata tra il Monte Ebal e il Monte Garizim, luogo dell'odierna Naplus. Qui Abramo adorò, 40 km ca. a N di Gerusalemme (Jebus durante il periodo della conquista dei Giudici).

Bethel, che significa "casa (luogo di dimora) di Dio", fu il secondo luogo presso cui si fermò Abramo. Essa consentiva una magnifica veduta della Palestina ed era il luogo ideale per la successiva visione della scala di Giacobbe.

L'area, meno di 20 km a N di Gerusalemme, è stata riportata alla luce e ne è stata tracciata la sua storia ai tempi biblici.

Canaan (dall'urrico, "appartenente alla terra della porpora"), nome risalente al XIV sec. a.C., divenne una designazione geografica della regione in cui i commercianti cananei o fenici trafficavano la tintura di porpora ottenuta dalle conchiglie (murice) della costa mediterranea. "Palestina" è un termine greco posteriore (he Palaistine) derivato dai Filistei (Pelisti) che si stabilirono lungo la costa S O (Filistia, Gioele 3:4).

10-20. Abramo in Egitto. In connessione ad una carestia in Canaan e al viaggio di Abramo in Egitto, il potente impero sul Nilo fa il suo improvviso debutto nella storia biblica. Monumenti di tombe egizie mostrano gruppi di commercianti semiti che entrano in Egitto in tempi antichi, il che dimostra quanto sia verosimile la visita di Abramo. Abramo, lasciando Canaan, si trovò in difficoltà per la bellezza di Sarai. Era comune nell'antichità che gli uomini potenti confiscassero delle donne. Il sotterfugio di Abramo di chiamare Sarai sua sorella rispondeva in parte a verità. Sarai era una sua sorellastra (cfr. Genesi 20:12). Inoltre, documenti contemporanei urrici indicano che era comune formalizzare i matrimoni con una adozione, così che il marito e la moglie divenivano anche fratello e sorella adottivi (cfr. Giacobbe, Genesi 29:14). Sia che queste pratiche riguardassero Abramo o meno, la gravità della sua bugia non deve essere sottovalutata.

 

 

Genesi 13.

Abramo si separa da Lot

 

1-4. Abramo e Lot ritornano dall'Egitto. Vengono menzionate la ricchezza di Abramo (cfr. Genesi 12:2) ed il suo ritorno a Bethel (vedi nota su Genesi 12:8), vicino Ai (vedi nota su Giosuè 8).

5-13. Abramo si separa da Lot. Abramo fece una scelta di fede e Lot una scelta secondo ciò che vedeva, il che risultò per il progresso spirituale di Abramo e il declino spirituale di Lot.

14-18. Il patto con Abramo confermato. Vedi note su Genesi 12:2-4. Vengono enfatizzati il possesso di Canaan ed una posterità naturale. Abramo si spostò verso Mamre, vicino Hebron, e vi edificò un altare, (Genesi 13:18). Ai giorni di Abramo, Hebron ancora non esisteva come città in quanto fu fondata "sette anni prima di Tsoan in Egitto" (cfr. Numeri 13:22), cioè nel 1700 a.C. ca. Prima di allora il luogo era chiamato Mamre, e la citazione di Hebron qui fatta, come in Genesi 23:19, è una nota chiarificatrice (prolessi) per indicare dove era localizzata Mamre.

 

Note archeologiche

Nell'età del Bronzo Medio (2000 - 1500 a.C.) la catena montuosa della Palestina era ricoperta di fitte foreste con poca terra coltivabile. Le cisterne non erano ancora d'uso comune. Di conseguenza, le città erano localizzate solo in prossimità di sorgenti d'acqua; perciò c'era ampio spazio per pastori seminomadi come Abramo e Lot. L'archeologia ha mostrato che Sichem, Bethel, Gherar, Dothan, Gerusalemme (Salem) e Beer-Sceba esistevano già ai giorni di Abramo, così come la pentapoli della pianura del Giordano costituita da Sodoma, Gomorra, Adma, Tseboim e Tsoar (vedi nota su Genesi 19:1-38). La Palestina era ancora scarsamente popolata, con città cananee situate nella pianura costiera e nella piana di Esdraelon, oltre che nella valle del Giordano e sul Mar Morto.

 

 

Genesi 14.

Abramo, il guerriero ebreo

 

1-12. Invasione dei re mesopotamici. Quattro re della Mesopotamia lottarono contro cinque re della valle del Giordano,(Genesi 14:2), e vinsero, (Genesi 14:3-12).

13-16. Vittoria di Abramo l'ebreo. Abramo è il primo nella Bibbia ad essere chiamato "ebreo", (Genesi 14:13). La presenza del termine Habiru nelle lettere di Mari (XVIII sec. a.C.) e nei più antichi testi della Cappadocia (XIX sec. a.C.), come nei testi posteriori ittiti e ugaritici di Nuzu (XV e XIV sec. a.C.), suggerisce che il termine non è una designazione etnica, ma sociale, e descrive degli "erranti", "chi passa di luogo in luogo". Inoltre, la radice della parola ebraica 'br (probabilmente connessa con "ebreo") significa "attraversare", e suggerisce ulteriormente che gli Ebrei erano coloro che "avevano attraversato," cioè erano venuti attraversando il fiume (sia il Tigri - Eufrate o più tardi il Giordano).

17-24. Melchisedec e Abramo. Melchisedec, "re di Salem" ("Uru-Shalim" nelle tavolette di El'Amarna, più tardi Gerusalemme), uscì per incontrare Abramo, che stava tornando dalla sua vittoria sui re confederati. Melchisedec, come re - sacerdote, prefigurava Cristo che sarebbe stato "sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec", adempiendo così gli uffici messianici di Profeta, Sacerdote e Re (Salmi 110:4; Ebrei 7:1-28). Abramo intravide questa rivelazione messianica di El Elyon (Iddio Altissimo), padrone dei cieli e della terra (Genesi 14:22), e pagò la decima a Melchisedec come segno di riconoscimento.

La Ur dei giorni di Abramo

 

Scavi ad Ur. Fino al 1854 l'ubicazione di Ur era sconosciuta. In quell'anno gli scavi resero le tavolette in cui era scritto che Nabonide di Babilonia (556-539 a.C., aveva restaurato ad Ur lo ziggurat di Ur-Nammu. Gli scavi di H. R. Hall (1918) e C. L. Woolley (1922-34) hanno fatto di Ur uno dei luoghi meglio conosciuti di Babilonia.

 

Lo ziggurat di Ur era un solido ammasso di muratura in mattoni di metri 60x45x20 di altezza, chiamato "la collina del cielo" o "montagna di Dio". Sull'ultimo piano c'era il santuario di Nanna, il dio-luna patrono della città. Lo ziggurat si trovava in un temenos (recinto sacro) a NO della zona residenziale, con l'Eufrate che costeggiava la città ad ovest e i canali che circondavano e dividevano la città. Altri templi e strutture sacre dominavano il temenos di Nanna e della sua sposa Nin-Gal. Ur era una città-stato teocratica in cui la divinità lunare era sia re che dio, e dove l'intera attività commerciale, sociale e religiosa della città ruotava attorno al culto. Terah era molto probabilmente un devoto della divinità lunare (cfr. Giosuè 24:2). Abramo lasciò la città quando questa era all'apice della sua prosperità commerciale.

 

Abramo nella Mesopotamia settentrionale

 

Evidenza del soggiorno del patriarca. Nonostante notevoli scoperte ad Ur, specialmente le tombe reali (vedi Excavation II: The Royal Cemetery, ad Ur di Woolley, 1934), non è stata trovata alcuna evidenza diretta della residenza di Abramo. Tuttavia è venuta alla luce l'evidenza del soggiorno patriarcale intorno a Charan, (vedi note su Genesi 12:1, 2).

Le tavolette di Mari del XVIII sec. a.C., scoperte nel 1935, citano Nahor (Til-Nahiri, "la collina di Nahor") patria di Rebecca (Genesi 24:10). Città nei pressi di Charan sono Serug (l'assira Serugi, Genesi 11:20) e Til Turakhi, "collina di Terah". Peleg rievoca la posteriore Paliga sull'Eufrate. Paddam-Aram (Genesi 25:20) in aramaico è Paddana, "campo" o "pianura" di Aram. Reu (Genesi 11:20) corrisponde anche a nomi successivi di città nella valle del Medio Eufrate.

 

Note archeologiche

L'archeologia attesta l'antica datazione di Genesi 14, così come la sua accuratezza. Esempi di nomi arcaici di antiche località con note esplicative, apposte da scribi per renderli comprensivi alle generazioni successive, sono:

"Bela (che è Tsoar)", v. 2;

"La valle di Siddim (ch'è il Mar Salato)", v. 3;

"En-Mishpat (che è Kades)", v. 17;

"la valle di Shaveh (che è la Valle del re)", v. 17.

Le città di Hauran (Basan), Ashteroth e Karnaim, furono tutte occupate in questo antico periodo, come hanno mostrato gli esami dei loro siti archeologici (Tell, collina formata da detriti archeologici). La città di Ham è ritenuta da A. Jirku e W. F. Albright come corrispondente all'odierna Ham e risalente all'età del Bronzo Medio (2000 a.C. ca.). L'itinerario dei re invasori attraverso Hauran, il Galaad orientale e Moab, fino al S E della Palestina è stato dimostrato come storicamente verosimile per la scoperta di una linea di strati archeologici dell'età del Bronzo Antico e Medio che si estende lungo questo percorso; lì fu scoperta nel 1924 la città di Addar risalente all'età del Bronzo Antico e Medio. In seguito questo itinerario, chiamato la Via dei Re, fu famoso, ma dopo il 1200 a.C. sembra che sia stato abbandonato. Il bitume del Mar Morto e gli importanti depositi di rame e manganese di Edom e Madian sembrano essere stati il motivo dell'invasione originaria (dodici anni prima di Genesi 14, cfr. 14:4).

 

 

Genesi 15.

Patto dell'Eterno con Abramo

 

1. La promessa divina. Il Signore gli assicurò protezione ed una ricompensa per aver confidato in Lui.

2, 3. Il dilemma umano. Abramo era senza figli. Il servo Eliezer era il suo unico erede. L'adozione di uno schiavo come erede condizionale viene attestata in documenti datati dal 1950 a.C. ca. in Babilonia e Sippar, e sembra essere stata una pratica comune in Mesopotamia.

4-6. La promessa di un figlio. Questa includeva anche la promessa di una progenie spirituale numerosa come le stelle: "Così (numerosa) sarà la tua progenie (spirituale)", (Genesi 15:6). La fede di Abramo afferrò la promessa di Dio, che in definitiva puntava ad un più grande Isacco (il Messia), e ciò risultò per la sua giustificazione (Romani 4:3; Galati 3:6).

7-21. La conferma del patto. Dio onorò questa fede giustificante. Il patto annunciato (Genesi 12:1-4) e confermato (Genesi 13:14-17; Genesi 15:1-7), venne qui ratificato (Genesi 15:18-21). Il procedimento attraverso cui viene confermato il patto è illustrato nella letteratura del tempo.

 

 

 

Genesi 16.

Ismaele e la fede vacillante di Abramo

 

1-6. Tentazione dell'incredulità. Il forte guerriero di fede in Genesi 15 fece ricorso a mezzi umani per aiutare Dio nell'adempimento della promessa.

L'incredulità suscitò impazienza sia in Abramo che in Sarai, (Genesi 16:2, 3). Sarai raffigura il patto della grazia, mentre Agar rappresenta il patto della Legge che "genera per la schiavitù" (Galati 4:24, 25).

7-16. Risultati dell'incredulità. La nascita di Ismaele commemora il dubbio di Abramo e la sua contraffazione della promessa che Dio gli aveva fatto. Ad Agar fu promesso che questo figlio avrebbe generato una discendenza numerosa, (Genesi 16:10), e che sarebbe stato un uomo violento, indisciplinato e bellicoso, (Genesi 16:12).

 

 

 

Genesi 17.

L'Eterno rinnova il Suo patto con Abramo

 

1, 2. Il patto suggellato attraverso la rivelazione. Dio si rivelò come El Shaddai (Dio onnipotente), Colui che era in grado di adempiere la promessa di un futuro Redentore nella vita di Abramo, di Isacco (Genesi 28:3, 4), di Giacobbe (Genesi 35:11) e di Giuseppe (Genesi 48:3; Genesi 49:22-26; cfr. Esodo 6:2-4).

3-8. Il patto suggellato attraverso il cambiamento di nome. Il nome Abramo ("padre elevato") fu cambiato in Abrahamo ("padre di una moltitudine"), come segno di ciò che El Shaddai avrebbe fatto nella Sua opera di redenzione. Anche il nome di Sarai fu cambiato in Sara ("principessa"), (Genesi 17:15).

9-27. Il patto suggellato attraverso la circoncisione. La circoncisione fu un segno del patto, (Genesi 17:9, 10), un suggello della giustizia operata dalla fede (Romani 4:9-12; Galati 3:7). Essa indicava l'abbandono del male (Deuteronomio 10:16; Geremia 4:4) e simboleggiava la purificazione della vita alla fonte, puntando così, in modo saliente, alla speranza messianica (attraverso Isacco, (Genesi 17:15-17), e non attraverso Ismaele, (Genesi 17:18-27)).

L'Isacco più grande, che doveva Egli stesso nascere da una donna, sarebbe stato il Redentore e il Perfezionatore del patto.

 

 

 

Genesi 18-19.

Sodoma e Gomorra

 

18:1-16. L'apparizione del Signore a Mamre. Un incontro straordinario tra Dio ed Abramo portò al culmine la promessa divina di una posterità attraverso Isacco che avrebbe portato alla redenzione messianica. Il Signore, evidentemente accompagnato da due angeli, apparve al patriarca (teofania), "l'amico di Dio" (Isaia 41:8; Giacomo 2:23), per confermare la promessa. L'Onnipotente (El Shaddai) avrebbe dimostrato che niente è troppo difficile per Lui, v. 14.

17-33. L'intercessione di Abramo per Sodoma. Il Signore rivela ai Suoi i propri segreti. Abramo fu, quindi, informato del giudizio dei malvagi affinché la sua posterità sapesse che ciò era accaduto come il giudizio divino e non come un incidente.

La grazia di Dio, promessa nel patto a chi crede, viene messa in risalto dalla Sua severità verso l'empio e colui che non si ravvede. Quale franchezza ed umiltà si evidenziano nell'intercessione del patriarca per i peccatori di Sodoma, vv. 23-33!

19:1-38. Peccato e distruzione di Sodoma. La spaventosa degenerazione della città e la sua distruzione servono come monito al popolo di Dio, specialmente nel caso del coinvolgimento di Lot e della sua famiglia (cfr. Luca 17:32; II Pietro 2:6-9).

 

Note archeologiche

Le cinque città della pianura del Giordano (Sodoma, Gomorra, Adma, Tseboim, Tsoar) erano situate nella valle di Siddim (Genesi 14:3) all'estremità meridionale del Mar Morto. Coperta ora dall'acqua, questa regione nel 2065 a.C. ca. era fertile e popolosa.

Intorno al 2056 a.C. il sale e lo zolfo allo stato libero in questa zona, che ora è una regione di petrolio e bitume (Genesi 14:10), furono miracolosamente mescolati, provocando così una violenta esplosione che scagliò nell'aria sale e zolfo infuocati, così che piovve letteralmente fuoco e zolfo su tutta la pianura (Genesi 19:24, 28).

Il grande ammasso salino Djebel Usdum (montagna di Sodoma), un'altura lunga otto chilometri all'estremità S O del Mar Morto, richiama alla mente l'episodio della moglie di Lot che fu mutata in una statua di sale.

Le città della pianura devono trovarsi sotto le acque della parte meridionale del Mar Morto, il cui livello è in lenta crescita. Le loro rovine erano ancora visibili fino al I secolo d.C.

 

 

Genesi 20.

Abramo e Abimelec

 

1-18. La bugia di Abramo. Abramo disse ad Abimelec che Sara era sua sorella, ripetendo la stessa debolezza di un anno prima (cfr. Genesi 12:19, 20) e dimostrando che il futuro beneficiario della promessa di redenzione, adempiuta attraverso Isacco, era egli stesso bisognoso della grazia di Dio a motivo delle sue debolezze umane.

 

 

 

Genesi 21.

Nascita di Isacco

 

1-8. Nascita di Isacco. Il nome Isacco ("sorriso") suggerisce la gioia che il figliuolo della promessa avrebbe dato non soltanto ai suoi anziani genitori, ma a tutti i redenti attraverso l'Isacco più grande, Cristo.

9-21. Allontanamento di Ismaele. Ismaele schernì Isacco, forse perché aveva compreso che le sue speranze di ereditare la ricchezza di Abramo erano svanite. Il testo gioca sul nome di Isacco, usando una forma intensiva della stessa radice verbale per definire le beffe di Ismaele. Paolo dice che Ismaele perseguitò Isacco (Galati 4:29). Con il consenso di Dio, Abramo mandò via Agar e Ismaele (cfr. un evento simile che coinvolse Agar, madre di Ismaele, Genesi 16:5-16).

22-34. Alleanza fra Abramo e Abimelec. Questo episodio mostra come dopo la benedizione di Dio, Abramo divenne uomo influente ed autorevole.

 

 

 

Genesi 22.

Il sacrificio di Isacco

 

1-14. La grande prova. Questo episodio che può essere benissimo definito la crisi più grande del patriarca, segnò una svolta nella sua esperienza spirituale (cfr. Ebrei 11:17-19). Questa fu resa possibile da altre tre che ne costituirono il fondamento e che la prepararono: (1) la sua rinunzia a patria e parenti (Genesi 12:1); (2) la sua separazione da Lot, probabile erede e compagno di fede (Genesi 13:5-18; II Pietro 2:7, 8); (3) il suo abbandono dei propri piani e delle speranze per Ismaele (Genesi 17:17, 18). Solo con alla base questa precedente consacrazione spirituale, Abramo fu pronto per l'ordine: "Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami... offrilo quivi in olocausto..." (v. 2). L'intero episodio è pieno di profondo significato spirituale. Abramo prefigura il Padre che "non ha risparmiato il Suo proprio Figliuolo, ma L'ha dato per tutti noi" (cfr. Romani 8:32). Isacco prefigura Cristo "obbediente fino alla morte" (cfr. Filippesi 2:5-8). Il montone ci parla dell'espiazione sostitutiva attraverso Cristo offerto come olocausto al nostro posto (cfr. Ebrei 10:5-10).

15-24. La promessa viene ripetuta, drammaticamente e solennemente, in risposta alla fede e all'ubbidienza del patriarca, dimostrata tanto chiaramente.

 

 

 

Genesi 23.

La morte di Sara

 

1-18. Morte e sepoltura di Sara. Dopo la morte di Sara (che aveva concepito Isacco), la sua tomba fu posta fra gli Ittiti. Documenti ittiti fanno luce sulle negoziazioni tra Abramo ed Efron l'ittita. Comprando la porzione di terra insieme alla spelonca, Abramo divenne responsabile per i servizi feudali connessi con il Paese. Abramo dimostra la sua fede seppellendo la moglie in una terra in cui era "straniero e avventizio".

 

 

 

Genesi 24.

Una moglie per Isacco

 

1-67. Il servo cerca e procura la sposa. La storia del servo di Abramo e la sua diligente ricerca di una moglie per Isacco è una testimonianza eloquente della vita di fede. Ovviamente, la fede di Abramo influì sulla sua casa, come è dimostrato dalla grande fede del servo nella scelta di Rebecca. Similmente, la disponibilità di Rebecca a seguire il servo riflette la fede nella volontà suprema di Dio. Scofield vede in questa narrazione una bella tipologia di Dio che cerca la "sposa di Cristo" (la Chiesa) attraverso l'azione intermediaria dello Spirito Santo.

 

 

Note archeologiche

L'interazione tra il servo di Abramo, Labano e Rebecca è chiarita da documenti della stessa epoca. La consegna di doni, il rifiuto di mangiare e la scelta di Rebecca, corrispondono tutti a pratiche diffuse nella cultura mesopotamica.

 

 

Genesi 25.

Morte di Abramo

 

1-6. Abramo sposa Ketura. La storia del grande patriarca si conclude con un resoconto di questa unione e della sua discendenza.

7-11. Morte e sepoltura di Abramo. La cronaca della morte di Abramo fornisce un epitaffio adatto per l'uomo di fede: "Poi Abramo spirò in prospera vecchiezza, attempato e sazio di giorni..."(v. 8).

12-18. Posterità di Ismaele. Quando Israele sarà ristabilito, Ismaele non sarà dimenticato (cfr. Isaia 60:7).

25:19-35:29. Posterità di Isacco. Inizia l'ottava sezione di Genesi, che riporta la continuazione della progenie da cui sarebbe venuto il Messia.

25:19-34. Esaù e Giacobbe. La sterilità di Rebecca fu guarita per mezzo della preghiera, vv. 21, 22, ed ella partorì Esaù e Giacobbe, vv. 23-28 (cfr. Romani 9:11-13). Esaù vendette il suo diritto di primogenitura, vv. 29-34, che comportava: (1) la benedizione paterna e la posizione come capo famiglia; (2) l'onore di fare parte della discendenza promessa dalla quale doveva venire il Messia (Sem - Abrahamo - Isacco); (3) l'esercizio del sacerdozio familiare.

Esaù disprezzò carnalmente tutte queste benedizioni in quanto era amante del piacere anziché di Dio.

Il paese dei patriarchi

 

Charan (vedi Genesi 11-12) era ca. 650 km a N E di Canaan, sul fiume Belikh, 100 km al di sopra del punto in cui questo fiume si immette nell'Eufrate. Era un importante punto di collegamento sulla ricca via carovaniera tra Ninive, Carkemish, la Mesopotamia, l'impero Ittita e, attraverso la Palestina, l'Egitto. La città rivestì un ruolo importante nella storia ebraica.

 

Paddan-Aram (in aramaico Paddana; "campo o pianura" di Aram; Genesi 25:20; 28:2, 6), era la regione in cui si trovava Charan, e dove sia Isacco che Giacobbe trovarono moglie (Rebecca e Rachele), ossia tra i parenti che si erano stabiliti in Aram Naharaim ("Aram dei due fiumi").

 

Nahor, la città natale di Rebecca (Genesi 24:10), compare spesso come Nakor nelle tavolette di Mari, scoperte nel 1935 ed appartenenti al XVIII sec. a.C.

 

Aram Naharaim, Genesi 24:10, è a volte tradotta Mesopotamia. Essa indica il territorio ad E del Medio Eufrate, almeno fino al fiume Habor se non oltre. Il termine attuale è greco e significa "in mezzo ai fiumi" (cioè, l'Eufrate e il Tigri) e indica un territorio molto più esteso dell'antico termine ebraico Aram Naharaim, che designava semplicemente la regione dei fiumi Belikh e Habor, che sfociano nell'Eufrate entro i 320 km del corso del fiume, a SE di Tiphsah.

 

Usanze patriarcali

 

Le scoperte di Nuzi, a SE di Ninive, vicino l'odierna Kirkuk, nel 1925-41 hanno portato alla scoperta di diverse migliaia di tavolette cuneiformi che illustrano usanze patriarcali quali l'adozione (Gen.

15:2, 4), la relazione tra Giacobbe e Labano (Genesi 29-31-31), il matrimonio (Genesi 16:1-16; Genesi 30:3, 9), i diritti di primogenitura (Genesi 25:27-34), ed i terafim ("dèi domestici", Genesi 31:34), il possesso dei quali implicava il comando della famiglia. Nel caso di una figlia sposata, essi assicuravano al marito il diritto sulle proprietà di suo padre. Poiché Labano aveva evidentemente figli suoi quando Giacobbe partì alla volta di Canaan, solo questi avevano diritto agli dèi di loro padre. Di conseguenza, l'atto di Rachele che rubò i terafim era una grave infrazione (Genesi 31:19, 30, 35), il cui scopo era di preservare per suo marito il diritto ai beni di Labano.

 

Note archeologiche

Proprio come la tavola delle nazioni (Genesi 10) riporta accuratamente i gruppi tribali del mondo postdiluviano, le note genealogiche di Genesi 25:2-4, 12-18 rappresentano un autentico resoconto delle tribù derivate da Abrahamo.

 

 

 

 

Genesi 26.

Isacco a Gherar

 

1-5. Conferma della promessa fatta ad Abrahamo.

6-11. Esperienza a Gherar. Qui Isacco venne meno come aveva fatto suo padre (cfr. Genesi 20:1-18). Gherar era a S E di Gaza, in Filistia (Tell Jemmeh).

12-33. Isacco, lo scavatore di pozzi. Il Signore gli apparve a Beer-Sceba ("pozzo del giuramento").

34, 35. Mogli di Esaù. Queste scelte mostrarono ulteriormente la carnalità di colui che aveva disprezzato il diritto di primogenitura.

 

 

 

Genesi 27-33.

La storia di Giacobbe

 

Fasi principali della vita di Giacobbe. (1) In Canaan, la benedizione sottratta, cap. 27; la fuga e la visione di Bethel, cap. 28; (2) servitù in Paddan-Aram, capp. 29-31; (3) ritorno in Canaan, capp. 32, 33. La vita di Giacobbe fu una prefigurazione della storia dei suoi discendenti (Israeliti). Un tempo nel paese, ora lontani da esso, dopo un rinnovamento spirituale (Genesi 32:30) vi faranno ritorno, in adempimento alla promessa fatta ad Abramo confermata a Giacobbe con la visione della scala di Bethel (cap. 28), mentre stava lasciando il paese.

 

 

 

Genesi 34.

Dina vendicata da Simeone e Levi

 

1-5. Giacobbe punito. Nonostante a Giacobbe (che significa "soppiantatore") fosse stato cambiato il nome in Israele (che significa "colui che lotta con Dio"), la trasformazione del carattere del patriarca avvenne solo gradualmente. Egli continuò a ricorrere all'astuzia e all'inganno. Riconciliato con Esaù, disse a suo fratello che lo avrebbe seguito a Seir, ma non lo fece. Piuttosto si stabilì a Succoth (Genesi 33:18-20) tra gli Hivvei, dove patì una triste esperienza.

6-31. Violazione di Dina. Giacobbe raccolse ciò che aveva seminato. Gli inganni del padre dovevano riflettersi spesso negli inganni dei suoi figli.

 

 

 

Genesi 35.

Rinnovo della promessa a Bethel

 

1-15. Giacobbe ristabilito nel rapporto con Dio a Bethel. L'ordine divino, v. 1, fu eseguito distruggendo tutti gli idoli che li avevano contaminati, vv. 2-4. Dio protesse il viaggio, vv. 5-6, e si manifestò a Bethel, vv. 7-15. Bethel (cioè "casa di Dio") è situata 20 km a N di Gerusalemme ed è stata riportata alla luce in due fasi, prima come località cananea e, più tardi, come importante città ebraica. Giacobbe nel chiamare il luogo "Bethel" (Genesi 28:19; Genesi 35:15) ci rivela quale importanza quel luogo deve avere avuto per lui, in seguito all'episodio della visione della scala. Ora, nel suo profondo rinnovamento spirituale, era "l'Iddio del luogo", piuttosto che "il luogo" stesso, ad affascinarlo; ecco, quindi, che Giacobbe chiamò quella località" El-Bethel" (che significa "l'Iddio della casa di Dio").

16-26. I figli di Giacobbe. Rachele morì alla nascita di Beniamino (che significa "figlio della [mia] mano destra"), vv. 16-21. Ruben, il maggiore, ed erede del diritto di primogenitura, peccò, v. 22, e perse la benedizione (cfr. Genesi 49:3, 4). Gli altri figli vengono nominati, nei vv. 23-26.

27-29. Morte di Isacco.

 

Nomi biblici

I nomi biblici aiutano a chiarire gli episodi della vita di Giacobbe, dato che si evidenziano molti giochi di parole. Giacobbe ("soppiantatore") rubò il diritto di primogenitura a suo fratello Esaù ("rosso") con una minestra di lenticchie rosse. Più tardi, egli manipolò il numero delle pecore e capre bianche per ingannare suo zio Labano ("bianco").

 

 

Genesi 36.

Posterità di Esaù

 

1-19. Nazione di Esaù. Edom era il nome del territorio a S del Mar Morto che si estendeva fino al Golfo di Akaba. Le montagne e gli altopiani fertili presenti su entrambi i lati dell'Arabia gli concedevano circa 260 km quadrati di territorio entro i suoi confini, che variavano a seconda della prosperità del regno. Al tempo dell'Esodo, il regno si estendeva dal torrente Zered, a S di Moab, all'estremità meridionale del Mar Morto, e confinava lungo tutto Giuda in direzione sud-occidentale. Il Monte Seir era una vetta alta 1. 500 m ed è il luogo dove i discendenti di Esaù iniziarono il loro regno. Sela (in seguito Petra, fortezza nabatea di colore rosa) era l'antica capitale della nazione, la quale trasse grande ricchezza dall'agricoltura, dall'industria del metallo, dall'allevamento di bestiame e dal dazio sulle carovane che percorrevano la cosiddetta "Via dei Re", che attraversava i suoi confini.

20-43. Horei. Hori o Horim era il nome di una tribù stanziata sul Monte Seir, v. 30, ritenuta da alcuni un gruppo di trogloditi (abitanti di caverne). Altri studiosi li identificano con gli Hurriti, un popolo non semita proveniente dalla Mesopotamia, conosciuto da fonti cuneiformi scoperte nell'ultima metà del nostro secolo. Gli Hurriti furono conquistati dagli Ittiti nel XIV sec. a.C. ed i discendenti di questi ultimi si dispersero già per tutto Edom (cfr. Genesi 26:34, 35) anticamente. Gli Ittiti (in ebraico: Hitti, Het), insieme agli Egiziani, i Mesopotamici e gli Ebrei furono uno dei popoli più influenti dei tempi dell'A. T. La loro capitale comprendeva le città gemelle di Boghaz-koi e Hattusa, non lontano da Ankara, capitale dell'odierna Turchia. Sono menzionati 47 volte nell'A. T.

 

 

 

Genesi 37.

Presentazione di Giuseppe

 

1-11. Il figlio prediletto di Giacobbe. La veste di vari colori ("riccamente decorata") che il padre diede a Giuseppe era un'indicazione del favore paterno e, evidentemente, dell'intenzione di Giacobbe di farlo erede del diritto di primogenitura. Ruben, il maggiore, aveva perso il diritto a causa dell'incesto (Genesi 35:22; Genesi 49:3, 4; I Cronache 5:1, 2). Simeone e Levi, i successivi in ordine, furono esclusi a motivo della loro violenza a Sichem (Genesi 34:25-30; Genesi 49:5-7). Rimaneva così Giuda, il quarto figlio. Ma Giuseppe, sebbene undicesimo nell'ordine, era il primogenito di Giacobbe in quanto era nato da Rachele, e perché era il preferito del padre (cfr. Genesi 37:3), evidentemente, era rivale di Giuda.

12-27. L'odio dei fratelli di Giuseppe. Essi vendettero Giuseppe come schiavo (cfr. il ruolo di Giuda, vv. 26, 27). Questa rivalità tra Giuda e Giuseppe doveva essere perpetuata in quella tra Giuda ed Efraim (figlio di Giuseppe). La divisione del regno sotto Roboamo vide Giuda separato dalle dieci tribù che andarono sotto il governo di Efraim.

28-36. Giuseppe venduto in Egitto.

Giuseppe, il patriarca messianico

Come mai la Genesi parla così tanto di Giuseppe (capp. 37- 48)? (1) Egli fu l'anello di congiunzione tra la famiglia d'Israele e la nazione stessa. Fino al tempo di Giuseppe gli israeliti erano una famiglia. Giuseppe ebbe un ruolo determinante nel periodo del soggiorno in Egitto ed alla nascita della nazione. (2) Egli è la tipologia biblica più completa di Cristo: non che fosse perfetto, ma le sue mancanze non vengono riportate. Si possono elencare numerose analogie tra la sua vita e quella di Gesù, anche se in nessuno dei libri del N. T. è detto esplicitamente che egli rappresenta una tale tipologia. (a) Entrambi furono speciale oggetto dell'amore di un padre (Genesi 37:3; con Matteo 3:17; Giovanni 3:35; Giovanni 5:20); (b) entrambi furono odiati e rigettati dai loro fratelli (Genesi 37:4 con Giovanni 15:25); (c) in entrambi i casi, i fratelli cospirarono per ucciderli (Genesi 37:18 con Matteo 26:3, 4); (d) Giuseppe fu messo a morte, nell'intenzione e apparenza, dai suoi fratelli, come lo fu il Signore Gesù Cristo (Genesi 37:24 con Matteo 27:35-37); (e) come Giuseppe si riconciliò con i suoi fratelli e dopo li esaltò, così Cristo Gesù alla Sua seconda venuta sarà riconciliato con l'Israele convertito (Genesi 45:1-15; Deuteronomio 30:1-10; Osea 2:14-18; Romani 11:1, 15, 25, 26).

 

 

Genesi 38-41.

Umiliazione ed esaltazione di Giuseppe in Egitto

 

Cap. 38. Parentesi: vergogna di Giuda. È sorprendente che lo Spirito di Dio abbia voluto riportare questa squallida storia. Ma la Parola di Dio affronta realisticamente il peccato anche nei registri familiari della linea di successione messianica.

Cap. 39. Giuseppe in prigione. La via di Dio che porta verso l'alto passa spesso dall'abbassamento; l'umiliazione prima dell'esaltazione. Il racconto egiziano posteriore de: "I due fratelli", scritto durante il regno di Seti II (1300 a.C. ca.), somiglia a quello di Giuseppe e della moglie di Potifar.

Capp. 40, 41. Giuseppe sul trono. Egli sposa la figlia del sacerdote di On, una città del Basso Egitto, a 10 Km dall'odierno Cairo. I Greci la chiamarono Heliopolis (che significa "città del sole") perché il dio sole era la suprema divinità della valle del Nilo.

L'adorazione del sole, a Heliopolis, era la nota dominante dei riti egiziani, ed il sacerdozio di On era potente e strettamente identificato con il trono.

 

Note archeologiche

Esiste un'ampia evidenza di carestie in Egitto. Almeno due ufficiali egizi elencano tra le loro buone opere la distribuzione di cibo ai bisognosi "in ogni anno di scarsità".

Un'iscrizione (100 a.C. ca.) descrive proprio una carestia di sette anni ai giorni di Zoser, Faraone della III dinastia (2700 a.C. ca.). I titoli di "capo dei coppieri" e "capo dei panettieri" (Genesi 40:2) erano quelli degli ufficiali di palazzo menzionati nei documenti egiziani.

L'intera storia di Giuseppe è piena di dettagli corretti relativamente ai luoghi e ai tempi, così come in generale le narrazioni egiziane di Genesi ed Esodo.

Quando Potifar nominò Giuseppe "maggiordomo della sua casa" (Genesi 39:4), il titolo indicava una mansione diffusamente svolta nelle case della nobiltà egizia. Faraone diede a Giuseppe un ufficio con un titolo simile nell'amministrazione del regno (Genesi 41:46), corrispondente all'ufficio di viceré, cioè amministratore principale del paese, secondo in potere soltanto allo stesso Faraone. L'incarico di sovrintendente ai granai era di fondamentale importanza e fu adempiuto da Giuseppe in aggiunta alle sue responsabilità di primo ministro (vicerè). I doni fatti da Faraone a Giuseppe (Genesi 41:42, 43) in occasione del suo insediamento nell'ufficio erano completamente in armonia con le usanze egiziane.

 

 

Genesi 42-45.

Giuseppe si rivela ai suoi fratelli

 

Questa è una delle storie più belle e commoventi. Quando Giuda, che anni prima aveva ideato la vendita di suo fratello Giuseppe come schiavo (Genesi 37:26), porta al culmine il fremito emotivo della storia offrendo sé stesso in ostaggio per Beniamino (Genesi 44:18-34), Giuseppe non riesce a trattenersi più a lungo (Genesi 45:1-15) e si fa riconoscere.

 

 

 

Genesi 46.

Giacobbe e la sua famiglia emigrano in Egitto

 

1-4. La visione di Dio a Beer-Sceba. In quest'ultima apparizione al patriarca, Dio gli assicura che avrebbe riportato gli Israeliti fuori dall'Egitto.

5-34. Arrivo in Egitto. Vengono elencati i discendenti di Giacobbe (vv. 8-26), e i figli di Giuseppe nati in Egitto, v. 27. Giacobbe incontra Giuseppe, vv. 28-30, che gli dà delle direttive su come comportarsi con Faraone (vv. 31-34).

 

 

 

Genesi 47.

Sistemazione in Goscen

 

1-10. Giacobbe dinanzi a Faraone. Il potente monarca del Nilo ricevette benevolmente il patriarca. In cambio l'attempato Giacobbe benedì Faraone, figura di come Israele avrebbe benedetto le nazioni.

11-31. Israele si stabilisce in Goscen. Goscen era la sezione N E dell'Egitto, quella più prossima alla Palestina. Era definita "la parte migliore del paese" e "la terra di Ramses", il che concorda con il carattere di questa regione, eccellente per i pascoli e per certi tipi di coltivazione, ma non particolarmente ricercata dai Faraoni perché distante dai canali di irrigazione del Nilo. Questa regione è chiamata Goscen soltanto nella Bibbia. Era una valle lunga 55 km ca., centrata sul Wadi Tumilat che si estende dal lago Timsah fino al Nilo.

 

 

 

Genesi 48.

Giacobbe benedice Efraim e Manasse

 

1-14. I figli di Giuseppe vengono presentati. Poiché Efraim e Manasse erano figli di Giuseppe e della moglie Egiziana Asenath, Giacobbe li adottò per assicurare loro la benedizione della famiglia e per essere certo che sarebbero rimasti fedeli all'Iddio d'Israele.

15-22. Benedizione di Giacobbe ed ultime parole a Giuseppe. L'atto di Giacobbe fu compiuto per fede (Ebrei 11:21), ancora una volta preferendo il più giovane (Efraim) invece del più anziano (Manasse).

 

 

 

Genesi 49.

Benedizione profetica di Giacobbe alle dodici tribù

 

1, 2. Appello di Giacobbe. Egli radunò i suoi dodici figli per profetizzarne il futuro come tribù.

3-27. La profezia. Questa copre in modo considerevole l'intero periodo della storia israelita passata, presente e futura. La profezia riflette i ruoli futuri di ciascuna delle tribù e ritrae l'intero operato di Dio verso Israele, dalla conquista di Canaan fino alla restaurazione nel regno milleniale di Cristo.

 

 

Genesi 50.

Morte di Giacobbe e di Giuseppe

 

1-13. Morte di Giacobbe e sepoltura. Giuseppe se ne addolorò, vv. 1-3, e fece imbalsamare suo padre, v. 2. Questo è l'unico riferimento biblico diretto alla mummificazione da parte degli ebrei. Vennero poste delle spezie in certe cavità del corpo, e la salma fu trattata in modo elaborato per prevenirne il deterioramento. Un procedimento che fu praticato per circa 3 millenni nell'antico Egitto. Gli Egiziani fecero cordoglio per Giacobbe 70 giorni, ovvero il periodo richiesto per la mummificazione, mentre, per l'imbalsamazione di Giacobbe, vennero impiegati 40 giorni. Accompagnato da un grande corteo condotto da Giuseppe e da ufficiali egiziani, il corpo di Giacobbe fu portato in Canaan e sepolto, vv. 4-13, nella spelonca di Macpela.

14-21. Il ritorno in Egitto. Qui viene presentato il trattamento magnanimo che Giuseppe continuò sempre a riservare ai suoi fratelli.

22-26. Morte di Giuseppe. Giacobbe morì a 147 anni (cfr. Genesi 47:28) e Giuseppe a 110. La fede di Giuseppe è dimostrata dal giuramento che fece fare ai suoi fratelli, quello di trasportare le sue ossa in Canaan (cfr. Esodo 13:19; Giosuè 24:32; Genesi 33:19; Atti 7:15, 16; Ebrei 11:22).

 

Egitto

 

La storia biblica comincia in Babilonia, la "culla della civiltà" (Genesi 1-11). La storia d'Egitto, invece, non entra nella narrativa biblica se non dopo che questa ha già alle spalle migliaia di anni, al tempo di Abrahamo (ca. 2050 a.C.; da Genesi 12 in poi). L'Egitto fu fondato subito dopo il diluvio da Mitsraim, figlio di Cam. Le tavolette di El'Amarna indicano che i Cananei lo chiamavano Mitsri (Mitsraim era una forma duale che conservava l'antica divisione tra Alto Egitto, con capitale Menfi, e Basso Egitto, il Delta). Il periodo antico e predinastico si estende dal ca. 5000 al 3100 a.C.

Dodici delle trenta dinastie d'Egitto. Nel III sec. a.C. un sacerdote egiziano di nome Manetho ordinò la storia egiziana in 30 dinastie, da Menes, considerato il primo re dell'Egitto unito (ca. 3100 a.C.), fino alla conquista di Alessandro Magno, 332 a.C.

Le piramidi. Abrahamo vide probabilmente le piramidi quando si recò in Egitto, perché erano state costruite durante l'Antico Regno (dalla III alla VI dinastia, ca. 2700-2200 a.C.). Il famoso Imhotep costruì sotto Zoser, primo re della III dinastia, la nota "piramide a gradini" di Saccara, alta 58 m e precorritrice delle altre piramidi.

La grande piramide di Cheope (Khufu), della IV dinastia, è la più grande, costituita da 2. 300.000 blocchi di calcare del peso di circa 2 tonnellate e mezzo, con una base che occupa più di 5 ettari. Originariamente torreggiava per un'altezza di 150 m. Chefrem (Khafre), un successore di Cheope, eresse la seconda piramide a Gizeh. Sbalorditiva quasi quanto la grande piramide, si eleva per 136,5 m (sua altezza attuale), ed è solo leggermente inferiore all'attuale altezza della grande piramide. Ad E della seconda piramide si trova la grande sfinge, con il corpo da leone e la testa del re Chefrem con la consueta pettinatura e il cobra (uraeus), simbolo reale, avvolto in spire sulla sua fronte pronto a distruggere i nemici di faraone.

Testi delle piramidi. Le piramidi provano l'alto grado di civiltà della valle del Nilo e il forte governo centralizzato. I monarchi della V e VI dinastia costruirono un certo numero di piramidi più piccole a Saccara, contenenti iscrizioni scolpite note come "testi delle piramidi", che prospettano al re deceduto una vita felice dopo la morte alla presenza del dio sole. Nulla di più appropriato visto che le piramidi erano tombe che immortalavano la gloria dei re che le avevano costruite.

Primo periodo intermedio.

Al tempo di Abrahamo la gloria dell'Antico Regno era passata e le grandi piramidi erano testimoni silenziosi di quella potenza. Le dinastie VII-XI non ebbero un governo centrale forte. Le dinastie VII e VIII governarono a Menfi, le dinastie IX e X ad Eracleopoli, a S del Cairo.

 

Egitto: la terra e il popolo

 

Egitto. L'Egitto era una nazione larga da 3 a 50 km, situata lungo il corso del possente Nilo, a SO della Palestina, senza montagne rilevanti o fiumi che la dividessero, ad eccezione del piccolo wadi El Arish, "il torrente d'Egitto" (Numeri 34:5; Giosuè 15:4, 47). L'Egitto era il Nilo. La stretta fascia di terra alluvionale che il fiume fertilizzava era irrigata da un'inondazione annuale che la rendeva il granaio del mondo antico. La terra produttiva e il commercio via mare con la Siria-Palestina ed il resto della mezzaluna fertile riversarono in Egitto un costante flusso di beni e denaro. Il risultato fu una ricchezza favolosa concentrata nelle splendide corti di Tebe, Menfi e Akhetaton (Tell El'Amarna).

Città deposito. Queste città erano costruite per accogliere l'eccedenza di grano in tempi di abbondanza. Il lavoro forzato degli Ebrei fu usato per costruirne un certo numero, come Pithom (Tell Retabeh) e Raamses (Tanis). In queste città venivano anche immagazzinati beni locali e importati, oltre ad equipaggiamenti militari per le campagne in Siria-Palestina.

Popolo e lingua. Gli antichi Egiziani erano Camiti (Genesi 10:6), ma le successive migrazioni, prevalentemente di Semiti, lasciarono un'impronta sulla lingua e la cultura. L'antica scrittura era ideografica (geroglifici) e includeva rappresentazioni di oggetti comuni e simboli geometrici. Attraverso i secoli, il geroglifico fece gradualmente spazio, dall'VIII sec. a.C., ad un carattere corsivo popolare o "demotico". Nel 1799 fu scoperta la pietra di Rosetta, una stele scritta in egiziano antico (geroglifici), demotico e greco. La decifrazione della pietra ad opera di F. Champollion (1822) fornì la chiave per la comprensione dei georogrifici e pose il fondamento della egittologia moderna.

 

Egitto: sua storia e primo contatto con Israele

 

Il periodo delle origini e predinastico, ca. 5000-3100 a.C. Il Neolitico e culture posteriori precedettero l'unione del regno ad opera di Menes. Manetho, un sacerdote del III sec. a.C. scrisse una storia dell'Egitto dividendo il periodo storico del 2900-332 ca. a.C. in 30 dinastie reali.

Periodo dinastico antico, ca. 3100-2686 a.C. Menes regnò a Tini sotto Tebe. Tombe di re tiniti (I e II dinastia) nei pressi di Abydos sono state dissotterrate da Flinders Petrie.

Antico Regno, ca. 2686-2181 a.C., dinastie III-VI. La III e la IV dinastia segnarono l'epoca delle grandi piramidi e dei testi delle piramidi. Zoser (III dinastia) costruì la piramide a gradini di Saccara. Cheope, fondatore della IV dinastia, costruì la più grande delle piramidi a Gizeh (alta 150 m, 232 m per lato alla base, con l'occupazione di una superficie di più di 5 ettari. Chefrem, successore di Cheope, costruì la sfinge e la seconda grande piramide a Gizeh. I testi delle piramidi che trattano della vita futura dei re deceduti appartengono alla V e VI dinastia.

Primo periodo intermedio, ca. 2181-1991 a.C. Le dinastie VII-XI governarono a Menfi ed Eracleopoli, 125 km a S del Cairo. Questo fu un periodo di relativa debolezza. La visita di Abrahamo in Egitto avvenne durante questo periodo.

Medio Regno, ca. 1991-1786 a.C., XII dinastia. Fu governato da nativi tebani a Menfi e nel Fayum. Fu contemporaneo al periodo patriarcale in Palestina. Probabilmente in questo periodo Giuseppe divenne primo ministro. Giacobbe si trovò di fronte ad uno dei potenti governanti di questa stirpe, Amenemhet I-IV, o Sesostri I-III. Un'iscrizione sulla tomba di Khnumhotep II, un potente nobile di Sesostri II, descrive la visita di 37 asiatici sotto "lo sceicco della regione montuosa, Ibshe", richiamando alla nostra mente la visita in Egitto di Abrahamo e di Giacobbe.

Secondo periodo intermedio, ca. 1786-1567, dinastie XIII-XVII. Il forte Medio Regno fu seguito da un periodo di disordini sotto le dinastie XIII e XIV, a cui successero gli Hyksos, "sovrani dei paesi stranieri". Questi sovrani stranieri regnarono quasi 150 anni, dinastie XV e XVI, ad Avaris (Tanis) nel Delta. Introdussero cavalli e carri ed uno spirito bellicoso. Alcuni studiosi collocano il governo di Giuseppe in questo periodo.

Il Nuovo Regno, ca. 1567-1150 a.C., dinastie XVIII-XX. Fu il periodo in cui l'Egitto governò l'Oriente, l'apice della gloria faraonica. Fu il tempo della schiavitù degli Israeliti. Grandi faraoni di quest'epoca includono Amenhotep I (ca. 1546-1525), Tuthmosi I (ca. 1525-1512, Tuthmosi II (1512-1504), la regina Hatshepsut (ca. 1504-1482). In quest'epoca nacque Mosè. Tuthmosi III (ca. 1490-1436) fu un grande costruttore, conquistatore e schiavizzatore degli Israeliti, mentre Amenhotep II (ca. 1438-1425) fu probabilmente il faraone dell'Esodo. Sotto Tuthmosi IV si verificò un declino. Amenhotep III regnò nel 1417-1379 ca., chiamato il periodo di Amarna, seguito da Amenhotep IV (Akhenaton), ca. 1379-1362. La capitale fu Akhetaton (Tell El'Amarna). Le lettere di El'Amarna furono scoperte in questa capitale nel 1886. La ricca tomba di Tutankamen fu riportata alla luce nel 1922. Il periodo di El'Amarna fu forse contemporaneo al soggiorno di Israele nel deserto e alla conquista della Palestina.

Molti studiosi collocano l'Esodo e la Conquista sotto la XIX dinastia: Ramsete I (ca. 1319), Seti I (1318-1304), Ramsete II (ca. 1304-1237), Merneptah (ca. 1236-1222). Nella famosa stele di quest'ultimo, Israele viene menzionato per la prima volta nei documenti egiziani: "Il popolo di Israele è devastato, non ha più progenie".

La XX dinastia (ca. 1200-1085) ebbe circa dieci re di nome Ramsete. Ramsete III (ca. 1198-1167) fu il più grande. La XX dinastia fu contemporanea al periodo dei Giudici in Israele. Le dinastie XXI-XXX segnarono il declino.

 

Le rovine di Tebe

 

Tebe (in egiziano Net, la biblica No, in greco Tebai), fu la capitale della potente XVIII dinastia e probabilmente venne costruita con il lavoro degli schiavi israeliti. Le sue rovine sul Nilo, 550 km a SE del Cairo, vicino i moderni villaggi di Luxor e Karnak sono impressionanti.

Il magnifico tempio di Ammone, a Karnak, è una delle meraviglie del mondo e vi si accede attraverso un viale di sfingi. Il suo grande cortile misura 84 m per 103 m ed è attraversato da una doppia fila di colossali colonne. Il grande vestibolo o ipostilo, lungo 366 m e largo 107 m, era sostenuto da 134 colonne disposte su 16 file, di cui la fila centrale era alta 24 m ed aveva una circonferenza di 10 m. Splendidamente dipinto e scolpito, è un luminoso esempio dell'abilità architettonica egiziana. Un altro tempio di Ammone, situato a Luxor, proprio a S di Karnak, fu eretto da Amenhotep III e i suoi successori.

Sulla riva destra del Nilo, vicino il villaggio odierno di Medinet Habu, c'è il palazzo di Amenhotep III, i due colossi di Memnon (alti 19,5 m), il Raamaseum, un tempio di Ammone costruito da Ramsete II, un tempio di Tuthmosi III, e molte altre splendide rovine. Ammone (Ammon Ra) era il dio sole, con un potente culto concentrato a Tebe e contro cui si ribellò Akhenaton quando costruì El'Amarna.

Raamses (Tell el-Dab'a) era chiamata Pi-Ràamesé (casa di Ramsete, ca. 1300-1100 a.C.).

Il riferimento a questa città in Esodo 1:11 deve essere interpretato come la modernizzazione del nome arcaico di Tsoan-Avaris, dove secoli prima gli Israeliti oppressi lavorarono nella capitale degli Hyksos, costruita nel 1820 ca.a.C.